CITTÀ DOLENTE *

Valutazione
Discutibile, Crudo
Tematica
Genere
Drammatico
Regia
Hou Hsiao-Hsien (Hou Xiaoxian)
Durata
160'
Anno di uscita
1994
Nazionalità
Taiwan
Titolo Originale
BEIQING CHENGSHI
Distribuzione
Academy Pictures
Soggetto e Sceneggiatura
Wu Nien
Musiche
Naoki Tachikawa
Montaggio
Liau Ching

Sogg. e Scenegg.: Wu Nien-Jen, Chu Tien-Wen - Fotogr.: (panoramica/a colori) Chen Hwai-En - Mus.: Naoki Tachikawa - Montagg.: Liau Ching-Sown - Dur.: 160' - Produz.: Chiu Fu-Sheng

Interpreti e ruoli

Tony Leung (Lin Wenqing), Hsin Shu-Fen (Hinomi), Chen Sown-Yung (Lin Wenxiong), Kao Jai (Lin Wenliang), Li Tien-Lu (Lin Alu), Wu Yi-Fang (Hinoe), Nakamura Ikuyo (Shisuqo)

Soggetto

il 15 agosto 1945 l'imperatore Hirohito annuncia, tramite la radio, la resa del Giappone: a Taiwan termina così l'occupazione nipponica e l'isola viene occupata dalle forze cinesi nazionaliste. Il momento è drammatico anche per il vecchio Lin, vedovo e padre di quattro figli: il maggiore, che vede nascere proprio in questo giorno il secondogenito, gestisce un locale pubblico, dove si riunisce la malavita del posto; il secondo figlio, medico, arruolato dai giapponesi, è disperso nelle Filippine; il terzo, che ha fatto da interprete per gli occupanti, è tornato a Taiwan, e si è fatto invischiare nello spaccio di droga; il quarto fratello, un fotografo reso sordomuto da un trauma infantile, simpatizza con Hinomi, la sorella di un giovane avvocato, amico di famiglia, che è membro della Commissione governativa provvisoria. La destituzione ad opera dei cinesi di questo organismo e i successivi arresti decimano la famiglia Lin ed i suoi amici. Il terzo figlio, dopo esser stato rilasciato con l'aiuto del malavitoso locale, viene fucilato, come l'avvocato, che si è rifugiato in montagna dove ha avuto un figlio da una giovane del luogo. Anche il fotografo, divenuto padre dopo aver sposato Hinomi scompare. Rimane solo il vecchio Lin col figlio maggiore. Vedove e nipoti continuano la tradizione della famiglia contando sulle nuove vite che vanno a rimpiazzare quelle stroncate da questo buio periodo di transizione, che si conclude con l'arrivo delle truppe, sconfitte dai comunisti cinesi, del nazionalista Chang, nel dicembre del 1949.

Valutazione Pastorale

nelle dichiarazioni del regista si coglie un'affermazione che giustifica in parte il lento ritmo di questo film, premiato sorprendentemente a Venezia nel 1989, e che viene presentato doppiato dopo i grandi esiti di altri film cinesi. Il regista dice di aver volutamente rallentato il montaggio per dare la sensazione di un quadro globale, una sorta di panoramica unitaria, vista dall'alto, degli eventi drammatici che segnano la sua terra in quegli anni. Il risultato è che la staticità spesso irritante delle immagini, conferisce alla pellicola una pesantezza ed una mancanza di respiro e di vitalità che non giovano al lavoro. Non c'è un volto o una sequenza che uno spettatore attento possa ricordare con particolare commozione o emozione dopo oltre due ore di proiezione: e dire che la vicenda in se poteva contenere tutti i crismi per creare un film altamente drammatico. Ci sono sequenze al limite del dilettantesco, e continue pause di silenzio con immagini statistiche che sembrano girate per far scorrere in qualche modo il tempo. Qua e là (ad esempio la scena del funerale), qualche lampo visivo s'accende, ma è un attimo. Il film abbonda poi di parolacce che sembrano più una forzata traduzione italiana di espressioni dell'originale. Stupisce che nel '45, dei cinesi, gente solitamente molto formale, anche nelle liti, usi linguaggi propri di certo cinema "realistico" italiano.

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