DIAPASON (Dogma #11)

Valutazione
Inaccettabile, velleitario
Tematica
Politica-Società, Rapporto tra culture
Genere
Drammatico
Regia
Antonio Domenici
Durata
93'
Anno di uscita
2001
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
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Distribuzione
Minerva Pictures
Musiche
Roberto Mariani, Mauro Ruvolo
Montaggio
Antonio Domenici, Federico Stanisci

Orig.: Italia (2000) - Sogg. e scenegg.: Giorgio Formica, Natalia Gambino - Fotogr.(Panoramica/a colori): Frederic Fasano - Mus.: Roberto Mariani, Mauro Ruvolo - Montagg.: Antonio Domenici, Federico Stanisci - Dur.: 93' - Produz.: Gianluca Curti per Gruppo Minerva International, Paolo Landolfi e Paolo Luvisotti per Flying Movies.

Interpreti e ruoli

Angelo Infanti (Marcello), Magdalena Grochowska, David D'ingeo, Alex Van Damme, Lea Karen Grammsdorff, Melanie Gerren, Nicola Siri, Michel Leroy

Soggetto

Nella Roma notturna di oggi, due vicende si svolgono parallele. Da un lato c'é Marcello, direttore di produzione cinematografica di età ormai matura. Cammina per via Veneto nel tentativo di convincere Claire, giovane attrice americana, ad interpretare il suo prossimo film. Per stimolarla le racconta una serie di sue esperienze professionali relative al periodo della 'dolce vita' e alla conoscenza con Fellini e Mastroianni. A notte inoltrata, Marcello e Claire vanno ad una festa a casa di Gianluca. Qui arriva anche un certo Davide che riporta a Gianluca una tela rubata. Per Marcello le cose non si mettono troppo bene, Claire rinuncia al film, e lui torna da solo a casa. Dall'altro lato c'è un gruppo di sbandati, che si uniscono e si scontrano con alcuni extracomunitari. Uno di colore ruba una macchina; Matilda, in preda alla droga, viene portata in ospedale; altri si muovono senza costrutto, solo rinfacciandosi colpe varie, da una casa all'altra. Mentre albeggia, arriva la bella notizia che Alex, uno di loro, è diventato padre. Intanto la polizia circonda la macchina rubata.

Valutazione Pastorale

Nelle intenzioni, e anche nel titolo, il film vorrebbbe richiamarsi alle regole del cosiddetto "Dogma" dettate dal regista danese Lars Von Trier e che impongono di girare storie con linguaggio asciutto, scarno, privo di qualunque artificio accessorio. Niente di tutto questo si riscontra nell'esito conclusivo. Più cerca di essere 'vero', più il racconto diventa falso e pretestuoso, girato in modo sciatto e tirato via. I due temi centrali rimangono entrambi inespressi: sia quello, grosso modo, del cinema nel cinema, affidato ad un attore esperto come Angelo Infanti; sia quello del disagio delle periferie urbane e dei rapporti malavitosi tra italiani e extracomunitari. I dialoghi vuoti e stentati non riescono ad esprimere le situazioni. Su tutto aleggia una visione delle persone e delle cose nettamente pessimista, i valori sono assenti o trattati in modo svilente, c'è un clima di trasandatezza e di vuoto che ingenera anche qualche punta di razzismo. Nell'insieme un film sbagliato che, dal punto di vista pastorale, è da valutare come inaccettabile, e velleitario rispetto forse a qualche intenzione più seria rimasta però del tutto inespressa. UTILIZZAZIONE: la proposta del film è da evitare sia in programmazione ordinaria sia in altre circostanze, proprio per l'assenza di quegli elementi che almeno avrebbero potuto stimolare qualche riflessione. Attenzione per i minori in caso di passaggi televisivi.

Le altre valutazioni

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