HEIMAT 2 – L’ETERNA FIGLIA (NONO EPISODIO) *

Valutazione
Accettabile, Complesso, Dibattiti
Tematica
Politica-Società, Storia
Genere
Drammatico
Regia
Edgar Reitz
Durata
118'
Anno di uscita
1993
Nazionalità
Germania
Titolo Originale
DIE ZWEITE HEIMAT - DIE EWIGE TOCHTER (NONO EPISODIO)
Distribuzione
Mikado Film
Soggetto e Sceneggiatura
Edgar Reitz
Musiche
Nikos Mamangakis
Montaggio
Susanne Hartmann

Sogg. e Scenegg.: Edgar Reitz - Fotogr.: (normale/b.n.- a colori) Christian Reitz - Mus.: Nikos Mamangakis - Montagg.: Susanne Hartmann - Dur.: 118' - Produz.: Edgar Reitz Film Produktions, Munchen

Interpreti e ruoli

Henry Arnold (Hermann Simon), Salome Kammer (Clarissa Lichtblau), Hannelore Hoger (Elisabeth Cerphal), Anke Sevenich (Schnüsschen), Armin Fuchs (Volker Schimmelpfenning), Noemi Stever (Helga Aufschrey), Franziska Traub (Renate Leineweber), Daniel Smith, Frank Roth, Peter Weiss, Lena Lessing, Edith Behleit, Martin Maria Blau, Michael Schonborn

Soggetto

l'epoca della "Tana della Volpe" è finita. Del vecchio gruppo il solo Juan continua ad avere l'accesso a casa Cerphal, dove sta costruendo un pavimento. La padrona di casa, Elisabeth, va a trovare frattanto il padre, ex gerarca nazista e titolare del grande gruppo editoriale Cerphal, che è ammalato, ma continua a trattarla come una bambina sprovveduta. Le ordina di recuperare certi documenti dal suo ufficio consegnandole le chiavi personali, ma Elisabeth fa suonare l'allarme e viene consegnata alla polizia dalla vigilanza. Frattanto Hermann Simon e Schnüsschen sono alle prese con la bimba: la moglie chiede troppo spesso al giovane se lei e la bimba siano d'intralcio alla sua creatività. La polizia intanto rilascia Madame Cerphal, che si sfoga con il fidato Juan Ramon Fernandes sempre gentile e comprensivo. Clarissa Lichtblau torna dalla tournée negli Stati Uniti e si dispera perché il violoncello si è crepato. Il dottor Kirchmeier la consola, mentre la mamma le comunica che Volker Schimmelpfenning è diventato un grande pianista. Hermann ritorna al conservatorio, dove ha trascorso gli anni "ruggenti", a ritirare il diploma di stato. Madame Cerphal intanto viene accompagnata dai responsabili della casa editrice nello studio del padre, dove guarda vecchie foto di famiglia, pensa ai fratelli morti, agli amici e soci del padre ebrei, i Goldbaum, deportati. Per consolarsi, fa acquisti in una boutique. Fa di nuovo visita al padre che le consegna un documento da distruggere. Scopre così che la Tana della Volpe è in realtà frutto di un esproprio ai danni dei Goldbaum. Il padre, per consentirle di ereditare l'azienda, le impone la clausola di laurearsi. Volker esegue il Concerto per la mano sinistra di Ravel davanti a una Clarissa che sembra recuperare interesse per lui. Anche la mamma sarebbe disposta a superare la penosa vicenda dell'aborto e ad accettarlo come genero. Juan vagabonda per Monaco: va da Hermann, ma non osa entrare. È sempre più isolato. Madame Cerphal discute all'Università sul tipo di laurea da prendere per ottemperare alle condizioni del testamento. Vorrebbe fare geologia, ma soprattutto viaggiare. Nel farle le carte, Juan le annuncia lapidariamente: "Lei è l'eterna figlia. Suo padre decide sempre per lei". Ed è vero. Ma c'è anche un punto nero: il padre si è impadronito dell'intero patrimonio dell'ex socio: Elisabeth scopre che in fondo lei da vent'anni, vive una vita velleitaria. Persino la guerra l'ha vista come lontani bagliori di bombe alla finestra. Mentre Alex, Helga e un nutrito gruppo di studenti tengono una riunione in casa Cerphal, la padrona tornata a casa e trovandola invasa, trova il coraggio di cacciare di nuovo via gli invasori solo nell'apprendere la notizia, recatale dalla governante che il padre è morto. Mentre l'unico punto di aggregazione per vecchi amici (Hermann escluso, naturalmente), resta il locale di Renate Leineweber, nei pressi del quale restano spesso fino a tardi, la Cerphal decide, vista la provenienza della casa, di venderla ad una società che ne ricaverà 150 alloggi, rendendola ricca. Anche il bagatto dei tarocchi, disegnato con tanta pazienza da Juan in giardino con le piastrelle, scomparirà così con la vecchia casa.

Valutazione Pastorale

episodio denso e ben costruito anche questo, imperniato sulla figura, disegnata con grande aderenza e naturalezza dalla brava Hannelore Hoger, della patetica, un po’ svampita, "eterna figlia" Elisabeth. Attraverso le sue gaffe, tra il grottesco e il patetico, il suo mantenere a tutti i costi quel "bon ton" che le deriva da uno status che non si è certo guadagnata viene fuori per similitudine lo spaccato di una certa frangia sociale di una certa borghesia. Tutto, in Elisabeth, è vicario, mediato, vissuto "tramite" e mai in prima persona: all'inizio si esalta nel ruolo di valorizzatrice e benefattrice di artisti emergenti; a poco a poco rivela tutta la meschinità di una persona che in realtà, come è costretta ad ammettere, ha perso, con la disgregazione operata sulla sua famiglia dalla guerra, tutti i punti di riferimento che potevano rendere la sua vita forse diversa, meno vicaria, e meno parassitaria. In realtà tutti questi venti anni di dopoguerra sono stati come un sogno, vissuti su invisibili palafitte di privilegi basati sul denaro paterno, e lei ha camminato, sospesa su questi trampoli che la sorte le ha messo sotto i piedi, guadando il fiume di una vita di cui non è mai riuscita ad intravedere le sponde. Al dramma, umano, sociale, psicologico e molto, molto borghese di Elisabeth, fanno da contorno il dramma, sempre più silenzioso e sofferto, dell'emarginazione di Juan; l'isolamento nel nido familiare di Hermann e Schnüsschen; il ciondolare senza arte né parte, "sputando" sentenze, di Alex; le patetiche esibizioni di Renate; la frustrazione di fondo di Helga che si camuffa ogni giorno di più da rabbia politica. Il riavvicinamento di Volker e Clarissa sembra costituire l'unico squarcio di sereno.

Le altre valutazioni

Sfoglia l'archivo
Ricerca un film
Ricerca Film