BOXIN HELENA

Valutazione
Inaccettabile, Malsano
Tematica
Genere
Drammatico
Regia
Jennifer Chambers Lynch
Durata
113'
Anno di uscita
1993
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
BOXIN HELENA
Distribuzione
Lucky Red
Soggetto e Sceneggiatura
Jennifer Chambers Lynch Philippe Caland
Musiche
Graeme Revell
Montaggio
David Finfer

Sogg.: Philippe Caland - Scenegg.: Jennifer Chambers Lynch - Fotogr.: (normale/a colori) Frank Byers - Mus.: Graeme Revell - Montagg.: David Finfer - Dur.: 113' - Produz.: Carl Mazzocone, Philippe Caland - Vietato ai minori degli anni quattordici

Interpreti e ruoli

Julian Sands (Nick), Sherilyn Fenn (Helena), Bill Paxton (Ray), Art Garfunkel (Laurence), Betsy Clark (Anne), Kurtwood Smith (Alan Palmer), Nicolette Scorsese (China)

Soggetto

scosso da bambino dalla morte dell'edipica madre, che soleva portarsi a casa gli amanti, Nick, ora affermato chirurgo, tenta di riconquistare la bella Helena, con la quale ha avuto un fugace quanto poco soddisfacente rapporto, e che egli, ancora innamorato, spia, inerpicandosi su una magnolia, nelle sue effusioni "sentimentali" con l'attuale amico, Ray, un bullo da strapazzo. Per scoraggiare il nevrotico quanto poco abile spasimante, che le ha inviato costosi mazzi di fiori, invitandola ad una festa nella casa materna, dove nel frattempo si è nuovamente trasferito, la vivace Helena pensa bene di accettare la corte di Russel, un amico di Nick, che però è così invaghito da destare la gelosia di Anne, sua collega ed amante, e l'apprensione del vecchio amico e collega Laurence, che lo mette in guardia invano. Il fato vuole che Helena, che l'indomani della festa deve partire per il Messico, lasci a casa di Nick la borsetta: lui si offre di portargliela all'aeroporto, ma fa sì che perda l'aereo, perché nella borsetta manca una preziosa agendina. Si finisce così a casa di Nick, che tenta invano di blandire la sprezzante pulzella, la quale riavuta finalmente l'agendina, si allontana sbraitando dalla magione del chirurgo, ma nella concitazione non s'avvede d'un furgone che le piomba addosso ferendola gravemente. Nick decide di fare da solo e per salvarle la vita le amputa le gambe: ora più che mai potrebbe divenire la sua "metà", e la tiene segregata in casa, staccando il telefono e conquistando la complicità di un collega cedendogli il suo incarico all'ospedale, da cui si dimette. Anche Anne, che viene a trovarlo ed ha, sotto gli occhi dell'imbavagliata Helena, un fugacissimo rapporto, viene allontanata. Per evitare che la bella possa sfuggirgli, Nick pensa bene di amputarle anche le braccia, e per ribattere in qualche modo le continue beffe di lei sulla sua scarsa abilità amatorie si porta a casa una fanciulla con la quale, con Helena che lo osserva, ha un rapporto sessuale. Helena sembra cedere a tanta devozione, tanto da domandare un bacio al suo carceriere, che allestisce tosto , per festeggiare l'evento, una cena. Ma l'ordinazione, che include le specialità preferite da Helena, insospettisce il barista, che avvisa Ray. Costui recatosi a casa di Nick è orripilato dall'aspetto alquanto "ridotto" di Helena e si sfoga scazzottando il chirurgo, tra le proteste della donna, ormai conquistata. Nella furente colluttazione che segue, la statua della Venere di Milo che troneggia nel soggiorno, Finisce sul cranio di Nick, che si ridesta all'ospedale, dove finalmente si scopre la verità; in realtà è stato tutto un sogno poiché lui ha portato subito Helena in ospedale, dopo l'incidente, ed essa giace, in post-anestesia, in una stanza del medesimo. Dopo un malinconico baciamano all'irraggiungibile donna, Nick non può far altro che tornare a casa ad abbracciare il freddo marmo della sua venere.

Valutazione Pastorale

si tratta di uno squallido quanto pretenzioso film che potrebbe essere definito risibile, se non presentasse un fondo malsano, anzi, insano (oltre al dichiarato contenuto voyeristico di alcune scene), etichettabile come un "thriller-erotico-psicologico". Il quadro della malattia mentale del chirurgo, interpretato da un Julian Sands quanto mai inebetito dalla stupidità della parte è quanto di più posticcio e pasticciato si sia visto sullo schermo. In realtà si ha la sensazione che non sia il protagonista ad avere bisogno di cure psichiatriche, ma chi ha scritto e sceneggiato un soggetto del genere. Lo spettatore, diviso tra nausea, noia e risata libera, finisce per optare per quest'ultima, a parziale consolazione dell'affronto subito.

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