ATTO DI DOLORE

Valutazione
Discutibile, Realistico
Tematica
Donna, Droga, Famiglia - genitori figli, Morte
Genere
Drammatico
Regia
Pasquale Squitieri
Durata
108'
Anno di uscita
1991
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
ATTO DI DOLORE
Distribuzione
Istituto Luce, Italnoleggio Cinematografico
Soggetto e Sceneggiatura
Pasquale Squitieri, Sergio Bianchi, Nanni Balestrini, Fabio Traversa Pasquale Squitieri, Sergio Bianchi
Musiche
dallo "Stabat Mater" di Gioacchino Rossini
Montaggio
Fiorenza Muller

Sogg.: Pasquale Squitieri, Sergio Bianchi - Scenegg.: Pasquale Squitieri, Sergio Bianchi, Nanni Balestrini, Fabio Traversa - Fotogr.: (panoramica/a colori) Romano Albani - Mus.: dallo "Stabat Mater" di Gioacchino Rossini - Montagg.: Fiorenza Muller - Dur.: 108' - Produz.: Vidi, Istituto Luce, Italnoleggio Cinematografico, Rai Due.

Interpreti e ruoli

Claudia Cardinale (Elena), Bruno Cremer (Armando), Karl Zinny (Sandro), Giulia Boschi (Martina), Tanja Alexander (Fiora), Clara Colosimo (Contessa Cini), Enrico Lo Verso (Geraci), Vittoria Zinny ("Ramella"), Ferruccio De Ceresa, Memè Perlini .

Soggetto

Vedova con due figli (Marina e Sandro), Elena li ha allevati con sacrifici e gestisce un piccolo banco di antichità in una piazza di Milano. Con stupore e angoscia scopre un giorno che il figlio sedicenne si droga. Subito comincia per la sventurata una durissima lotta, fra pietà, cedimenti e resistenze. Sandro vive di eroina, esige soldi dalla madre (e glieli ruba, allontanandosi spesso di casa), ruba alla sorella il suo computer (mentre lei si sta preparando ad un concorso per lavorare), ruba anche due quadri in una villa del cremonese, dove si è recato con Elena per contrattare l'acquisto di pezzi antichi. Scoperto dalla Polizia, Sandro viene ricoverato in un riformatorio. Uscitone, riprende la sua vita sregolata, non lavora con la madre che ha tentato di avviarlo sotto la sua guida alla sua stessa occupazione, si droga, diventa violento, si mette con una ragazza e la induce a bucarsi (Elena conoscerà anche lei, che le chiede denaro per drogarsi), fa rarissime apparizioni in casa (e da qui intanto Marina se ne è andata, per studiare con calma presso un'amica), sempre tormentando la madre costretta a debiti e umiliazioni. Sembra ad Elena che all'enorme problema non esista soluzione, né da parte di private Istituzioni di terapia e recupero, né dello Stato, tenuto anche conto della insofferenza ed esagerazione della gente di fronte al caso suo, che è poi quello di moltissimi altri genitori. L'ingresso non facile di Sandro in una comunità, dove la disciplina ed il rigore sono la norma, si conclude presto per il ragazzo, che fugge da essa al massimo della aggressività. Egli assale Elena, mentre essa sta caricando sotto casa il proprio cannoncino: sbattuta più volte per terra e ormai ridotta alla disperazione totale, la infelice doma insegue con l'automezzo Sandro, lungo i Navigli e, investendolo, lo uccide.

Valutazione Pastorale

L'angoscia, la lotta quotidiana e la disperazione di una madre, sono al di fuori di ogni discussione e per questo comprensione e rispetto sono più che doverosi. Squitieri denuncia anche se la sua personale tesi in materia di tossicodipendenti sembra riassumersi così: non vi è soluzione alcuna e, comunque, con coloro che si drogano occorrono le maniere forti. Tesi ovviamente discutibile. Quello che manca è la traduzione in immagini, in ritmi confacenti ad un film, in personaggi e comportamenti adeguati. Pare incredibile ma, mentre si assiste umanamente alla tragedia che travolge Elena e i familiari, stranamente il lavoro in quanto opera cinematografica fallisce allo scopo. Il documento propone, il film delude. È chiaro che il regista si appassiona alla sua idea motrice, ma non raggiunge il livello desiderabile e necessario nella rappresentazione di essa. Da qui come uno scollamento, che nell'opera d'arte è sinonimo di patente squilibrio, il che determina quella mancanza di peso che, a maggior ragione con un soggetto intenso come quello di "Atto di dolore", risulta inammissibile e intollerabile. Del tutto opinabile, poi, il titolo. Quello di Elena è un gesto disperato, è il simbolo dell'impotenza più amara, è la resa totale ma incontestabilmente e con tutte le attenuanti invocabili è comportamento delittuoso. Quel suo figlio-mostro Elena lo uccide. Si deve rispettare il calvario di una madre (esorbitante, comunque, la scelta dello "Stabat Mater" rossiniano della colonna sonora a sottolineare le varie situazioni): non si potrà mai consentire alla soluzione delittuosa della soppressione della vittima.

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