FUNNY GAMES

Valutazione
Inaccettabile, Negativo
Tematica
Genere
Drammatico
Regia
Michael Haneke
Durata
103'
Anno di uscita
1998
Nazionalità
Austria
Distribuzione
Lucky Red
Soggetto e Sceneggiatura
Michael HanekeMichael Haneke
Musiche
Brani di musica classica
Montaggio
Andreas Prochaska

Sogg e Scenegg.: Michael Haneke - Fotogr.: (Panoramica/a colori) Juergen Juerges - Mus.: Brani di musica classica - Montagg.: Andreas Prochaska - Dur.: 103' - Produz.: Werner F. Reitmaeier

Interpreti e ruoli

Susanne Lothar (Anna), Ulrich Muehe (George), Frank Giering (Peter), Arno Frisch (Paul), Stefan Clapczynski (Georgie), Doris Kunstmann (Gerda), Christoph Bantzer (Fred), Wolfgang Glueck (Robert), Susanne Meneghel (sorella di Gerda), Monika Zallinger . (Eva)

Soggetto

Quando arriva il periodo delle vacanze, i coniugi Anna e Georg col figlioletto Georgie si trasferiscono nella casa in riva al lago. I loro vicini Fred e Eva sono già arrivati, i rapporti vengono ripresi e subito si decide per una partita a golf la mattina dopo. Mentre il padre rimette in sesto la barca a vela, Georgie rientra a casa e avverte la mamma che c'è una persona alla porta: è Peter, un ragazzo dall'aria per bene, ospite dei vicini, che chiede ad Anna delle uova da prestare ad Eva. Anna sta per accontentarlo, ma si domanda come abbia fatto Peter ad arrivare fino a lì. Lui dice di aver approfittato di un varco nel recinto, poi va via, quindi torna con l'amico Paul, entrambi indossano guanti bianchi. Fanno altre richieste, alle quali Anna si rifiuta di acconsentire. Di colpo esplode la violenza: i due terrorizzano madre e figlio e quando arriva il padre gli spezzano una gamba con la mazza da golf. Peter e Paul si installano in casa, annunciando ai tre che ad un certo momento verranno uccisi. Organizzano allora giochi all'insegna di una sadica paura, e Georgie, che era riuscito a fuggire, viene ripreso e punito. Alla fine la famigliola viene brutalmente eliminata. La mattina dopo, Peter e Paul raggiungono un'altra sponda del lago. Peter suona alla porta, apre una donna, lui le chiede delle uova e, mentre lei va a prenderle, strizza l' occhio verso l'obiettivo.

Valutazione Pastorale

Nelle intenzioni del regista, il film dovrebbe "permettere allo spettatore di prendere coscienza della perdita di senso che caratterizza la realtà alla quale partecipa". Cosicchè tale spettatore possa "fare il salto dal ruolo di vittima dei media a quello di interlocutore potenziale. Il problema -afferma sempre il registanon è sapere ciò che si ha il diritto di mostrare ma piuttosto come aiutare lo spettatore a capire ciò che gli viene mostrato." E' proprio su quest'ultima frase che i conti del film non tornano più. Se sul piano teorico certe premesse possono essere in parte condivisibili, è la realizzazione a far loro perdere l'efficacia. Più che aiutare, il racconto depista, spiazza, allontana. Sia pure non mostrata, la violenza fisica e psicologica profusa a piene mani rimane priva di senso e così compiaciuta da togliere allo spettatore la possibilità di distaccarsene per rifletterci sopra. Non servono gli ammiccamenti verso la macchina da presa, e altri simili espedienti narrativi, a svelare che si tratta di un gioco: troppa è l'ambiguità, troppo l'estetismo formale dell'operazione. Dal punto di vista pastorale, e proprio tenendo come punto di riferimento lo spettatore, il film va valutato come inaccettabile, per la negatività complessiva della tesi che lo sorregge.

Utilizzazione

Il film è da escludere dalla programmazione ordinaria. Potrebbe certo servire ad affrontare il problema della rappresentazione della violenza: ma tale operazione può proporsi solo all'interno di gruppi specifici, molto motivati, in grado di cogliere il tono provocatorio e ambiguo della vicenda.

Le altre valutazioni

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