ANIMAL FACTORY

Valutazione
Inaccettabile, violento
Tematica
Carcere, Violenza
Genere
Drammatico
Regia
Steve Buscemi
Durata
90'
Anno di uscita
2000
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
Animal factory
Distribuzione
CDI - Buena Vista International Italia
Soggetto e Sceneggiatura
Edward Bunker e John Steppling
Musiche
John Lurie
Montaggio
Kate Williams

Orig.: Stati Uniti (2000) - Sogg. : tratto dal romanzo "The animal factory" di Edward Bunker - Scenegg.: Edward Bunker e John Steppling - Fotogr.(Normale/a colori): Phil Parmet - Mus.: John Lurie - Montagg.: Kate Williams - Dur.: 90' - Produz.: Julie Yorn, Elie Samaha, Andrew Stevens, Steve Buscemi.

Interpreti e ruoli

Willem Dafoe (Earl Copen), Edward Furlong (Ron Decker), Steve Buscemi (A.R. Hosspack), Mickey Rourke (Jan), Eddie Bunker (Buzzard), Tom Arnold (Buck Rowan)

Soggetto

Il giovane Ron Decker, cresciuto a Beverly Hills, ha ricevuto una condanna di due anni per droga da scontare nel carcere di San Quentin. Ron si trova così a vivere una routine quotidiana esasperata e violenta. Dopo qualche tempo,la sua presenza viene notata da Earl Copen, un criminale che sta scontando una pena di venticinque anni. Dentro il carcere Ron è ormai un'autorità: si muove a proprio piacimento, nulla accade senza la sua approvazione e anche la direzione si serve di lui nelle pratiche d'ufficio. Ron appare del tutto indifeso e finisce sotto la protezione di Earl. Tuttavia un giorno un detenuto tenta di violentare il giovane, che reagisce e con un coltello uccide l'attentatore. Dopo un periodo passato in cella d'isolamento, Ron torna in tribunale e viene condannato ad altri cinque anni perché giudicato elemento pericoloso. Earl propone a Ron di scappare. Il piano prevede di approfittare del camion dei rifiuti con la complicità degli addetti. Quando arriva il momento, Ron salta sul camion ed varca l'uscita. Earl non fa a tempo. Rimane dentro e ricomincia la vita di sempre.

Valutazione Pastorale

Si tratta di un film di ambientazione carceraria che non riesce mai ad evitare luoghi comuni, stereotipi, situazioni prevedibili. La storia é fine a se stessa, i personaggi sono appena abbozzati, il racconto va avanti senza mai interessare veramente. Riducendosi a semplice descrizione fenomenologica, di superficie, e in assenza di una prospettiva di idee o di un punto di vista, il film si limita ad essere una successione continua di prevaricazioni, di crudezze, di violenze. Si dirà che siamo in un carcere e che ciò accade: ma qui c'è solo quello (la violenza) come pretesto per fare spettacolo, in questo caso però ripetitivo e sgradevole. Dal punto di vista pastorale, il film é da valutare come inaccettabile e violento. UTILIZZAZIONE: il film é da escludere dalla programmazione ordinaria. E' da sconsigliare anche in ordine ad un eventuale utilizzo per la tematica 'carcere'.

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