…E ORA PARLIAMO DI KEVIN

Valutazione
Complesso, Problematico, Adatto per dibattiti
Tematica
Adolescenza, Educazione, Famiglia - genitori figli, Male, Matrimonio - coppia
Genere
Drammatico
Regia
Lynne Ramsay
Durata
112'
Anno di uscita
2012
Nazionalità
Gran Bretagna, Stati Uniti
Titolo Originale
We Need to Talk About Kevin
Distribuzione
Bolero Film
Soggetto e Sceneggiatura
Lynne Ramsay, Rory Kinnear tratto dal romanzo 'Dobbiamo parlare di Kevin' di Lionel Shriver
Musiche
Jonny Greenwood
Montaggio
Joe Bini

Orig.: Stati Uniti/Gran Bretagna (2011) - Sogg.: tratto dal romanzo 'Dobbiamo parlare di Kevin' di Lionel Shriver - Scenegg.: Lynne Ramsay, Rory Kinnear - Fotogr.(Scope/a colori): Seamus McGarvey - Mus.: Jonny Greenwood - Montagg.: Joe Bini - Dur.: 112' - Produz.: Jennifer Fox, Luc Roeg, Robert Salerno.

Interpreti e ruoli

Tilda Swinton (Eva), Ezra Miller (Kevin a 16 anni), Jasper Newell (Kevin a 6-8 anni), Rocky Duer (Kevin piccolo), John C.Reilly (Franklin), Ashley Gerasimovich (Celia), Sioban Fallon (Wanda), Alex Manette (Colin), Kenneth Franklin (Soweto), Ursula Parker (Lucy), Lauren Fox . (dott.ssa Goldblatt)

Soggetto

Quando sta per compiere sedici anni, Kevin entra a scuola e con arco e frecce commette una strage. Alla stesso modo elimina anche il padre Franklin e la sorellina Celia. Eva, la mamma, ripercorre i suoi primi anni di vita: un bambino dal carattere aspro e scontroso, ostile verso tutto e tutti. Dall'infanzia all'adolescenza, i rapporti proseguono difficili da gestire, sempre sul filo di una parola e di un gesto sbagliati. Compiuta l'azione omicida, Kevin in carcere riceve la visita della mamma che gli chiede il perché di quel gesto, e lui risponde di non saperlo più. Eva abbraccia Kevin.

Valutazione Pastorale

Tratta da un romanzo, la materia è dura, scostante, rivolta a rappresentare problemi autentici in modi aggressivi, senza sconti. La scelta spiazzante è quella di frammentare in dolorosi segmenti il dipanarsi dell'azione. All'inizio il gesto folle è già successo ma viene rivisitato attraverso il 'prima' e il 'dopo': addiritttura prima del concepimento, e poi nelle varie fasi di una crescita fatta di silenzi e di atteggiamenti ostili. A poco a poco emerge quella 'normalità' del quadro circostante (genitori che si amano; bella casa; zona urbana residenziale) che elimina ogni possibile aggancio di degrado sociale e lascia l'interrogativo nudo e solo: perché? Da dove nasce il male di Kevin? Non ha motivi ed è fine a se stesso? L'impossibile spiegazione genera angoscia, esprime una sofferenza che la regista filtra attraverso sequenze scavate e distorte, disturbanti, quasi rivolte a rappresentare un disagio non rappresentabile. La ricerca formale qua e là si fa insistita e non priva di compiacimento, ma lo scavo psicologico è notevole, e il nichilismo che a lungo attanaglia l'immagine si scioglie nella accorata sequenza finale dell'abbraccio. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come complesso, certo problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

più che nella programmazione ordinaria, il film si indirizza per occasioni mirate, come avvio alla riflessione sui temi centrali della maternità e del rapporto genitori/figli. Non facile da seguire quanto al linguaggio, non adatto per minori e piccoli, per i quali è da tenere attenzione anche in vista di passaggi televisivi o di uso di dvd e di altri supporti tecnici.

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