FAI BEI SOGNI

Valutazione
Complesso, Problematico, dibattiti *
Tematica
Bambini, Famiglia - genitori figli, Letteratura, Metafore del nostro tempo, Morte
Genere
Drammatico
Regia
Marco Bellocchio
Durata
133'
Anno di uscita
2016
Nazionalità
Francia, Italia
Titolo Originale
/////
Distribuzione
01 Distribution
Soggetto e Sceneggiatura
Valia Santella, Edoardo Albinati e Marco Bellocchio tratto dal romanzo omonimo di Massimo Gramellini
Musiche
Carlo Crivelli
Montaggio
Francesca Calvelli

Orig.: Italia/Francia (2016) - Sogg.: tratto dal romanzo omonimo di Massimo Gramellini - Scenegg.: Valia Santella, Edoardo Albinati e Marco Bellocchio - Fotogr.(Scope/a colori): Daniele Ciprì - Mus.: Carlo Crivelli - Montagg.: Francesca Calvelli - Dur.: 133' - Produz.: Beppe Caschetto per IBC Movie e Kavac Film con RAI Cinema e in coproduzione con Ad Vitam - FESTIVAL DI CANNES 2016 QUINZAINE DES REALISATEURS.

Interpreti e ruoli

Valerio Mastandrea (Massimo), Berenice Bejo (Elisa), Guido Caprino (padre di Massimo), Nicolò Cabras (Massimo bambino), Dario Delpero (Massimo teenager), Barbara Ronchi (madre di Massimo), Emmanuelle Devos (Simone), Fausto Russo Alesi, Fabrizio Gifuni, Roberto Herlitzka, Piera Degli Esposti, Miriam Leone, Arianna Scommegna, Bruno Torrisi, Manuela Mandracchia, Giulio Brogi, Roberto Di Francesco, Dylan Ferrario, Pier Giorgio Bellocchio.

Soggetto

A nove anni Massimo perde la mamma, morta, gli dicono, per un infarto fulminante. Il piccolo fa non poca fatica ad elaborare questo lutto. Cresce, diventa adulto, si afferma come giornalista, ma quella perdita resta sempre dentro di lui. Fino a quando non scopre la verità...

Valutazione Pastorale

Il soggetto parte dal romanzo omonimo scritto da Massimo Gramellini, oggi vice direttore de "La Stampa", e best seller con oltre un milione di copie vendute. Contattato dal produttore, Marco Bellocchio ha poi accettato di occuparsi della versione filmica, seguendo una sceneggiatura alla quale ha lavorato insieme a Valia Santella e Edoardo Albinati. Di fronte ad una vicenda di palese sapore autobiografico, Bellocchio ha attivato uno sguardo esterno e personale, ha osservato la storia come se il protagonista fosse fin da piccolo un testimone quasi involontario. Di fronte ad un regista esperto e solido come Bellocchio, Gramellini ha, per sua scelta, rinunciato a qualunque forma di intervento sul testo. Cosicché all'autore piacentino è rimasta la possibilità di muoversi ampiamente lungo le ariose pagine del testo, entrando e uscendo dal contradditorio rapporto tra Massimo e il padre, sempre di contorno e in secondo piano rispetto a quella madre che vive in un ricordo perenne, acuto, condiviso ma non esaurito. Sulle scorie di un'esistenza sempre affannosa e di incerta riconciliazione, Bellocchio riesce a eludere le trappole del romanzo e a portarle dalla propria parte, nel confuso caleidoscopio dell'Italia anni '60 e '70, laddove i temi della famiglia, della perdita, della solitudine emergono e diventano preponderanti. Così il film 'tratto da' Gramellini diventa il film di Bellocchio, cronaca difficile, malinconica e riarsa di conflitti generazionali, sociali, storici che hanno prosciugato il Paese negli ultimi decenni. Cronaca personale e insieme psicologica, neutra ma, per il regista, intrisa di conflitti verbali e politici, specchio di incertezze e di una impossibile riconciliazione. Certo sofferto e complicato il romanzo, altrettanto ermetico e chiuso in una ventata di respiro soffocato il film che, dal punto di vista pastorale, è da valutare come complesso, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria come occasione per avviare un confronto aperto tra letteratura e cinema.

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