Grazie a Dio

Valutazione
Complesso, Problematico, Adatto per dibattiti
Tematica
Cronaca, Famiglia, Famiglia - genitori figli, Fede, Giustizia, Tematiche religiose
Genere
Drammatico
Regia
Francois Ozon
Durata
137'
Anno di uscita
2019
Nazionalità
Francia
Titolo Originale
Grâce à Dieu
Distribuzione
Academy Two
Soggetto e Sceneggiatura
François Ozon
Fotografia
Manuel Dacosse
Musiche
Evgueni e Sacha Galperine
Montaggio
Laure Gardette
Produzione
Eric Altmayer, Nicolas Altmayer. Casa di produzione: Mandarin Production

Gran premio della giuria al 69° Festival del Cinema di Berlino (2019)

Interpreti e ruoli

Melvil Poupaud (Alexandre Guérin), Denis Ménochet (François Debord), Swann Arlaud (Emmanuel Thomassin), Eric Caravaca (Gilles Perret), Bernard Verley (padre Bernard Preynat), Francois Marthouret ( card. Philippe Barbarin), Josiane Balasko (Irène, madre di Emmanuel ), Martine Erhel (Régine Maire), Aurélia Petit (Marie Guérin)

Soggetto

Tratto da un caso di cronaca in Francia, il film “Grazie a Dio” indaga su decenni di abusi compiuti da un sacerdote, padre Bernard Preynat, su bambini che frequentavano le diverse parrocchie in cui prestava servizio come educatore. Il film racconta la testimonianza di tre vittime – Alexandre, François ed Emmanuel – che da adulti avviano un’azione pubblica (con il portale “La Parole Libérée”), che conduce poi alle aule di tribunale, contro il sacerdote e la gerarchia ecclesiastica coinvolta, in particolare l’arcivescovo di Lione il card. Philippe Barbarin, accusato di non aver agito prontamente nella tutela delle vittime.

Valutazione Pastorale

“L’intenzione non è mai stata di esprimere una condanna nei confronti della Chiesa ma di indagare le contraddizioni interne e la complessità del caso”. È quanto dichiara il regista francese François Ozon, presentando il suo film “Grazie a Dio” (“Grâce à Dieu”), passato in competizione al 69° Festival del Cinema di Berlino, dove ha ottenuto il Gran premio della giuria. L’opera di Ozon si presenta come un film di inchiesta su fatti realmente accaduti in Francia seguendo il modello dello statunitense “Spotlight” (2015) di Tom McCarthy. Il tema è forte e urgente, ovvero far luce sui casi di pedofilia nelle fila della Chiesa cattolica, in linea con l’impegno assunto dai pontificati di Benedetto XVI e Francesco. Sorretto da una regia misurata e solida, l’opera ricostruisce cronologicamente fatti e vicende, come un serrato legal thriller, per arrivare alla verità e alle reticenze o ingenuità di alcune figure ecclesiastiche nel comprendere la gravità dell’accaduto. Veniamo alla narrazione. A colpire è soprattutto la prima storia, quella di Alexandre (Melvil Poupaud), che felicemente sposato e padre di cinque figli arriva a sentire l’urgenza di elaborare il proprio trauma. Parla apertamente degli abusi subiti da piccolo; non desidera però clamore o processi mediatici, ma si rivolge direttamente alla Chiesa di Lione, in cerca di ascolto e di aiuto per isolare quel prete, Bernard Preynat, mai rimosso dal suo incarico. Qui Ozon fa un lavoro notevole, integrando l’azione in scena con raccordi in voice over dove viene dato conto delle tante email spedite da Alexandre all’Arcivescovo di Lione, il card. Barbarin, e alla psicologa della diocesi, Régine Maire. La tensione narrativa è sempre elevata, ma mai debordante; non mancano momenti in cui il racconto potrebbe scappare di mano a favore di una svolta più emotiva e fuori fuoco. Il regista ha compreso che dinanzi alla potenza e sofferenza del caso, che ancora oggi non è del tutto risolto a livello giuridico, doveva accantonare la sua consueta cifra stilistico-narrativa – tra i film di Ozon si ricordano opere dallo stile più provocatorio come “8 donne e un mistero” (2002) e “Giovane e bella” (2013) – per arrivare a comporre un quadro il più possibile lucido e in sottrazione. A ben vedere “Grazie a Dio” non è così incisivo come “Spotlight”, dove la presenza del racconto giornalistico imprime maggiore pathos e dinamismo; Ozon comunque compie un lavoro accurato nel dar conto delle sofferenze e dei dissidi interiori dei personaggi, mai piatti o banalizzati. In alcuni passaggi, in particolare in apertura e chiusura di film, raggiunge livelli di grande commozione. Alla luce di quanto esposto, il film è da valutare dal punto di vista pastorale come complesso, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film presenta un tema tanto spinoso quanto di grande attualità. Pertanto lo si indica per dibattiti, accompagnati da necessarie riflessioni e approfondimenti. È opportuna la presenza di educatori e adulti in caso di proiezioni con un pubblico di giovani-adolescenti.

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