BUONGIORNO, NOTTE

Valutazione
Discutibile, ambiguità
Tematica
Morte, Politica-Società, Psicologia, Storia, Terrorismo
Genere
Drammatico
Regia
Marco Bellocchio
Durata
105'
Anno di uscita
2003
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
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Distribuzione
01 Distribution
Musiche
Riccardo Giagni
Montaggio
Francesca Calvelli

Orig.: Italia (2003) - Sogg. e scenegg.: Marco Bellocchio - Fotogr.(Panoramica/a colori): Pasquale Mari - Mus.: Riccardo Giagni - Montagg.: Francesca Calvelli - Dur.: 105' - Produz.: Marco Bellocchio, Sergio Pelone.

Interpreti e ruoli

Maya Sansa (Chiara), Luigi Lo Cascio (Mariano), Pier Giorgio Bellocchio. (Ernesto), Giovanni Calcagno (Primo), Paolo Briguglia (Enzo), Roberto Herlitzka (Aldo Moro)

Soggetto

Anno 1978. Chiara, giovane terrorista appartenente alla lotta armata, ha partecipato al sequestro dell'on. Aldo Moro. L'uomo politico è ora rinchiuso nel piccolo vano sotterraneo di un appartamento che lei e un complice hanno regolarmente visitato, valutato, preso in affitto come una coppia qualsiasi. Ora insieme a Chiara ci sono Mariano, Ernesto e Primo. La mattina Chiara deve continuare la sua normale vita di sempre. Va in ufficio al ministero, svolge il proprio lavoro in biblioteca, subisce le domande incalzanti di un collega, Enzo, che le dice di aver scritto una sceneggiatura sul tema del terrorismo. Quando vede il dolore dei familiari degli agenti di scorta uccisi nell'agguato, Chiara sente che qualcosa si incrina nelle certezze finora acquisite. Intanto il prigioniero ottiene il permesso di scrivere lettere all'esterno: alla famiglia, ai colleghi di partito, infine al Pontefice Paolo VI, come unica autorità possibile al di sopra delle parti. Ma il destino di Moro é ormai segnato. Una mattina Mariano gli legge la sentenza che lo condanna a morte. Il corpo viene ritrovato nel maggio 1978. Ai funerali di stato sono presenti tutti i nomi principali del partito. Ma ecco Moro che esce dall'appartamento, assapora l'aria, si incammina lungo la strada finalmente libero: é il sogno di Chiara.

Valutazione Pastorale

Il titolo é tratto (quasi) per intero dal primo verso di una poesia di Emily Dickinson : "Buongiorno -Mezzanotte-..." (1862). Dice Bellocchio: "...é nato questo gioco di parole 'buongiorno/notte' che contiene una contraddizione e un contrasto che mi sembrano interessanti, perchè evoca quel periodo notturno, angosciante, oscuro. Ma se oggi sia giorno non so". Aggiunge poi che nel libro 'Il prigioniero' scritto dalla vera br Braghetti "...sono descritti alcuni fatti che poi nel film ho liberamente sviluppato e ampiamente tradito. Lo spirito del film è tutt'altro. La ribellione del personaggio di Chiara, in parte reale e in parte utopistica -ognuno la intenda come gli pare- nel libro non esiste". Da queste premesse deriva che il copione, centrato su un episodio ben concreto nella sua tragicità e segnato nella storia recente d'Italia, é raccontato in modo quasi antirealista: la cornice d'epoca (fine anni '70) diventa secondaria rispetto ai fatti narrati visti non con l'occhio di allora ma con quello, maturato (o invecchiato) di oltre venti anni, di oggi. Il regista si pone dalla parte di Moro (da ricordare l'interpretazione 'forte' di Herlitzka) ma insieme anche dalla parte di Chiara, ossia di un terrorismo che prende (o dovrebbe) prendere coscienza di trovarsi sul versante sbagliato. Così il film non riesce a decollare in modo convincente, non funzionano gli inserimenti dei filmati d'epoca, stranianti rispetto al taglio psicologico e alla claustrofobia dell'appartamento/prigione. Frettoloso il disegno di Papa Paolo VI, e forse superflua la sequenza finale in cui lo si vede sulla sedia gestatoria. Alla fine resta il dubbio che il pentimento di Chiara sia solo una bella speranza di Bellocchio stesso, per fare i conti con quegli anni difficili. Nella realtà i brigatisti non si sono mai pentiti. Per tutti questi motivi il film, dal punto di vista pastorale, è da valutare come discutibile, e segnato da ambiguità. UTILIZZAZIONE: il film può essere utilizzato in programmazione ordinaria, e in occasioni successive, preferibilmente come avvio ad una discussione su quel drammatico momento magari con ulteriori supporti e contributi.

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