GERMINAL *

Valutazione
Discutibile, Crudo
Tematica
Politica-Società
Genere
Drammatico
Regia
Claude Berri
Durata
160’
Anno di uscita
1994
Nazionalità
Francia
Titolo Originale
GERMINAL
Distribuzione
Artisti Associati
Soggetto e Sceneggiatura
Claude Berri liberamente ispirato al romanzo “Germinal” di Emile Zola, Scenegg.: Claude Berri
Musiche
Jean
Montaggio
Herve De Luze

Sogg.: liberamente ispirato al romanzo “Germinal” di Emile Zola, Scenegg.: Claude Berri - Arlette Langmann - Fotogr.: (scope/a colori) Yves Angelo - Mus.: Jean-Louis Roques - Montagg.: Herve De Luze - Dur.: 160’ - Produz.: Renn Productions, Paris

Interpreti e ruoli

Miou-Miou (Maheude), Renaud Sechand (Etienne Lantier), Judith Henry (Catherine Maheu), Gerard Depardieu (Emil Maheu), Jean-Roger Milo (Chaval), Laurent Terzieff (Suvarin), Jean Carmet, Bernard Fresson, Jean-Pierre Bisson, Jacques Dacqmine, Anny Duperey

Soggetto

durante la seconda metà del secolo scorso nel villaggio minerario di Montsou, nel nord della Francia, la famiglia Maheu, sei figli di cui uno da svezzare, vive del lavoro della miniera: papà Maheu, la figlia Catherine e i tre maschi scendono ogni mattina nei pozzi, mentre il nonno è in pensione coi polmoni bruciati dalla polvere di carbone. L’arrivo dal sud di Etienne Lantier scuote il miserabile tran tran degli operai, la cui misera paga non basta. Catherine, pur attratta da Etienne, che l’ama, è come plagiata dal brutale Chaval, che la seduce e la porta a casa sua. Il figlio più grande Zacharie, tra l’altro vuole sposarsi, e questo significa un’altra paga in meno. Poiché è stata fondata da poco in Inghilterra l’Internazionale Socialista, Etienne, sensibile ai problemi della classe operaia, cerca di creare una coscienza sindacale nei compagni: si crea dapprima un fondo cassa, e poi si arriva allo sciopero, al picchettaggio dei pozzi, agli scontri con i crumiri, alla distruzione dei macchinari. Mentre le ricche famiglie dei padroni banchettano sontuosamente o elargiscono ridicole elemosine in natura o in vestiario, la folla si abbandona ad atti di violenza, come lo sfregio del cadavere di un esoso commerciante ad opera delle donne infuriate. In uno scontro con la milizia, chiamata dai padroni, papà Maheu perde la vita. Etienne deve nascondersi; vengono ingaggiati minatori belgi e riaperte le miniere; un anarchico russo, esule, Suvarin, che predica la distruzione violenta del pianeta, finisce per sabotare la miniera: l’allagamento blocca Etienne, Catherine e Chaval. I due uomini litigano e Chaval rimane ucciso. Dopo la reciproca dichiarazione d’amore, Catherine muore e solo Etienne si salva. Il grisou ha ucciso anche Zacharie Maheu, impegnato nei soccorsi. Mentre si allontana Etienne riflette amaramente sugli eventi sperando in un futuro migliore.

Valutazione Pastorale

summa della coscienza socialista fine ottocento, il romanzo di Zola (1885) analizzava con l’amaro realismo di chi non ha una visione trascendente della realtà umana, il tessuto sociale tra i più diseredati e reietti della società del suo tempo. Prima schiavi o galeotti, poi servi della gleba, e quindi operai, i lavoratori resi tali da leggi fatte su misura per padroni tanto validi quanto corrotti conducono la vita bagnandola col loro sudore, le loro lacrime ed il loro sangue. La coscienza di classe, stimolata dall’opera intellettuale di Marx ed Engels e poi dalla massiccia e capillare propaganda socialista e comunista ha certamente contribuito ad eliminare, per gran parte dell’umanità che lavora sotto padrone, situazioni estreme come quelle cui il film si riferisce. L’occasione che si presentava a Berri con questo affresco era quindi assai densa di valenze storiche, sociali, psicologiche, formative. Invece la pellicola, con uno stile che oscilla continuamente tra soap opera e colossal, debordante nella durata, didascalica, iconografica nelle immagini e condita con truculente crudezze o con retoriche rappresentazioni della classe borghese, finisce, anziché coinvolgere lo spettatore nelle tematiche trattate, per annoiarlo. Un Depardieu troppo satollo per essere un minatore affamato, una sporcizia che sa di nerofumo e una miseria troppo retorica completano il quadro. Da elogiare comunque il grande impegno organizzativo e la livida fotografia.

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