C’ERA UNA VOLTA IN ANATOLIA

Valutazione
Consigliabile, Problematico, Adatto per dibattiti
Tematica
Metafore del nostro tempo, Politica-Società
Genere
Drammatico
Regia
Nuri Bilge Ceylan
Durata
157'
Anno di uscita
2012
Nazionalità
Bosnia-Erzegovina, Turchia
Titolo Originale
Bir Zamaniar Anadolu'da
Distribuzione
Parthenos
Musiche
brano di autori vari
Montaggio
Bora Goksingol, Nuri Bilge Ceylan

Orig.: Turchia, Bosnia Erzegovina (2011) - Sogg. e scenegg.: Ercan Kasal, Ebru Ceylan, Nuri Bilge Ceylan - Fotogr.(Scope/a colori): Gokhan Tiryaki - Mus.: brano di autori vari - Montagg.: Bora Goksingol, Nuri Bilge Ceylan - Dur.: 157' - Produz.: Zeynep Ozbatur, Eda Arikan.

Interpreti e ruoli

Yilmaz Erdogan (commissario Naci), Muhammat Uzuner (dott. Cemal), Taner Birsel (Procuratore Nusret), Ahmet Mumtaz Taylan (Arap Ali), Firat Tanis (Kenan), Ercan Kesal . (Muktar), Erol Erasian (Yasar), Nihan Okutucu (Guinaz), Camsu Demirci . ( moglie di Yasar)

Soggetto

In una zona sperduta dell'Anatolia, un commissario, altri poliziotti, un procuratore e un medico scortano un assassino in cerca del luogo dove dovrebbe aver ucciso e sepolto la vittima. Dopo inutili ricerche per tutta la notta, solo all'alba del giorno dopo il corpo viene individuato, recuperato, caricato sulla macchina e portato in città per l'autopsia. La moglie dell'uomo e il figlio piccolo osservano le operazioni coordinate dal dottore.

Valutazione Pastorale

Un gruppo di uomini corre in macchina dentro la steppa selvaggia dell'Anatolia. Alcuni indossano la divisa, rappresentano l'ordine e la giustizia: di fronte a loro, un assassino e un altro uomo, forse suo complice. Finché possono, Bene e Male si fronteggiano nella notte fredda, poi gli equilibri esistenziali si spezzano, le sfumature caratteriali si confondono, arriva quella macchia perniciosa dentro la quale colpe e perdono si muovono lungo labili confini, sfociano in incroci inquietanti. Se il copione è ambizioso, ancora di più lo è la messa in scena: Ceylan punta dritto sulla composizione di un affresco raggelato e disperato, la lenta, inesorabile strada verso una resa dei conti non più rinviabile. Di quei personaggi all'inizio anonimi e sconosciuti, sapremo nei 150' successivi fin troppo: i tempi si dilatano sempre più in una non-azione scavata e sofferta, l'occhio sostituisce la parola, i protagonisti in campo dialogano con altri fuori campo, la comunicazione non regge i silenzi della natura. Tutto in una notte (e parte del giorno dopo): la metafora non si nasconde. Come in Durenmatt, l'assassino si riduce a mera convenzione narrativa. L'incertezza rimane, interrogativo sbilanciato su chi debba decidere e in quale direzione, del futuro della Turchia, dei suoi dubbi, delle aspettative, delle speranze. L'uomo, il marito, la famiglia, i figli, l'anima e la carne: nell'emergere di tante verità individuali, quella ultima resta inafferrabile, anzi vivisezionata sul macabro lettino dell'autopsia conclusiva. Manca la luce ma ci sono i computer, le tradizioni soffocano la modernità, molto sembra sfuggire, e l'occhio di Ceylan più si allarga e meno comprende con lo sguardo. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film può essere utuilizzato in programmazione ordinaria, ben tenendo conto del suo approccio alla vicenza cadenzato e forse un po' prolisso, ma certo molto suggestivo. Da evitare per minori e piccoli, anche in vista di passaggi televisivi o di uso di dvd e di altri strumenti tecnici.

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