COSMOPOLIS

Valutazione
Complesso, Problematico, dibattiti
Tematica
Avidità, Denaro, Giustizia, Lavoro, Letteratura, Male, Matrimonio - coppia, Metafore del nostro tempo, Nuove tecnologie, Politica-Società, Sessualità
Genere
Drammatico
Regia
David Cronenberg
Durata
108'
Anno di uscita
2012
Nazionalità
Canada, Francia
Titolo Originale
Cosmopolis
Distribuzione
01 Distribution
Soggetto e Sceneggiatura
David Cronenberg tratto dal romanzo omonimo di Don DeLillo
Musiche
Howard Shore
Montaggio
Ronald Sanders

Orig.: Francia/Canada (2012) - Sogg.: tratto dal romanzo omonimo di Don DeLillo - Scenegg.: David Cronenberg - Fotogr.(Panoramica/a colori): Peter Suschitzy - Mus.: Howard Shore - Montagg.: Ronald Sanders - Dur.: 108' - Produz.: Paulo Branco, Martin Katz.

Interpreti e ruoli

Robert Pattinson (Eric Packer), Juliette Binoche (Didi Fancher), Sarah Gadon (Elise Shifrin), Mathieu Amalric (Andre Petrescu), Jay Baruchel (Shiner), Kevin Durand . (Torval), K'naan (Bruta Fez), Emily Hampshire (Jane Melman), Samantha Morton (Vija Kinski), Paul Giamatti (Benno Levin)

Soggetto

Aprile 2000, New York. Sull'East River Eric Packer, golden boy dell'alta finanza, esce dall'attico a tre piani, e sale su una limousine bianca. Mentre la visita del Presidente degli Stati Uniti paralizza Manhattan, e le misure di sicurezza aumentano la confusione, Eric ha un obiettivo: farsi tagliare i capelli dal proprio barbiere di fiducia, che si trova dall'altra parte della città. Durante il tragitto, spezzettato e pieno di imprevisti, Eric ha tempo per far salire sulla limousine uomini e donne, che segnano a vario titolo la sua vita e lo obbligano a fare i conti con alcuni pensieri fissi: la minaccia attendibile alla propria incolumità, l'ossessione per una scommessa finanziaria nei confronti dello yen, che lui sa di aver perso, con notevole danno di alcuni milioni di dollari. Mentre il caos intorno alla limousine cresce, Eric raggiunge il negozio del barbiere, ma non arriva in fondo al taglio. Sventato un primo attentato, la paura di un secondo tentativo rende Eric nervoso. Al punto di raggiungere a casa un suo ex dipendente, Benno Levin, deciso ad eliminarlo. Dopo un serrato confronto, Benno punta una pistola su Eric, il quale gli dice di sparare.

Valutazione Pastorale

Si resta su un finale sospeso, ma se mai c'è stato un copione dalla conclusione superflua, è proprio questo. Perchè l'idea della fine domina dall'inizio, tetra, desolata, silenziosa. Ben allenato dai precedenti relativi a "Il pasto nudo" e "Crash", Cronenberg scommette sulla messa in scena di pagine scritte difficili da tradurre, se non nell'ottica di una nuova 'metamorfosi' dell'umano, di un lavoro sul corpo e sulla mente affidato a parole fitte, incalzanti, disperanti. Quello di Eric all'interno della limousine è un viaggio straziato nella carne e nelle lacerazioni di un tessuto sociale ormai malato, che lui ha contribuito ad infettare e ad accompagnare verso la morte. Dentro dialoghi densi e pesanti, di cerebrale complessità, insinuati tra frammenti di teoremi filosofico/esistenziali che spaccano l'armonia affettiva e sociale, si consuma l'ultimo, disperato tentativo di dare un senso alle parole e ai rumori che emettono. A domanda però risponde spesso un'altra domanda, e gli argomenti cambiano direzione. Fuori alcuni si ribellano, altri si nascondono, la politica è morta, l'economia uccide la vitalità. Sono passati 100 anni, ma il 'dangerous method' psicanalitico (il precedente titolo di Cronenberg) gioca l'estrema carta della distonia mentale. Mettiamo Eric nelle mani di Freud e Jung: ne esce la stessa freddezza espositiva e narrativa, tuttavia ancora più rarefatta, fredda, lontana. E sullo sfondo un mondo senza respiro, gesti inconsulti e quasi inspiegabili. Così, lavorando su una sottrazione che gela l'emozione, Cronenberg si adagia su un'idea di cinema che costruisce una visione e subito rimanda ad altre, quasi emanazione in movimento del Rotko pittore/costruttore di geometrica visionarietà. Un cinema che è già oltre la fine del mondo, del fotogramma, dell'Occidente, con il rischio in agguato di perdere il controllo di qualche pasaggio. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come complesso, problematico e adatto per dibattiti. UTILIZZAZIONE: il film può essere utilizzato in programmazione ordinaria, ben tenendo presente la sua complicata struttura narrativa. Con l'avvertenza di non coinvolgere piccoli e minori, è da riprendere in occasioni mirate, per avviare riflessioni sui molti temi che suggerisce.

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