BARRIERE

Valutazione
Consigliabile, Problematico, dibattiti **
Tematica
Anziani, Donna, Famiglia, Famiglia - genitori figli, Lavoro, Matrimonio - coppia, Razzismo
Genere
Drammatico
Regia
Denzel Washington
Durata
139'
Anno di uscita
2017
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
Fences
Distribuzione
Universal Pictures International Italia
Soggetto e Sceneggiatura
August Wilson dall'opera teatrale omonima di August Wilson
Musiche
Marcello Zarvos
Montaggio
Hughes Winborne

Orig.: Stati Uniti (2016) - Sogg.: dall'opera teatrale omonima di August Wilson - Scenegg.: August Wilson - Fotogr.(Scope/a colori): Charlotte Bruus Christensen - Mus.: Marcello Zarvos - Montagg.: Hughes Winborne - Dur.: 139' - Produz.: Denzel Washington, Todd Black, Scott rudin per Bron Studios, Macro, Paramaount Pictures - GOLDEN GLOBE 2017 A VIOLA DAVIS COME MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA (Denzel Washington era candidato come migliore attore protagonista) - CANDIDATO ALL'OSCAR 2017 PER: MIGLIOR FILM, ATTORE PROTAGONISTA (DENZEL WASHINGTON), ATTRICE NON PROTAGONISTA (VIOLA DAVIS) E SCENEGGIATURA NON ORIGINALE.

Interpreti e ruoli

Denzel Washington (Troy), Viola Davis . (Rose), Jovan Adepo (Cory), Stephen Henderson (Bono), Russel Hornsby (Lyons), Mykelti Williamson (Gabriel), Saniyya Sidney (Raynell), Toussaint Abessolo . (padre di Troy)

Soggetto

Pittsburgh, Stati Uniti, anni Cinquanta. Troy è un netturbino sposato con Rose; la coppia ha due figli, Cory e Lyons. Troy conduce la sua esistenza in maniera ritirata, proteggendosi dal ricordo di un passato giovanile in cui si è messo in gioco nello sport, con il desiderio di diventare un campione di baseball. La quotidianità vacilla quando il figlio Cory gli rivela il desiderio di voler abbandonare il lavoro per inseguire il sogno di una carriera nello sport...

Valutazione Pastorale

Denzel Washington, muovendosi sul tracciato dell'opera di August Wilson, Premio Pulitzer affronta il contesto socioculturale di una famiglia afroamericana nell'America degli anni Cinquanta, un Paese ancora incapace di offrire uguaglianza e parità di diritti ai cittadini. Troy fa in modo di condurre la propria esistenza in maniera tranquilla, senza sporcarsi con la vita. Si tiene ai margini ma così facendo inquina a poco a poco senza accorgersene il rapporto con i figli e con la moglie. Realizzata con splendida intuizione come una vicenda reale vissuta tra le quinte teatrali di un quartiere urbano isolato (le barriere, appunto) la storia nei momenti forti del climax drammatico tocca anche le note della misericordia, alternando lo sguardo sulla esuberanza virile e istrionica di Troy a quello sulla dolorosa parabola di Rose, donna indifesa e sacrificata alla fedeltà al marito. La sua rivincita è nell'accogliere la figlia di Troy, avuta da un’altra donna, di crescerla nella sua casa, non trovando tuttavia il coraggio di perdonare il marito. sua casa, non trovando però il coraggio di perdonare il marito. Pur palesemente ispirato, senza nasconderlo, al copione teatrale omonimo (tra l'altro messo in scena a Broadway nel 2010 dagli stessi Washington e Davis), la realizzazione conserva un asciutto realismo, grazie allo stile narrativo di Denzel Washington, che ricostruisce con scrupolosa attenzione il contesto politico, sociale e culturale statunitense dell'immediato dopoguerra. Una regia robusta e salda, che riesce a costeggiare il melò senza restarne prigioniero. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e in molte occasioni successive come esempio efficace e esemplare di rapporto cinema/teatro.

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