CARTONI ANIMATI

Valutazione
Futile, velleitario
Tematica
Metafore del nostro tempo
Genere
Metafora
Regia
Franco e Sergio Citti
Durata
Anno di uscita
1999
Nazionalità
Italia
Distribuzione
Morgan Film
Soggetto e Sceneggiatura
Sergio e Franco Citti, Ennio De Concini, Marco Tocchi
Musiche
Ennio Morricone

Italia (1998) - Sogg.: Sergio e Franco Citti, Ennio De Concini, Marco Tocchi - Scenegg.:Sergio e Franco Citti, Marco Tocchi - Fotogr.(Panoramica/a colori): Felice De Maria - Mus.: Ennio Morricone - Montagg.:Ugo De Rossi - Dur.:90' - Produz.:Francesco Pamphili, Felice De Maria per la Morgan Film e la Lumina.

Interpreti e ruoli

Franco Citti (Peppe), Fiorello (Salvatore), Elide Melli (Maria), Olimpia Carlisi, Ermanno Castriota, Guerrino Crivello, Pietro De Silva, Franco Iavarone, Vera Gemma, Barbara De Pace

Soggetto

In un immaginario Villaggio Felice, sorta di bidonville dove vivono famiglie povere e solitari emarginati, arriva Salvatore, nipote di quel Totò che tanti anni prima aveva fatto volare sulle scope tanti poverelli nel cielo di Milano. Salvatore porta con sé alcune boccettine colorate, e le offre agli abitanti: dentro ci sono pozioni particolari, che fanno vivere come reali tutti i sogni più impossibili. Tra quelle persone c'é Peppe, che vive in un grande cartone. Maria lo vede e si avvicina, convinta che sia il suo fidanzato morto sotto una macchina quando si accingeva ad entrare in chiesa dove lei l'aspettava per sposarsi. Peppe vorrebbe liberarsi di Maria, ma lei non lo lascia. Un giorno una multinazionale giapponese acquista quei terreni per costruirvi un centro commerciale, e in cambio regala un appartamento a ciascun abitante. La gente è felice, ma, poco dopo, da una casa all'altra escono urla, grida, improperi. Fuori dal Villaggio é finita l'armonia. Peppe e Maria, che erano rimasti senza casa, sono convinti da Salvatore a sognare di sposarsi e a passare la vita insieme. Salvatore sale di nuovo sulla povera imbarcazione con la quale era arrivato. Non sa dove andrà, ma invita tutti a seguirlo.

Valutazione Pastorale

Non c'é dubbio che si tratta di una favola, un percorso tutto immaginario con una guida estroversa e spiccia che invita a superare le difficoltà quotidiane col ricorso ai sogni. La guida cita esplicitamente "Miracolo a Milano", il film di De Sica/Zavattini che mandò in crisi il rigore di denuncia del neorealismo. La citazione, benchè ambiziosa, non disturba: perchè il film è debole, ingenuo, affrettato, forse didascalico, ma conserva quello stile naif e popolaresco che distingue, nel cinema italiano, la sincerità e la spontaneità dei fratelli Citti. Meno incisivo de "I magi randagi", il film ha una grazia timida, é poetico talvolta senza poesia, pasoliniano senza richiamare a tutti i costi Pasolini, un po' irritante nel disegno di certe caricature e nella conclusione, ma con una freschezza cromatica del tutto originale. I Citti mettono in scena Giuseppe e Maria, e li vedono come compagni di strada, poveri di mezzi ma ricchi di buona volontà. E poi c'é la scelta del personaggio Fiorello (Salvatore), che potrebbe avere una dinamica mediatica nel rapporto sogno/realtà che ogni giorno distribuisce la televisione. Film, dal punto di vista pastorale, che resta tra il futile e il velleitario per la svolgimento costantemente irrisolto della vicenda. UTILIZZAZIONE: il film è da utilizzare, più che in programmazione ordinaria, in situazioni mirate, per parlare della realtà italiana di fine millennio, attraverso l'occhio semplice e scoperto del cinema dei fratelli Citti.

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