Dentro la Tv: “Homeland”, atto finale. Dal 9 marzo l’ultima stagione della serie culto con Claire Danes

lunedì 16 marzo 2020
Un articolo di: Sergio Perugini

Io sto con Carrie. Ci vorrebbe proprio Carrie in questi tempi difficili! Carrie Mathison, l’agente della CIA interpretata dalla poderosa Claire Danes – che ha incassato due premi Golden Globe e due Emmy per il ruolo –, è la protagonista della serie di Showtime “Homeland. Caccia alla spia”, in onda dal 2011 e con 7 stagioni all’attivo. Dal 9 marzo su Fox e sulla piattaforma NowTv è partita l’ottava stagione, quella finale, dove si metterà finalmente un punto sulla storia di questa brillante agente, affetta da disturbo bipolare, con un talento investigativo fuori dal comune e con la capacità di attirarsi guai e sofferenze come un magnete. Abbiamo seguito Carrie in questi dieci anni ovunque, da Washington a Kabul, da Caracas a Berlino, poi nuovamente in America a New York e infine in Russia; Carrie ci ha fatto venire i brividi per le sue azioni spericolate, per la sua cocciutaggine nella ricerca delle verità. E quanto ci ha fatto arrabbiare! Quante volte avremmo voluto proteggerla da sofferenze inutili; che shock poi vederla alla fine della 7a prigioniera in Russia.

Tra Washington e l’Afghanistan. Salvata come sempre dal suo mentore Saul Berenson (Mandy Patinkin), Carrie si trova in un ospedale militare per smaltire privazioni e incubi procurati da quasi un anno di arresto forzato in Russia. Un ritorno alla normalità, nei ranghi della CIA? Considerando la sua vicenda travagliata, la strada è tutta in salita…

Pros&Cons. Punto di partenza è “Hatufim” (“Prisoners of War”), la serie israeliana ideata nel 2010 da Gideon Raff; Howard Gordon e Alex Gansa hanno poi rielaborato il tutto per il network Showtime. Così è nata la serie “Homeland”, ipnotico racconto della minaccia terroristica nell’America post 11 settembre; rischio sì di infiltrazioni nel territorio e nelle istituzioni statunitensi, ma anche pericoli di derive nei corpi dello Stato, tra CIA e FBI. In tutto questo c’è Carrie, guardata a vista da Saul, ossessionata dalla verità e dalla sicurezza nazionale, pronta a perdersi pur di riuscire nel suo lavoro; perdersi in missioni oppure nei rivoli della mente, ai limiti delle allucinazioni. Non è facile seguire la narrazione, proprio perché il personaggio di Carrie è così debordante, travolgente. Ma come si fa a non amarla, a non penare con lei? La serie è scritta e diretta con grande forza e pathos; uno dei tanti pregi di “Homeland” è quello di aver sempre viaggiato in sintonia con la realtà, con le vicende della politica interna ed estera americana, riuscendo in molti casi ad anticiparne le svolte. Nell’insieme il racconto è adrenalinico, asciutto e di certo persino disturbante (come le torture inferte al povero Peter Quinn, il bravissimo Rupert Friend!). E “Homeland 8” non garantisce nulla di soft, anzi… Occhi ancora più sgranati su Carrie. Quanto l’ha veramente condizionata la Russia?

L’articolo è disponibile anche sul sito dell’Agenzia SIR

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