DIARIO DI UN VIZIO

Valutazione
Inaccettabile, Squallido
Tematica
Genere
Drammatico
Regia
Marco Ferreri
Durata
89'
Anno di uscita
1993
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
DIARIO DI UN VIZIO
Distribuzione
I.I.F.
Soggetto e Sceneggiatura
Marco Ferreri, Liliana Betti, Riccardo Ghione Liliana Betti
Musiche
Gatto Barbieri
Montaggio
Ruggero Mastroianni

Sogg.: Liliana Betti - Scenegg.: Marco Ferreri, Liliana Betti, Riccardo Ghione - Fotogr.: (normale/a colori) Mario Vulpiani - Mus.: Gatto Barbieri - Montagg.: Ruggero Mastroianni - Dur.: 89' - Produz.: Società Olografica Italiana

Interpreti e ruoli

Jerri Calà (Benito), Sabrina Ferilli (Luigia), Valentino Macchi, Letizia Ranieri, Anna Duska Bisconti, Luciana De Falco

Soggetto

il quarantenne Benito a malapena sopravvive in una Roma periferica e degradata: con l'aiuto di un poveraccio che gli fa da assistente, vende per strada detersivi. Il suo corpo l'ossessiona, ne misura di continuo la temperatura, ne controlla attento – quasi sempre invano – le pulsioni, poiché è un erotomane sfrenato. Al diario che puntigliosamente scrive, Benito affida le notazioni più intime, dominato com'è sia da Luigia sua amante (ma lei di uomini ne trova a piacer suo, il che lo rende geloso), sia da facili amorazzi. Il piazzista vive la "vita bassa" del proprio corpo nel suo miserevole diario, trasmigrando da pensioncine a camere d'affitto, una più squallida dell'altra, frugando nelle sottane di ogni sconosciuta che stia al gioco, pronto a possedere anche donne incinte, come disponibile a cantare con una ragazzetta in un giardino pubblico, infelice o velleitario che sia. Un giorno gli imbianchini che rimettono a nuovo una camera scoprono il diario ossessionante del venditore di detersivi: è tutto ciò che rimane di un uomo qualunque, spia malata delle sensazioni dei propri organi, sparito nel nulla.

Valutazione Pastorale

nella sua carriera, di film pregevoli, acuti e spericolati Ferreri non ne ha fatti pochi. Anche per questo motivo spiace sempre quando un artista realizza un prodotto dissennato in cui i personaggi affratellati sono due: l'erotomane (Jerri Calà) e il suo quaderno, ossia il controllore ossessionato dalla fisiologia corporale, per pulsioni e scacchi sessuali, da un lato, e, dall'altro, la pagina, vergata da righe convulse, angosciate e sgangherate. Questo Benito – contabile maniacale nel proprio fallimento, sognatore a suo modo, con amante fissa, ma anche palpatore incontenibile di vogliose donne – il regista ha fatto bene a non lasciarcelo morto nel suo ultimo rifugio, magari suicida in una tinozza colma di detersivi. L'uomo e la sua residua linfa vitale sembrano essersi dissolti, come fagocitati dall'ambiente. Ne restano solo il diario, che ripugna perfino alla pietà, e il film.

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