DOVE SIETE? IO SONO QUI *

Valutazione
Discutibile, Realistico
Tematica
Handicap
Genere
Drammatico
Regia
Liliana Cavani
Durata
107'
Anno di uscita
1993
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
DOVE SIETE? IO SONO QUI
Distribuzione
I.I.F.
Musiche
Pino Donaggio
Montaggio
Angelo Nicolini

Sogg. e scenegg:: Liliana Cavani, Italo Moscati - Fotogr.(Normale/a colori): Armando Nannuzzi - Mus.: Pino Donaggio - Montagg.: Angelo Nicolini - Dur.: 107' - Produz.: San Francisco Film.

Interpreti e ruoli

Chiara Caselli (Elena), Gaetano Carotenuto (Fausto), Anna Bonaiuto (madre di Fausto), Valeria D'Obici (zia di Fausto), Ines Nobili (Maria), Ko Murobushi (se stesso), Giuseppe Perruccio (padre di Fausto), Doriana Chierici, Carla Cassola, Sebastiano Lo Monaco, Maurizio Onorato, Pino Micol, Maria Inversi.

Soggetto

Fausto, un giovane non udente, è cresciuto in una famiglia benestante, dove la madre ha fatto di tutto per farlo sembrare "normale", facendolo studiare in una scuola pubblica con l'ausilio di un insegnante specializzato, e inserendolo, grazie ad un amico, nel mondo del lavoro come impiegato bancario. Fausto, che sta con una ragazza dell'alta borghesia, Maria, si esprime, sia pure con tipica cadenza di chi non sente ciò che dice, con le sue corde vocali, ma é costretto ovviamente a leggere le labbra e ad usare un trascrittore telefonico per capire ciò che gli dicono gli altri. Un giorno incontra allo zoo Elena, una non udente, e ne è colpito. Scopre che la zia, cui vuole molto bene perché fin da bambino ha saputo accettarlo per quello che é e donargli calore e comprensione, frequenta un'associazione di non udenti di cui Elena é membro. Nonostante l'opposizione della madre, Fausto aiuta Elena che lavora in una pizzeria ed ha smesso di studiare; la toglie alla stanzetta dove convive con due ragazzi della pizzeria; affitta una casa; la costringe a studiare ed a prepararsi per la maturità. Una sera Fausto interviene in una rissa e salva il mimo giapponese Ko Murobushi, che accompagna a teatro: pur ferito, l'artista incanta lui ed il pubblico. Nonostante l'incomprensione di quasi tutta la classe, l'insofferenza degli insegnanti (naturalmente manca l'insegnante specializzato previsto dalla legge) e lo scetticismo della preside, Elena riesce, con l'aiuto di Fausto, col quale é nata una vera storia d'amore, a superare l'esame di maturità. Ma Fausto, sempre più innamorato di Elena, ha trascurato il lavoro, ha preso molti giorni di ferie, e ora chiede al direttore della banca 90 milioni in prestito per far studiare Elena in un'università specializzata a Washington. La madre, che si vede sfuggire il controllo sul figlio, va da Elena e l'accusa di sfruttarlo e rovinargli la carriera. Sconvolta, la ragazza viene investita da un'auto e finisce all'ospedale. Qui la raggiunge Fausto, che, con un gesto commovente, si corica accanto a lei come per sostenerla nella sua lotta, ma viene scacciato dalle infermiere. In un sogno angoscioso vede il funerale di Elena, con gli amici non udenti che pregano a gesti, e con l'apparizione di Morobushi che depone una rosa sulla bara. Ma é solo un brutto sogno: Elena é fuori pericolo, e una vita diversa attende i due ragazzi.

Valutazione Pastorale

Per il problema dei non udenti, non così grave a fronte di handicap più penalizzanti (si pensi ai down o agli autistici o a chi ha danni motori permanenti), il film, toccando con intelligenza e partecipazione autentica tutti gli aspetti della "querelle", sembra ipotizzare una soluzione come possibile, a patto che i sordi vengano accettati con i loro handicap, e non "malgrado" o "nonostante" la loro menomazione. Come i non vedenti, essi hanno sviluppato una sensibilità particolare, e uno spettacolo di mimo, ad esempio, come le bellissime pantomime in stile "Butoh" di Murobushi, li tocca e commuove ad un livello impensabile ad un udente, così come i ciechi "sentono" la musica in modo del tutto peculiare. Essi possono percepire tattilmente, attraverso le vibrazioni di un altoparlante, le emozioni del suono che a loro é negato per via auricolare, e la loro capacità di solidarietà, altruismo, sensibilità, ne fa una "popolazione" di cittadini esemplari assolutamente trascurata e si potrebbe dire non adeguatamente valorizzata dai cosiddetti normali. La figura della zia e della madre di Fausto, nel loro contrapporsi, simbolizzano assai efficacemente l'atteggiamento che gli udenti hanno verso i sordi: la madre rifiuta categoricamente, visceralmente l'handicap del figlio, impedendogli fin da bambino di usare il linguaggio gestuale e costringendolo ad usare le corde vocali, anche se egli resta sempre un "sordo che parla". La zia invece trasmette in mille modi il suo amore e la sua comprensione verso il nipote stimolandone la creatività: é proprio lei ad avere l'idea, (ed é una delle più belle sequenze del film), di spiegargli cosa sia la musica paragonandola al vento tra le fronde, e poi ponendo le mani del bimbo sugli altoparlanti dello stereo. E sarà proprio la sua perdita il primo grande dolore per fausto, che temerà di perdere la seconda donna amata della sua vita, l'adorata Elena. Film di sostanza, qua e là penalizzato da qualche difetto di montaggio, e inutilmente addobbato con una scena erotica del tutto avulsa da un contesto simile. Resta comunque la forza e la positività del suo messaggio, la bellezza di molte sequenze, e la bravura degli interpreti, su cui giganteggia una bravissima Chiara Caselli.

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