DANCER IN THE DARK

Valutazione
Discutibile, Problematico, dibattiti**
Tematica
Donna, Famiglia - genitori figli, Lavoro, Male, Tematiche religiose
Genere
Drammatico
Regia
Lars Von Trier
Durata
140'
Anno di uscita
2000
Nazionalità
Danimarca, Francia, Germania
Titolo Originale
Dancer in the dark
Distribuzione
Istituto Luce
Musiche
Bjork
Montaggio
Molly M.Stensgaard & Francois Gedigier

Orig.: Danimarca/Francia/Germania(2000) - Sogg. e scenegg.: Lars Von Trier - Fotogr.(Scope/a colori): Robby Muller - Mus.: Bjork - Montagg.: Molly M.Stensgaard & Francois Gedigier - Dur.: 140' - Produz.: Vibeke Windelov.

Interpreti e ruoli

Bjork (Selma), Catherine Deneuve (Kathy), Peter Stormare (Jeff), David Morse (Bill)

Soggetto

Selma, ragazza madre, é arrivata negli Stati Uniti dalla ex-Cecoslovacchia. Nel piccolo paese agricolo dove risiede, ha trovato lavoro come operaia in fabbrica. Selma non dice a nessuno la realtà della propria situazione: sta diventando cieca, e suo figlio Gene é destinato alla stessa sorte se lei non riuscirà a farlo operare in tempo. Si tratta di una operazione costosa, e per questo Selma giorno dopo giorno mette da parte il denaro, spendendo il minimo indispensabile e facendo turni di straordinario anche notturno. Selma ha la passione per il musical, e nei ritagli di tempo partecipa alle prove della locale compagnia teatrale. Ma la sua vista peggiora sempre di più, e ormai i movimenti che può fare sono veramente pochi. Selma si confida con Bill,il vicino proprietario di casa e poliziotto. Anche Bill ha bisogno di soldi per assecondare i desideri sempre crescenti della moglie, approfitta di un momento in cui Selma non distingue la sua presenza, osserva dove la donna tiene i risparmi e, quando è assente, entra in casa e li ruba. Selma però se ne accorge, capisce che è stato lui, cerca di riaverli indietro. Bill nega tutto, scoppia una lite, parte un colpo dalla pistola di ordinanza: ferito, Bill sente di non avere più la forza di sostenere i problemi che lo affliggono, chiede allora a Selma di non lasciarlo in quella condizione. Selma spara altri proiettili su di lui e l'uomo muore. Viene arrestata, sottoposta al processo e infine condannata a morte. Mentre é in carcere, il caso viene riaperto, c'é un rinvio e forse si potrebbe sperare in qualche cambiamento. Ma i soldi per l'avvocato non ci sono più, bisogna utilizzare quelli messi da parte per Gene. Selma dice di no. Rifiuta qualunque altra azione legale. Il rinvio scade e Selma muore per impiccagione.

Valutazione Pastorale

Nei momenti cruciali della vicenda l'azione si interrompe per lasciare spazio a canzoni e balli: come accadeva nei musical tradizionali, quelli della coppia Astaire-Rogers, quelli dove era bello lasciarsi andare al sogno e alla fantasia. Il "musical", come genere cinematografico, é il trionfo della gioia e della felicità: Von Trier, provocatoriamente, lo affianca alla descrizione di una storia di dolore assoluto. Ne "Le onde del destino" la protagonista scendeva i gradini del male per consentire ai desideri del marito infermo; qui Selma opera per il figlio una scelta simile e ancora più estrema. Dopo la messa a nudo, con "Idioti", di una società malata che nell'innocenza della follia poteva intravedere qualche barlume di cambiamento, Lars Von Trier torna a disegnare un universo simbolico cupo e ostile. Selma rappresenta l'individuo al livello zero della purezza mentale e quindi il bersaglio più facile per la 'cattiveria' dell'altro. Certo l'ambientazione negli Stati Uniti induce ad immediati livelli di lettura: Selma rappresenta l'Europa frammentata e fragile del post-1989 attratta e fagocitata dal fascino americano; dall'altra parte ecco invece la realtà l'ipocrisia di una provincia statunitense chiusa e gretta, pronta a condannare il 'diverso'. Ma per Von Trier, 'bene' e 'male' sono categorie morali nettamente distinte e non sovrapponibili: o c'è l'uno o c'è l'altro. La sofferenza li contiene entrambi, il dolore li accomuna. Sono il presupposto delle scelte da fare: Selma ha voluto essere madre ed ora davnti a lei ci sono la vita, la morte, la salvezza. Selma vi si muove in modo tanto deciso quanto straziato, e Von Trier la segue con il suo linguaggio più che mai conseguente: il montaggio delle immagini é spezzato e frenetico, la cinepresa sta addosso ai volti e di continuo è sballottata dentro lo schermo in cinemascope. E' il marchio del regista: vuoe dirci che niente é facile da vivere, e anche per assistere, per 'entrare' in modo coerente nella vicenda bisogna impegnarsi, stordirsi, essere disturbati. Insomma sentirsi come Selma. Così è Von Trier, che chiude il racconto con una inquadratura che dal basso, dove Selma ha appena sacrificato se stessa, si muove verso l'alto: forse si tratta di uno sguardo rivolto al cielo, la prospettiva di un orizzonte al di sopra del dolore terreno. Da parte di Von Trier é un'apertura nel buio, un appello al riscatto, una speranza di cambiamento. Le domande più forti emergono e rimangono in sospeso. Dal punto di vista pastorale, il film si offre,al pari degli altri del regista danese, come un testo ricco e articolato: da valutare come discutibile, per il tono non sempre convincente e compatto, e insieme problematico, molto adatto a dibattiti. UTILIZZAZIONE: il film é da utilizzare con cautela in programmazione ordinaria a motivo del suo impianto espositivo non semplice. Si presta meglio per situazioni mirate, dove sia possibile sviluppare con opportune riflessioni le molte suggestioni che offre nell'ambito di tematiche importanti della cultura europea contemporanea.

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