I DIVERTIMENTI DELLA VITA PRIVATA

Valutazione
Inaccettabile, Scabroso
Tematica
Donna, Storia
Genere
Commedia
Regia
Cristina Comencini
Durata
88'
Anno di uscita
1990
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
I DIVERTIMENTI DELLA VITA PRIVATA
Distribuzione
Titanus Distribuzione
Soggetto e Sceneggiatura
Cristina Comencini, Gerard Barch, Jackie Fryszman Fotogr. : Fabio Cianchetti Cristina Comencini
Musiche
Fiorenzo Carpi
Montaggio
Nino Baragli

Orig. Italia (1990) - Sogg.: Cristina Comencini - Scenegg.: Cristina Comencini, Gerard Barch, Jackie Fryszman Fotogr. (Panoramica/a colori): Fabio Cianchetti - Mus.: Fiorenzo Carpi - Montagg.: Nino Baragli - Dur.: 88' - Prod.: Cinema Parigi, Solaris Cinematografica.

Interpreti e ruoli

Delphine Forest (Julie/Mathilde), Cristophe Malavoy (il conte Honoré), Giancarlo Giannini (Charles Renard), Vittorio Gassman (il marchese Ippolito), Roberto Infascelli, Luciano Bartoli, Davide Bechini, Roberto Citran

Soggetto

In Francia, nel 1793, molte donne in vena di femminismo proclamano diritti fino allora sconosciuti e si danno a segrete riunioni. Tali idee affascinano la giovane e graziosa signora Julie Renard, moglie di Charles Renard, deputato alla Convenzione (che spesso la trascura per facili amorazzi): la donna, scoperta a Parigi una sgualdrina (Mathilde) che fa l'attrice e che le somiglia incredibilmente fa con lei un patto. Per una settimana dovrà prendere il suo ruolo di sposa (Julie ha due bambini): Mathilde accetta. Charles Renard non si accorge di nulla, sorpreso se mai dall'inopinato e improvviso talento amoroso della consorte, mentre solo il piccolo Jean Jacques diffida subito della nuova venuta. Un antico amatore della scomparsa Julie (il Conte Honoré) non crede ai suoi occhi allorché Mathilde rivela la propria identità a lui, ancora innamorato di Julie e certo che la donna è proprio quest'ultima, decisasi finalmente a cadergli tra le braccia. La vicenda trascorre da un equivoco all'altro, mentre Julie Renard è perfino data per assassinata e seppellita nella Capitale. Mathilde continua nella nuova vita di menzogne, di agi e di affetti: Jean Jacques e il fratellino hanno conquistato il suo cuore (una sua bambina tempo prima aveva dovuto abbandonarla) e le tristi abitudini di momenti turbinosi sono quasi dimenticate. Essa è convinta, però, che Julie non sia morta, ma fuggita con un uomo. Piano piano Mathilde si innamora di Honoré, che continua a darle il nome dell'altra e che, in quanto aristocratico, è obbligato durante il Terrore a tenersi nascosto e che ormai è innamorato della sua Julie-Mathilde, mentre Renard sta diventando tutto casa e famiglia. Poiché vicino ad un castello di Pontoise le nuove femministe tengono infuocate riunioni, Mathilde va a cercare là la scomparsa Julie. Ci va pure, travestito da donna, il conte Honoré e per miracolo lo mette in salvo dai gendarmi, che hanno fatto irruzione sul posto, il servo del marchese Ippolito, un libertino ottantenne. È quest'ultimo la causa e l'origine dell'intrigo: qualche tempo prima, ristretto con quel servo in una prigione, il gentiluomo aveva scommesso con costui che malgrado l'età avrebbe conquistato l'ennesima donna. Julie non è morta: essa è prigioniera di Ippolito e ora vive fra libri e oggetti del sapere, come plagiata dal suo più anziano seduttore e dimentica di marito e figli. Mathilde vorrebbe che l'altra sparisse per sempre ma, con un contratto e nella totale passività di Julie, il Marchese assegna difinitivamente alla donna il ruolo di Madame Renard. Honoré, venuto a conoscenza dell'imbroglio e della sua conclusione, prova ancora dell'amore per la perduta Madame Renard, ma alla fine la prostituta-attrice ha la meglio sulla dama. Il nobile si trasforma in cocchiere (forse con ciò anche scampando alla ghigliottina) e Mathilde riesce perfino a ritrovare la figlia abbandonata, che ora si unisce a Jean Jacques e a Victor per giocare nel grande parco della villa dei Renard.

Valutazione Pastorale

Commedia degli equivoci, sul solido pilastro di un classico escamotage in materia: quello del doppio e del sosia. Nel film non scarseggiano l'ironia, qualche guizzo beffardo e il gusto per il racconto intrigante. Non a caso, poi, Mathilde fa l'attrice. Essa vive, nella incredibile realtà propostale per denaro, lo stesso gioco svolto in scena recitando Beaumarchais, ma non mancano al personaggio, fra l'interesse del contratto e il divertimento dell'avventura ambigua, venature umane di grande spontaneità. Trionfa, ovviamente, l'inganno, grazie al quale la ex sgualdrina e attrice si "sistema" quale sposa, madre naturale e madre in forza del patto stilato dal marchese, così come è vincente la scommessa del nobile dissoluto, che seduce e plagia la bella Julie, pressoché svuotata e intontita da idee fumose (e per quei tempi eversive e stravaganti). Manca, ed è chiaro, la sottile e funesta perfidia delle "Liaisons dangereuses", ma la cattiveria e i guasti di scommesse e trappole viziose ai danni di creature umane sono comunque avvertibili. Il film va visto come un "divertimento" (lo stesso titolo sembra suggerirlo), un gioco crudele ed un bizzarro intrigo. Risulta peraltro pasticciato e molto spesso oscuro, dato il doppio ruolo affidato alla graziosa e maliziosa Delphine Forest nella duplice caratterizzazione. A parte i valori formali pochi, poiché fotografia ed ambientazione sono ottimi, il film non è suggellato da una morale positiva.

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