IL CANE GIALLO DELLA MONGOLIA

Valutazione
Accettabile, semplice
Tematica
Animali, Famiglia, Solidarietà-Amore
Genere
Documentario narrativo
Regia
Byambasuren Davaa
Durata
93'
Anno di uscita
2006
Nazionalità
Germania
Titolo Originale
Die hohle des gelben Hundes
Distribuzione
Bim Distribuzione
Musiche
Borte
Montaggio
Sarah Clara Weber

Orig.: Germania (2005) - Sogg. e scenegg.: Byambasuren Davaa - Fotogr.(Panoramica/a colori): Daniel Schonauer - Mus.: Borte - Montagg.: Sarah Clara Weber - Dur.: 93' - Produz.: Schesch Filmproduktion.

Interpreti e ruoli

Urjindorj Batchuluun (padre), Buyandulam Daramdadi Batchulum (madre), Nansal Batchulum (figlia maggiore), Nansalmaa Batchulum (figlia minore), Batbayar Batchulum (figlio), Tserenpuntsag Ish . (donna anziana)

Soggetto

In una regione isolata della Mongolia, il capofamiglia porta a spasso il pascolo e qualche volta va in paese a vendere i prodotti coltivati. Con lui ci sono la moglie e tre figli piccoli, due femmine e un maschio quasi neonato. Un giorno Nansal, la più grandicella, trova un cucciolo di cane in una grotta e lo porta a casa. Il padre non è contento, teme che la sua presenza possa richiamare i lupi. Quando finisce la stagione e arriva il momento di cambiare territorio, il capanno viene smontato e la famiglia si mette in movimento sui carri. Dopo un po' di strada, la moglie si accorge che il piccolo non é al suo posto. Frenetica corsa indietro, ma nel frattempo il cane é riuscito a salvare il piccolo dal pericolo degli avvoltoi. E ora anche lui viene accolto nella famigliola.

Valutazione Pastorale

La regista (che insieme a Giuseppe Falorni aveva diretto "La storia del cammello che piange") si pone davanti agli sterminati territori della Mongolia, all'interno dei quali segue una stagione di lavoro di una modesta famiglia di pastori nomadi. L'approccio é delicato, misurato, rispettoso. L'ambizione di ritrarre la 'vita vera' si scontra ben presto con le evidenti esigenze di incanalare nelle giuste forme le prestazioni e la presenza dei 'non professionisti', ossia l'autentica famiglia di nomadi. Su una innegabile spontaneità delle vicende che seguono il passare dei giorni, cala una propensione al calligrafismo che nuoce al risultato finale. Troppi tramonti, troppa ricerca voluta della piccola poesia quotidiana. L'operazione resta comunque encomiabile, specie sotto il profilo della conoscenza di quella lontana cultura, e, dal punto di vista pastorale, é da valutare come accettabile, e senz'altro semplice. UTILIZZAZIONE: il film é da utilizzare in programmazione ordinaria e da recuperare in occasioni mirate, soprattutto nell'ambito del cinema come 'rapporto tra culture'.

Le altre valutazioni

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