I PAVONI **

Valutazione
crudo, Discutibile, Dibattiti
Tematica
Genere
Drammatico
Regia
Luciano Manuzzi
Durata
103’
Anno di uscita
1994
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
I PAVONI
Distribuzione
Istituto Luce
Soggetto e Sceneggiatura
Claudio Lizza, Luciano Manuzzi, Vincenzo Cerami
Musiche
Carlo Siliotto
Montaggio
Nino Baragli

Sogg: Claudio Lizza, Luciano Manuzzi - Scenegg.: Claudio Lizza, Luciano Manuzzi, Vincenzo Cerami- Fotogr.: (panoramica/a colori) Claudio Cirillo - Mus.: Carlo Siliotto - Montagg.: Nino Baragli - Dur.: 103’ - Produz.: A.M.A. Film

Interpreti e ruoli

Rinaldo Rocco (Vittorio), Nicola Russo (Paolo), Sabrina Knaflitz (Vanessa), Vincenzo Crivello (Davide), Max Malatesta (Giovanni), Victor Cavallo (Carmelo), Ivano Marescotti (Andrea), Flavio Albanese (Bruno), Benedetta Buccellato

Soggetto

a Cesenatico, al funerale del giovane Carlo Mazzanti, morto con la sua moto, si presentano gli amici: Vittorio, ambizioso e snob, studente con poco profitto, figlio di Andrea, un facoltoso imprenditore locale; Giovanni, tossicodipendente, addetto ad un distributore di benzina; Paolo commesso in un supermarket; Bruno che lavora nel vivaio di anguille del fratello; Davide, un giovane meridionale disoccupato, che vive in perenne attrito col padre Carmelo. Dapprima costoro convincono Paolo, che ci prova pentendosi del gesto, a sedurre Vanessa, la ragazza di Carlo; quindi il ragazzo si fa plagiare da Vittorio che gli sceglie il nuovo “look” da sfoggiare e lo costringe ad acquistare, con le cambiali, una lussuosa cabriolet. Poi Vittorio (che ha rubato le perle della madre, ed al padre che tenta di farlo ragionare dapprima irritato e poi preoccupato, oppone resistenza) comincia ad accennare a Paolo il progetto di eliminare i suoi parenti per ereditare. Chiedendo in prestito i soldi alla sorella, paga la complicità di Paolo, di Giovanni, che adesso lavora nel ristorante della sua nuova ragazza, e di Davide, che ha acquistato tute e spranghe per l’impresa alla quale Bruno si sottrae all’ultimo che viene compiuta con spietata determinazione. Solo Davide non regge allo scempio, e scappa con le maniche insanguinate, finendo azzannato da un cane, il cui padrone, all’indomani della scoperta, denuncia l’episodio ai carabinieri, che così riescono ad individuare ed arrestare i responsabili. Costoro per procurarsi un alibi, si erano subito dopo il delitto recati in discoteca, dando fastidio a Vanessa e facendosi cacciare fuori. In carcere Vittorio riceve dall’avvocato una lettera scritta precedentemente dal defunto padre: un tentativo di farlo ragionare e ravvedere.

Valutazione Pastorale

qui il giovane regista mostra una notevole capacità nel descrivere con tratti assai realistici il vuoto, insulso mondo falsamente dorato di certe sacche di benessere della nostra provincia, dove ai soldi facili si accompagna la droga, l’immoralità, e soprattutto la noia che deriva dalla mancanza di motivazioni, di certezze, di ideali. Nello scontro tra padre e figlio il primo riconosce di aver concesso troppo e subito al giovane, che cova per l’uomo un sordo rancore, probabilmente sostenuto, oltre che da riscontri obiettivi, da una interna vena di follia che si manifesta a sprazzi, come quando Vittorio riempie di schiumogeno la cucina perchè ha visto un innocuo ragnetto. La sua freddezza e mancanza di prudenza nel progettare la strage farebbe anche pensare ad una lucida follia, ma la sua dichiarazione all’avvocato che per essere preso per matto gli basterebbe dire la verità, lascia intravvedere più la mente lucida di un criminale spietato ed amorale che non di un essere disturbato profondamente. La sua apparente tranquillità prima e dopo il delitto è veramente agghiacciante, così come il pedissequo accordarsi, senza discussioni, dei complici della efferata strage per denaro. Film da discutere, che andrebbe visto in platee miste, con genitori e figli seduti l’uno accanto all’altro, cosa che, ai ritmi frenetici della vita odierna, si verifica sempre più di rado.

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