22 luglio

Valutazione
Complesso, Problematico, Adatto per dibattiti
Tematica
Cronaca, Politica-Società, Razzismo, Violenza
Genere
Drammatico
Regia
Paul Greengrass
Durata
143'
Anno di uscita
2020
Nazionalità
Usa
Titolo Originale
22 July
Distribuzione
Netflix
Soggetto e Sceneggiatura
Paul Greengrass, Åsne Seierstad
Fotografia
Pål Ulvik Rokseth
Musiche
Sune Martin
Montaggio
William Goldenberg
Produzione
Paul Greengrass

Interpreti e ruoli

Jonas Strand Gravli (Viljar), Anders Danielsen Lie (Anders Behring Breivik), Jon Øigarden (Geir Lippestaid), Lars Arentz-Hansen (L'agente della sicurezza), Tommy Hyving (La guardia del corpo del Primo Ministro), Maria Bock (Christin Kristoffersen), Ola G. Furuseth (Il Primo Ministro Jens Stoltenberg)

Soggetto

Il 22 luglio del 2011 la Norvegia ha vissuto il suo momento più buio dalla fine della Seconda guerra mondiale. In un solo giorno, in due luoghi diversi della capitale Oslo, si sono tenuti due attentati per mano del terrorista norvegese Anders Breivik, che hanno portato alla morte 77 persone, con oltre 200 feriti. La vicenda è stata raccontata nel libro “Uno di noi. La storia di Anders Breivik” scritto dalla giornalista Åsne Seierstad, cui il regista si è ispirato.

Valutazione Pastorale

È stato presentato in concorso alla 75a Mostra del Cinema della Biennale di Venezia, dove ha ottenuto la menzione speciale del premio cattolico Signis. È “22 luglio” (“22 July”) di Paul Greengrass, affermato regista e sceneggiatore inglese, che negli anni si è fatto conoscere per un cinema di impegno civile e dallo sguardo indagatore; tra le sue opere si ricordano “Bloody Sunday” (2002), “United 93” (2006) e “Captain Phillips” (2013). Lavorando su una materia incandescente come i gli attentati di Olso, l’autore individua una soluzione narrativa incisiva e misurata, declinando in maniera asciutta le dinamiche dell’attentato, senza smorzarne drammaticità o ferocia. È un’istantanea diretta, secca. Dopodiché affonda lo sguardo nella psicologia dei testimoni, scandagliandone le pieghe della mente e dell’animo, per tratteggiare così un quadro sociale smarrito e bisognoso di risposte. Colpisce in particolare il racconto del giovane Viljar (il bravissimo esordiente Jonas Strand Gravli), ragazzo mutilato e costretto a vivere con delle schegge di proiettile in testa, presagio costante di morte. La sua e quella della sua famiglia è una discesa negli inferi, nella notte buia del Paese, ma anche un lento percorso di risalita verso la vita, il domani. Viljar capisce che per convivere con l’orrore deve guardarlo in faccia. Si mette così in gioco per raccontarlo, per elaborarlo personalmente e socialmente. Accetta, infatti, di testimoniare al processo, per affermare il bisogno di non cedere alla paura, alle idee tossiche, razziste, divulgate da Breivik. Il film di Greengrass offre una potente riflessione sul pericolo di derive estremiste e autoritarie nel nostro tempo, nell’Europa di oggi, segnata dalla paura dell’altro. Raccontando il caso di Breivik, è come se Greengrass ci volesse mettere in guarda dallo scivolare verso idee (o ancor di più azioni) estreme, rilanciando al contrario la centralità del dialogo e dell’integrazione. Affrontando a viso aperto i fatti l’autore compone un racconto asciutto, aspro e serrato, capace però di non fermarsi alla semplice cronaca, ma di allargare il campo ad aspetti centrali della società contemporanea. Il risultato è un film compatto e solido, portatore di un messaggio di denuncia e speranza per le giovani generazioni. Dal punto di vista pastorale, “22 luglio” è da valutare come complesso, problematico e adatto per dibattiti (il film presenta un divieto per i minori di 14 anni).

Utilizzazione

Il film può essere riproposto in una programmazione mirata che tenga conto del divieto per i minori di 14 anni, come occasione per riflettere sui pericoli delle derive autoritarie ed estremiste presenti nella nostra società.

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