COLPI DI FULMINE

Valutazione
Futile, volgarità
Tematica
Il comico
Genere
Commedia
Regia
Neri Parenti
Durata
104'
Anno di uscita
2012
Nazionalità
Italia
Distribuzione
Filmauro
Musiche
Claudio Gregori, Attilio Di Giovanni
Montaggio
Claudio Di Mauro

Orig.: Italia (2012) - Sogg. e scenegg.: Neri Parenti, Domenico Saverni, Alessandro Bencivenni, Volfango De Biase - Fotogr.(Panoramica/a colori): Tani Canevari - Mus.: Claudio Gregori, Attilio Di Giovanni - Montagg.: Claudio Di Mauro - Dur.: 104' - Produz.: Aurelio De Laurentiis & Luigi De Laurentiis.

Interpreti e ruoli

Christian De Sica (Alberto Benni), Luisa Ranieri (Angela), Arisa (Tina), Simone Barbato ( la perpetua), "Greg" Claudio Gregori (Oscar), "Lillo" Pasquale Petrolo ( il sagrestano), Anna Foglietta (Ermete Maria Grilli), Chiara Sani (Ferdinando), Armando De Raza (Adele Ventresca)

Soggetto

Alberto, psichiatra romano, finisce nel mirino nel fisco. Consigliato dal fratello avvocato di fuggire e di cambiare identità, ha per caso l'occasione di travestirsi da sacerdote, e di salire su un treno diretto a Trento. Arriva a Fiera di Primiero e viene accolto come don Dino, il nuovo parroco. Comincia l'attività in parrocchia e, dopo i primi momenti di incertezza, ottiene molto successo tra i fedeli. Impegnato in una gara di kajak sul fiume, ha un incidente, e viene rianimato da Angela, che passava da lì in bicicletta. Tra Alberto e Angela, maresciallo dei carabinieri, scatta il colpo di fulmine, ma lei è in procinto di sposarsi e sa che l'uomo conosciuto è un prete. L'equivoco si protrae a lungo, fino a quando Angela e il futuro marito non si presentano all'altare per essere uniti in matrimonio. Il finto don Dino procede ma poi si svela l'inganno. Tutti sono felici e contenti. A Roma Ermete Maria Grilli, nuovo ambasciatore dell'Italia presso la Santa Sede, perde la testa per Adele, una pescivendola vista al mercato. Chiede allora all'autista Ferdinando di aiutarlo a diventare un perfetto coatto romano e fare così colpo sulla ragazza. Equivoci a non finire si succedono, prima che Ermete, infine costretto a rivelare la propria identità, riesca a fare colpo nel cuore di Adele.

Valutazione Pastorale

La commedia italiana non può fare a meno di tornare periodicamente su situazioni e formule narrative d'altri tempi. Schemi che possono essere ancora validi se riletti nell'ottica dei tempi attuali o vecchissimi se ribaditi in modo pedissequo senza la minima freschezza inventiva. Qui il ritorno alla formula del 'film doppio' (due episodi autonomi) spacca la produzione in due pezzi. Se il secondo episodio corre lungo binari tutto sommato simpatici, certamente tradizionali nello scontro tra la 'popolana' e il 'nobile forbito' (a parte qualche facile umorismo su gesti e azioni che coinvolgono i cardinali di curia), è sul primo che sono ampiamente motivate obiezioni ed eccezioni. Le circostanze che impongono allo psichiatra De Sica di scappare dalle grinfie della Finanza e di travestirsi da sacerdote sono il pretesto per infilare una serie di 'scene della vita quotidiana in parrocchia' di deprimente banalità. Si resta francamente perplessi nell'assistere alla reiterazione di un'ironia di sconsolante modestia: la presa in giro di momenti 'forti' della missione del parroco non si ferma davanti a niente e permette al protagonista di scherzare impunemente sulla preghiera, sulla confessione, sull'Eucarestia, di celebrare matrimoni e di annullarli subito dopo nell'euforia della rivelazione che lui non è un vero prete. Per non parlare ovviamente degli argomenti di dialogo con i parrocchiani che non si spostano da sesso e dintorni. Insomma un pastrocchio incredibile, nel quale De Sica si muove con evidente difficoltà ma che lui aggrava con gestualità, mossette, espressioni insistite oltre il necessario. Non c'è comicità e non si ride. Un infortunio, solo parzialmente riscattato, come si diceva, dal secondo espisodio, più controllato e divertente. Per cui il film, dal punto di vista pastorale, è da valutare come futile e segnato da volgarità.

Utilizzazione

Per quanto detto sopra, il film è da utilizzare con molta prudenza e poco entusiasmo nella programmazione ordinaria: esempio di una comicità che non vuole uscire dalle secche di grevità e conformismo che si sperava di vedere superate e invece rappresentano ancora pretesto facile e accattivante nel vuoto di idee contemporaneo.

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