Cosa vedere in sala? Le novità dal 29 novembre

Le (dis)avventure di un padre single tra umorismo e malinconia in “Se son rose” di e con Leonardo Pieraccioni; il dramma di chi perde la vita sul posto di lavoro in “Ride” di Valerio Mastandrea; il difficile e discontinuo rapporto madre-figlio in “Un giorno all’improvviso” di Ciro D'Emilio; la commedia dal profumo natalizio “Il Grinch” della Illumination Entertainment

venerdì 30 novembre 2018
Un articolo di: Massimo Giraldi, Sergio Perugini

Appuntamento con la rubrica di cinema del Sir e della Commissione nazionale valutazione film Cei: ecco le novità al cinema da giovedì 29 novembre, con una selezione di quattro titoli: le (dis)avventure di un padre single tra umorismo e malinconia in “Se son rose” di e con Leonardo Pieraccioni; il dramma di chi perde la vita sul posto di lavoro in “Ride” di Valerio Mastandrea; il difficile e discontinuo rapporto madre-figlio in “Un giorno all’improvviso” di Ciro D’Emilio; la commedia dal profumo natalizio “Il Grinch” della Illumination Entertainment.

“Se son rose”
“Se son rose…” è il tredicesimo film del regista toscano Leonardo Pieraccioni, che si è fatto conoscere con “I laureati” (1995), raggiungendo il grande pubblico con “Il ciclone” (1996), “Una moglie bellissima” (2007) e “Un fantastico via vai” (2013). Ora sembra mettersi in gioco ancora di più, raccontando attraverso il suo personaggio, il giornalista Leonardo Giustini, i suoi inciampi amorosi, con il desiderio di ritrovare il proprio passato per vivere appieno il presente. Elemento scatenante della narrazione è l’iniziativa della figlia adolescente, che spedisce un messaggio a tutte le ex fidanzate del padre, per chiedere un confronto e magari una seconda possibilità. Ne nascono gag ed equivoci, ambito che il regista governa bene. Nel cast Claudia Pandolfi, Gabriella Pession, Caterina Murino e Michela Andreozzi. Pieraccioni non cambia il suo atteggiamento disilluso e fanciullesco nei confronti della vita; prosegue sulla scia del divertimento, sempre pronto a scherzare e a essere al di qua della serietà e della riflessione. Comicità sul filo del rasoio e divertimento da raffinata sfida umoristica. Da punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile e nell’insieme brillante.

“Ride”
In oltre vent’anni di carriera Valerio Mastandrea, attore affermato e vincitore di quattro David di Donatello, si è spesso confrontato con problematiche sociali. Qui, in “Ride”, il suo primo lungometraggio come regista, mette al centro del racconto le vite spezzate sul posto di lavoro e il vuoto, impastato di ingiustizia, che si portano dentro i familiari delle vittime. Siamo in provincia di Roma, a Nettuno, e Carolina (Chiara Martegiani) ha appena perso il marito Mauro, morto sul posto di lavoro; deve affrontare il turbinio di emozioni ed eventi che precedono il funerale; Carolina è anche una mamma di un bambino di dieci anni, Bruno (Arturo Marchetti). La donna non riesce a piangere, ma trasforma la sua commozione in reazione. Nel film l’aspetto più innovativo del racconto è la commistione tra il tono da favola triste e la presenza di un realismo asciutto, pungente, soprattutto tra le fila di operai. Nella sua prima regia Mastandrea trova uno stile personale e incisivo, raccontando la piaga del lavoro incerto o precario. Scegliendo una strada non scontata, il film rimarca un disagio ancora oggi presente, senza però puntare il dito contro qualcuno. Dal punto di vista pastorale, il film è consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

“Un giorno all’improvviso”
Presentato nella sezione Orizzonti della 75a Mostra del Cinema della Biennale di Venezia, “Un giorno all’improvviso” è l’esordio di Ciro D’Emilio, classe 1986. La storia di cui si è occupato è il legame tra una madre disfunzionale, Miriam (Anna Foglietta), e un adolescente responsabile e protettivo, Antonio (Giampiero De Concilio), pronto a fare il salto di qualità nel mondo del calcio. Le loro vite si snodano in una periferia grigia e senza orizzonte, dove il degrado è l’elemento dominante. Tra madre e figlio c’è un rapporto sbilanciato, capovolto, dove il ragazzo è chiamato a una adultizzazione precoce. Tra sguardi gelidi e passaggi segnati da tenerezza, il film rimane ancorato a terra, precludendo svolte di speranza. La regia è efficace, seppur punteggiata da qualche eccesso. Dal punto di vista pastorale, complesso e problematico.

“Il Grinch”
L’irriverente favola natalizia del “Grinch” (“How The Grinch Stole Christmas!”) nasce negli anni Cinquanta dalla penna di Dr. Seuss, pseudonimo dello statunitense Theodor Seuss Geisel. Al cinema è stata portata nel 2000 nel film di Ron Howard con protagonista il plastico Jim Carrey. Ora dal 29 novembre la storia tornerà in sala in versione animata con la coppia di registi Peter Candeland e Yarrow Cheney e prodotta dalla Illumination Entertainment, la casa creativa di “Cattivissimo me”, “Minions”, “Sing” e “Pets”, garanzia di una narrazione simpatica e irriverente. A dare voce al guastafeste natalizio è l’attore Alessandro Gassmann, mentre nella versione internazionale troviamo l’inglese Benedict Cumberbatch (“Doctor Strange” e il televisivo “Sherlock”).

Articolo originale pubblicato su Agenzia SIR

Se son rose…

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