EDISON CITY

Valutazione
Discutibile, crudezze
Tematica
Gangster, Politica-Società, Violenza
Genere
Drammatico
Regia
David J. Burke
Durata
102'
Anno di uscita
2005
Nazionalità
Canada
Titolo Originale
Edison
Distribuzione
Andrea Leone Films/ Warner Bros Italia
Musiche
Machine Head
Montaggio
Casey O. Rohrs

Orig.: Canada (2005) - Sogg. e scenegg.: David J. Burke - Fotogr.(Scope/a colori): Francis Kenny - Mus.: Machine Head - Montagg.: Casey O. Rohrs - Dur.: 102' - Produz.: Randall Emmett, George Furla, Boaz Davison, John Thompson.

Interpreti e ruoli

Morgan Freeman (Ashford), Kevin Spacey (Wallace), Justin Timberlake (Pollack), LL Cool J. (Deed), Dylan McDermott (Lazerov), John Heard (Tilman), Cary Elwes (Reigert), Roselyn Sanchez . (Maria), Damien Dante Wayans (Isiaha), Garfield Wilson (Rook), Marco Sanchez (Reyes), Piper Perabo (Willow)

Soggetto

Nella metropoli di Edison, Josh Pollack, giovane e ambizioso giornalista, dopo aver assistito alla fase di un processo, ritiene di poter condurre una seria inchiesta sulla corruzione interna ad una unità di polizia. Più scettico e con alle spalle una carriera di fotoreporter nelle zone calde del mondo, il direttore Moses Ashford lo scoraggia, dicendo che non vuole sentirne parlare. Anche se licenziato, Pollack continua ad indagare all'interno della FRAT, una squadra speciale addetta al controllo dell'uso degli steroidi. Ad ostacolare Pollack ci sono anche il capitano Bernard Tilman, capo della FRAT, e il procuratore Jack Reigert. Tra agguati, attentati, eliminazione violenta di testimoni scomodi, Pollack (finito anche all'ospedale con la sua ragazza Willow) riesce a ricostruire la verità dei fatti. Alcuni poliziotti esercitano violenza sugli spacciatori per estorcere loro non solo soldi ma anche la droga di piazzare in altri luoghi. E il procuratore ne era al corrente.

Valutazione Pastorale

Si tratta di un 'poliziesco' certo di tono drammatico ma di confezione talmente modesta e tirata via da risultare alla fine poco digeribile e abbastanza incongruente. La costante rozzezza della trama, che mette tutti sullo stesso livello e affianca genericamente lo slancio 'genuino' del giornalista alla delusione esistenziale del suo direttore, induce a confondere buoni e cattivi, vittime e carnefici. Ne esce un quadro approssimativo e scadente, interpretato svogliatamente da un superesposto Morgan Freeman e affidato a personaggi ingabbiati nello stereotipo. Le buone intenzioni (forse di denuncia) annegano nel grigiore e in un certo, strisciante qualunquismo. Dal punto di vista pastorale, il film é da valutare come discutibile e segnato da molte crudezze. UTILIZZAZIONE: il film può essere utilizzato in programmazione ordinaria, sia pure tenendo presenti i rilievi fatti sopra, e comunque con attenzione per la presenza d minori. Stessa cura è per i più piccoli é da tenere in vista di passaggi televisivi o di uso di VHS e DVD.

Le altre valutazioni

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