CAMPIONI DI RAZZA

Valutazione
Futile, volgarità
Tematica
Mass-media
Genere
Grottesco
Regia
Christopher Guest
Durata
90'
Anno di uscita
2001
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
Best in show
Distribuzione
Warner Bros Italia
Musiche
Jeffery Cjvanston
Montaggio
Robert Leighton

Orig.: Stati Uniti (2000) - Sogg. e scenegg.: Christopher Guest, Eugene Levy - Fotogr.(Panoramica/a colori): Robert Schaefer - Mus.: Jeffery Cjvanston - Montagg.: Robert Leighton - Dur.: 90' - Produz.: Karen Murphy.

Interpreti e ruoli

Parker Posey (signora Swan), Michael Hitchcock (signor Swan), Christopher Guest (Harlan), Eugene Levy (Gerry), Catherine O'Hara (Cookie), Bob Balaban, Jennifer Collidge, Ed Begley jr.

Soggetto

Una serie di persone residenti in vari Stati americani risponde alle domande di un intervistatore: Harlan proprietario di un negozio di pesca; i coniugi Swan; Gerry commesso viaggiatore che ha due piedi sinistri con la moglie Cookie ex cameriera dal passato vivace; una coppia gay sempre frizzante; una bionda con un marito anzianissimo e silenzioso e una ragazza che la segue da vicino. Ad accomunare queste persone c'é il fatto che tutti parlano dei rispettivi cani. Sono infatti in procinto di trasferirsi a New York, per partecipare al Mayflower Dog Show, il più importante concorso canino dell'anno. Eccoli ora sul posto: chi va in albergo e per l'emozione rimane in stanza, chi parla nell'atrio, chi si siede in tribuna, chi nervosamente pensa sempre che manchi qualcosa. L'eccitazione é nell'aria quando inizia la sfilata, commentata da uno speaker televisivo che dice di non sapere niente dell'argomento e fa battute di altro tipo, affiancato da un cosiddetto 'esperto'. Dopo la prima eliminatoria, rimangono in lizza sette cani. Alla fine vince il terrier di Gerry e Cookie. Sei mesi, dopo ecco la coppia intervistata mentre incide un disco sui cani. E' passato un anno. I due gay preparano un calendario sui film più famosi della storia del cinema.

Valutazione Pastorale

Eugene Levy, anche attore nel ruolo di Gerry e coautore della sceneggiatura, dice: "E' un mondo singolare. Non avevo mai assistito a mostre canine prima che iniziassimo le ricerche per il film, e sono rimasto colpito dalla concentrazione che le accompagna. E' un impegno a tempo pieno per le persone, percorrono centinaia di chilometri per offrire al cane 60 secondi di celebrità". Prendendo quindi spunto da situazioni sicuramente concrete e realistiche, il film le volta in burla con un taglio grottesco feroce e senza mezzi termini. Tutti i protagonisti sono ridotti a stupide marionette mosse da voglia di protagonismo e da ansia di riscatto. Il cane diventa l'incolpevole mezzo attraverso il quale scaricare depressioni e frustrazioni della vita personale e di coppia. Anche la televisione che fa da grancassa a questi scenari di banalità è messa alla berlina nella sua vuotaggine espressiva. Certo la comicità è tutt'altro che di presa immediata. Anzi quasi non si ride, perché rimane la sensazione che non ci sia critica ma solo ulteriore pubblicità su questi avvenimenti. Forse l'insieme sa troppo di 'americano' per trasmettere o ironia o messaggi convincenti. Dal punto di vista pastorale, la valutazione più opportuna sembra quella del futile, con l'aggiunta di 'volgarità' per qualche passaggio di umorismo un po' pesante. UTILIZZAZIONE: in programmazione ordinaria l'utilizzazione può essere trascurata. Il film potrebbe essere proposto come esempio di commedia grottesca americana aspra e cattiva.

Le altre valutazioni

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