IL CUBO

Valutazione
Accettabile-riserve, Complesso, dibattiti
Tematica
Libertà, Metafore del nostro tempo, Potere
Genere
Metafora
Regia
Vincenzo Natali
Durata
90'
Anno di uscita
1999
Nazionalità
Canada
Titolo Originale
Cube
Distribuzione
Eagle Pictures
Musiche
Mark Korven
Montaggio
John Sanders

Orig.: Canada (1997) - Sogg. e scenegg.: André Bijelic, Vincenzo Natali, Graeme Manson - Fotogr.(Panoramica/a colori): Derek Rogers - Mus.: Mark Korven - Montagg.: John Sanders - Dur.: 90' - Produz.: Mehra Meh, Betty Orr.

Interpreti e ruoli

Nicole deBoer (Leaven), Nicky Guadagni (Holloway), David Hewlett (Worth), Andrew Miller (Kazan), Julian Richings (Alderson), Wayne Robson (Rennes), Maurice Dean Wint . (Quentin)

Soggetto

Quando si svegliano in una stanza, sei persone che non si conoscono tra loro non riescono a capire perché sono lì né come ci sono arrivati. Quentin fa il poliziotto, Rennes é un ladro in età ormai avanzata, Leaven una brillante studentessa di matematica, Holloway un medico psicologo, Kazan un ragazzo autistico. C'é poi Worth, un architetto che afferma di aver partecipato alla progettazione della stanza a forma di cubo in cui si trovano senza però saperne il motivo. A poco a poco i sei si accorgono che la stanza fa a sua volta parte di un cubo di dimensioni più grandi, all'interno del quale ci sono stanze cubiche una uguale all'altra. Quando decide di cercare una via d'uscita, il gruppetto si scontra con una serie di tranelli, percorsi nascosti, trappole: tutti ostacoli da superare che mettono duramente alla prova ciascuno dei sei. La selezione arriva inesorabile. Solo uno riesce a salvarsi e viene risparmiato dal terribile labirinto.

Valutazione Pastorale

Si tratta di una vicenda che si muove in modo evidente tra richiami ad una fantascienza di tipo 'morale' e agganci sul versante allegorico. L'ambiente chiuso rappresenta il carcere sia fisico sia mentale nel quale un individuo rimane intrappolato senza trovare possibili vie d'uscita. Si può a buon motivo vedere nella vicenda una sorta di metafora dell'impossibilità di superare i limiti umani o di cancellare le colpe commesse in passato. Un percorso quasi di espiazione lungo il quale bisogna fare i conti col peccato, l'inconscio, l'assenza di risposte. Senza voler impartire lezioni o fare della filosofia, il film tiene bene sveglia l'attenzione, risultando un prodotto compatto e convincente. Evidenziata qualche riserva per certi passaggi meno lucidi, il film, dal punto di vista pastorale, é da valutare come accettabile, complesso nello svolgimento, valido per dibattiti. UTILIZZAZIONE: più che in programmazione ordinaria, il film é da utilizzare in occasioni mirate come avvio ad una riflessione sui temi legati all'inconscio e ai labirinti mentali tra ragione e irrazionalità.

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