GIORNI FELICI A CLICHY

Valutazione
Inaccettabile, Malsano
Tematica
Genere
Drammatico
Regia
Claude Chabrol
Durata
102'
Anno di uscita
1991
Nazionalità
Francia
Titolo Originale
JOURS TRANQUILLES A CLICHY
Distribuzione
Istituto Luce, Italnoleggio Cinematografico
Soggetto e Sceneggiatura
Claude Chabrol, Ugo Leonzio tratto dal romanzo "Quiet days in Clichy" di Henry Miller
Musiche
Matthiew Chabrol, Jean Michel Bernard, Luigi Ceccarelli
Montaggio
Monique Fardoulis

Sogg.: tratto dal romanzo "Quiet days in Clichy" di Henry Miller - Scenegg.: Claude Chabrol, Ugo Leonzio - Fotogr.: (panoramica/a colori) Jean Rabier - Mus.: Matthiew Chabrol, Jean Michel Bernard, Luigi Ceccarelli - Montagg.: Monique Fardoulis - Dur.: 102' - Co-Produz.: Ital France, Paris - A.Z. Films, Roma - Direkfilm, Munchen - Vietato ai minori degli anni quattordici

Interpreti e ruoli

Andrew Mc Carthy (Joe), Barbara De rossi (Nys), Nigel MaYers (CarL), Stephanie Cotta (Colette), Isolde Barth (Anja Regental), Eva Grimaldi . (Ivonne), Stephane Audran (Adrienne), Anna Galiena (Edith), Mario Adorf, Giuditta Del Vecchio, Elide Melli

Soggetto

negli anni '30 impiegato alle poste di New York, ma con la vocazione dello scrittore, Joe arriva a Parigi. Sesso e letteratura sono i motivi che lo spingono in Europa e che sempre lo assillano. Joe conosce Carl, un fotografo polacco, che diventa suo compagno di avventure e stravizi; sempre con lui frequenta locali e bordelli lussuosi, come il "Melody" diretto da madame Adrienne ed il "Sebastian". Con i suoi amici si accompagna spesso una borghese appena quindicenne, Colette, presunta nipote di una prostituta. che appare e scompare più volte e che si unisce a loro in un bizzarro (e inconsumato) matrimonio a tre, recandosi tutti insieme a cercare in Normandia le tracce di Proust. Joe conosce al "Melody" la rossa Nys altra prostituta assai nota nella Capitale e se ne innamora: ma anche le passioni si usurano presto e Nys sposa Gustav, un mercante di latticini. Sapendolo a Parigi per scrivere, Anja Regentac, moglie di un editore fuggito da Odessa, affida all'americano in cerca di emozioni e documentazioni gli amari suoi ricordi di profuga. Un altro incontro, fatto al cinema, è quello con Edith, di facili costumi lei pure, che rende più eccitante l'amore maneggiando una pistola carica. Ma giorni tristi si preannunciano per Parigi e l'Europa stessa: cominciano i lanci di bombe contro gli ebrei, mentre squadracce nere si aggirano per i quartieri. Joe continua la sua vita forsennata e senza freni, sempre fumando furiosamente e bevendo. Il giorno in cui insieme a Carl si trova travolto da una manifestazione e tenta di rifugiarsi al "Melody", lo trova in fiamme. Le ragazze però, non si sono disperse, si riuniscono nel suo alloggio e all'americano sembra che quella gioia di vivere debba continuare fino alla morte. Poi Colette se ne va per sempre, ripresa a Parigi dai molto conformisti genitori.

Valutazione Pastorale

il film è tratto da "Quiet days in Clichy" di Henry Miller che Joe qui sta a rappresentare lo scrittore americano sbarcato a Parigi negli anni '30 per scrivervi il primo dei suoi "Tropici" (quello "del Cancro"). È noto che Miller era a caccia di emozioni ed ascendenze letterarie di radice europea (Proust), oltre che uomo assatanato di sesso e di esperienze viziose e che dell'epoca ha lasciato nei suoi libri (tra i quali, appunto, quello dedicato nel '40, poi riscritto, ai "tranquilli giorni di Clichy") tracce ed echi marcatissimi. La trasposizione in film non ha però giovato: il materiale utilizzato scivola spesso su frange dannunziane e kitch e questo era forse inevitabile ma sceneggiatura e montaggio mancano di quella unitarietà e di quei ritmi, che nel racconto cinematografico hanno una funzione indispensabile. Del tutto inutile sottolineare gli eccessi visivi, l'impudenza e licenziosità più esplicita e la spregiudicatezza non solo e non tanto della tematica, quanto delle immagini. Sotto il profilo formale sono impeccabili il clima d'epoca e l'ambientazione. Ricca fino al calligrafismo la fotografia e raffinato il commento musicale, che spazia dalle note umbratili di Debussy al jazz, sbarcato anch'esso dagli Stati Uniti a Parigi per trionfarvi negli anni '30.

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