BAARÌA

Valutazione
Consigliabile, Realistico
Tematica
Famiglia, Politica-Società, Storia
Genere
Drammatico
Regia
Giuseppe Tornatore
Durata
150'
Anno di uscita
2009
Nazionalità
Italia
Distribuzione
Medusa Film
Musiche
Ennio Morricone
Montaggio
Massimo Quaglia

Orig.: Italia (2009) - Sogg. e scenegg.: Giuseppe Tornatore - Fotogr.(Scope/a colori): Enrico Lucidi - Mus.: Ennio Morricone - Montagg.: Massimo Quaglia - Dur.: 150' - Produz.: Medusa Film.

Interpreti e ruoli

Francesco Scianna (Peppino), Margareth Madé (Mannina), Nicole Grimaudo (Sarina giovane), Angela Molina (Sarina adulta), Lina Sastri (Tana e mendicante), Salvo Ficarra (Nino), Valentino Picone (Luigi), Gaetano Aronica (Cicco adulto), Alfio Sorbello (Cicco giovane), Luigi Lo Cascio (figlio mendicante), Enrico Lo Verso (Minicu), Nino Frassica (Giacomo Bartolotta), Laura Chiatti (studentessa), Michele Placido (esponente PCI), Vincenzo Salemme (capocomico)

Soggetto

Un famiglia siciliana raccontata attraverso tre generazioni: da Cicco al figlio Peppino al nipote Pietro. Le vicende private di questi personaggi e dei loro familiari si svolgono sullo sfondo della comunità di Bagheria in un arco di tempo che va dagli anni Trenta agli anni Ottanta del Novecento. Nel periodo del fascismo, Cicco è un modesto pecoraio che trova il tempo di dedicarsi alla passione per i grandi romanzi popolari. Nelle difficili stagioni della guerra mondiale, suo figlio Peppino si scontra con profonde ingiustizie e scopre la passione per la politica. Negli anni Cinquanta incontra Mannina, la donna della sua vita. I due si sposano dopo aver superato molti ostacoli, anche perché Peppino nel frattempo é diventato esponente ufficiale del Partito Comunista. Uniti e fiduciosi, Peppino e Mannina creano una bella, numerosa famiglia. E, all'aprirsi degli anni Ottanta, Peppino si adopra per trasmettere i propri valori a Pietro, figlio primogenito, ormai grande.

Valutazione Pastorale

Sentiamo Tornatore: "E' forse per rincorrere l'ingenuità perduta il giorno in cui ho lasciato la Sicilia, che da più di venti anni (sebbene qualche traccia sia già emersa nelle mie opere d'ambiente siciliano) rimugino di fare un film su quella stagione ineffabile e senza tempo della mia vita in cui l'Universo nasceva in via Guttuso, si snodava da piazza Madrice lungo la stratonello di conso Umberto I, e finiva alla rotonda di Palagonia.". Il tutto a Bagheria, in arabo forse "Porta del vento", ma che tutti hanno sempre chiamato Baaria. Supportato da un impegno produttivo notevolissimo (9 mesi per la preparazione, 12 mesi per le costruzioni scenografiche, 210 personaggi, 63 attori professionisti, 35000 comparse), Tornatore lascia ben presto i toni del racconto per entrare nella dimensione dell'epica, dell'affresco storico. I personaggi centrali, e le loro vicende personali, diventano l'indispensabile punto di riferimento, una sorta di bussola per non perdersi nei mille rivoli di una vicenda senza confini. Come già nell'ultimo Sergio Leone (cui sembra che Tornatore si ispiri), la Storia é una grande matrigna, alla quale il singolo si oppone con la forza della ragione e della volontà. In 150' di narrazione senza respiro, il regista costruisce immagini di una visionarietà in più momenti indimenticabile. E l'immagine, in questo caso, ha la meglio sull'azione. Sull'Italia tra fascismo, guerra e dopoguerra si ripercorrono strade già battute, sulla Sicilia degli anni '50/'60 si dice tutto in modo un po' sbrigativo. In qualche passaggio realismo e simbolismo non vanno d'accordo. Ma l'irruenta forza dell'affresco resta intatta. E ne esce un grande kolossal, di cui il cinema italiano ha un grande bisogno. Dal punto di vista pastorale, il film é da valutare come consigliabile e realistico per lo sfondo sul quale si svolge.

Utilizzazione

Il film é da utilizzare in programmazione ordinaria e da proporre come sempio di grande produzione italiana tra storia e metafora. Qualche attenzione per i più piccoli è da tenere in vista di passaggi televisivi o di uso di VHS e DVD.

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