DEAR WENDY

Valutazione
Discutibile, Problematico, dibattiti
Tematica
Amicizia, Giovani, Metafore del nostro tempo
Genere
Metafora
Regia
Thomas Vinterberg
Durata
101'
Anno di uscita
2005
Nazionalità
Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna
Titolo Originale
Dear Wendy
Distribuzione
Eagle Pictures
Musiche
Benjamin Wallfisch
Montaggio
Mikkel E.G. Nielsen

Orig.: Danimarca/Germania/Francia/Gran Bretagna (2004) - Sogg. e scenegg.: Lars Von Trier - Fotogr.(Panoramica/a colori): Anthony Dod Mantle - Mus.: Benjamin Wallfisch - Montagg.: Mikkel E.G. Nielsen - Dur.: 101' - Produz.: Sissi Graum Jorgensen.

Interpreti e ruoli

Jamie Bell (Dick), Bill Pullman (Krugsby), Michael Angarano (Freddie), Novella Nelson (Clarabelle), Chris Owen (Huey), Danso Gordon (Sebastian), Mark Webber (Stevie), Alison Pill (Susan), Teddy Kempner (Salomon), Maria Charles . (sig.ra Rubenz)

Soggetto

In una cittadina americana, il piccolo Dick, disadattato, ha chiamato Wendy un revolver che porta sempre con sé. Un giorno lui e altro coetanei amanti delle pistole costuiscono un gruppo, chiamato "The Dandies", che ha come obiettivo quello di conservare le armi e al tempo stesso di non usarle mai. Il giuramento e i buoni propositi sono destinati a durare poco: ossia fin quando (un equivoco dopo l'altro) la semplice operazione di accompagnamento di un'anziana negra da casa all'altro lato della strada si tramuta in un'operazione di vita o di morte. Da un lato lo sceriffo e i poliziotti, dall'altro i ragazzi incapaci di restare nei limiti del gioco. Finisce in una strage, e i corpi di tanti innocenti restano sull'asfalto della strada centrale di un anonimo piccolo paese.

Valutazione Pastorale

Fedele alle indicazioni del maestro Lars Von Trier, l'allievo Vinterberg ricostruisce alla periferia di Copenaghen lo scheletro di una cittadina mineraria degli Appalachi. e su questo scenario, come sun una 'quinta teatrale', allestisce una ennesima tragedia americana. Ne esce, inevitabilmente, il ritratto di un'America amara, dove l'uso delle armi è come una droga alla quale ormai ci si é assuefatti e che nessuna buona intenzione può eliminare. L'apologo, va detto, é incisivo, doloroso, dilaniante. La dimensione quasi visionaria del territorio proietta ombre oniriche sul racconto, getta sguardi di compassione su quei ragazzi ingenui e storditi, fa emergere sprazzi di comprensione brutalmente troncata nel rapporto tra razze, culture, civiltà diverse. Come già accade in Von Trier, la metafora é azzeccata nella sua simbologia più evidente di condanna di una violenza inutile; é meno riuscita quando sembra che il regista voglia mettere sul banco degli imputati solo l'America, che viene sempre scelta come bersaglio facile e buono per tutte le occasioni. Tra alti e bassi il film, dal punto di vista pastorale, é da valutare come discutibile, problematico e adatto per dibattiti. UTILIZZAZIONE: il film può essere utilizzato in programmazione ordinaria con attenzione per la presenza di minori. Più adatto ad avviare riflessioni sui temi importanti che affronta circa l'esplodere della violenza con le armi nella società contemporanea. Molta attenzione per i più piccoli é da tenere in vista di passaggi televisivi o di uso di VHS e DVD.

Le altre valutazioni

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