IL PASSO SOSPESO DELLA CICOGNA *

Valutazione
Accettabile-riserve, Complesso
Tematica
Metafore del nostro tempo
Genere
Drammatico
Regia
Theodoros Angelopoulos
Durata
141’
Anno di uscita
1993
Nazionalità
Francia, Grecia, Italia, Svizzera
Titolo Originale
LE PAS SOSPENDU DE LA CIGOGNE
Distribuzione
D.A.R.C.
Soggetto e Sceneggiatura
Theodoros Angelopoulos, Tonino Guerra, Petros Markaris Theodoros Angelopoulos
Musiche
Eleni Karaindoru
Montaggio
Gyannis Tsitsopulos

Sogg.: Theodoros Angelopoulos - Scenegg.: Theodoros Angelopoulos, Tonino Guerra, Petros Markaris - Fotogr.(Panoramica/a colori): Ghiorgos Arvanitis - Mus.: Eleni Karaindoru - Montagg.: Gyannis Tsitsopulos - Dur.: 141’ - Produz.: Greek Film Center, Atene; Arena Films, Paris; Vega Film, Zurigo; Erre Produzioni, Roma.

Interpreti e ruoli

Marcello Mastroianni (profugo politico), Jeanne Moreau (la moglie), Gregory Karr (Alessandro), Dora Chrysikou (la bambina), Ilias Logothetis (il colonnello), Vassilis Bouyiouklakis (il direttore di produzione), Dominique Ducos (l’autista), Nadia Mourouzi, Dimitri Pulokaros

Soggetto

La città di Florina, al confine tra Grecia e Turchia, è detta “sala d’attesa”, per la presenza di profughi provenienti da diverse nazioni che sperano un giorno di rifarsi una vita altrove. Qui giunge il giornalista televisivo Alessandro, alla ricerca di un uomo politico, autore del libro “Malinconia di fine secolo”, con cui ha sorpreso tutti, così come il suo clamoroso gesto di abbandonare improvvisamente il Parlamento durante una seduta e quindi, nel giorno di Natale, la moglie, come ella stessa ha confessato al reporter in un precedente incontro ad Atene. Alessandro, che ha fatto amicizia col colonnello che comanda la guarnigione, ha un rapporto con una giovane conosciuta in un bar, che si rivela figlia del presunto politico, che vive vendendo patate che coltiva davanti al vagone ferroviario che gli fa da abitazione. Dopo aver fatto venire inutilmente la moglie del politico che non ravvisa nel profugo il marito, Alessandro ha un nuovo incontro con la figlia di costui, che l’indomani si sposa con il fidanzato che sta ancora oltre confine. La cerimonia avviene davanti al fiume che divide la frontiera: il pope che celebra in un territorio greco e due gruppi di parenti che la seguono sulle rispettive rive. Dopo aver sfidato (con la gamba alzata come una cicogna) sulla linea di confine il cecchino che vigila all’estremità opposta del ponte, Alessandro cerca notizie del profugo, che è sparito. Un bambino dice di averlo visto allontanarsi camminando sulle acque, mentre degli uomini in tuta gialla riallacciano cavi telefonici spezzati dal maltempo.

Valutazione Pastorale

Metafora dell’impossibile, continua ricerca di un “altrove” dove possano finalmente prendere corpo le aspirazioni di tutti i protagonisti di questo affresco corale, il film di Anghelopulos scorre con l’inesorabile lentezza del fiume che divide la Grecia dalla Turchia, un mondo di precarie e sofferte certezze, popolate da dubbi ed interrogativi, cui nessuno sa dare una risposta. La figura chiave è certamente l’uomo politico con la sua crisi di identità, che sembra incarnare, con la sua fuga da un mondo di certezze borghesi e democratiche tanto effimere quanto ipocrite, per scendere accanto alla gente che soffre, una nuova poetica del regista, personificato dal giornalista, incentrata sempre sullo straniamento dell’uomo da un centro di valori ideali, ma con la messa in discussione di qualsiasi ideologia fino ad oggi messa in mostra in oriente come in occidente; non a caso è scelto l’antico, tragico confine sui Balcani. Un’unica riserva suscita il rapporto tra Alessandro e la futura sposa, che vede sì in lui il marito che non può raggiungerla (nella notte lo chiama con un altro nome), ma che, pur nella desolazione e nello stress di una situazione estremamente tesa, non si comporta certo in modo esemplare, anche se il regista tratta il tutto in maniera estremamente sobria, quasi ieratica. Fotografia splendida, immagini suggestive, anche se il ritmo quasi ipnotico, tipico del regista, può suscitare insofferenza.

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