IL SACRIFICIO DEL CERVO SACRO

Valutazione
Complesso, Problematico, dibattiti
Tematica
Adolescenza, Cinema nel cinema, Famiglia, Famiglia - genitori figli, Male, Matrimonio - coppia, Metafore del nostro tempo, Psicologia
Genere
Drammatico
Regia
Yorgos Lanthimos
Durata
121'
Anno di uscita
2018
Nazionalità
Gran Bretagna, Irlanda
Titolo Originale
The Killing of a Sacred Deer
Distribuzione
Lucky Red
Musiche
Gyorgy Ligeti
Montaggio
Yorgos Mavropsaridis

Orig.: Irlanda/Gran Bretagna (2017) - Sogg. e scenegg.: Yorgos Lanthimos, Efthimis Filippou - Fotogr.(Scope/a col.): Thimios Bakatakis - Mus.: Gyorgy Ligeti - Montagg.: Yorgos Mavropsaridis - Dur.: 121' - Produz.: Ed Guiney, Yorgos Lanthimos - 70° FESTIVAL DI CANNES 2017 PREMIO PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA EX AEQUO CON "YOU WERE NEVER REALLY" DI LYNNE RAMSAY.

Interpreti e ruoli

Colin Farrell (Steven Murphy), Nicole Kidman (Anna Murphy), Barry Keoghan (Martin), Raffey Cassidy . (Kim Murphy), Sunny Suljic (Bob Murphy), Alicia Silverstone (madre di Martin), Bill Camp (Matthew Williams)

Soggetto

La vita di Steven, famoso cardiochirurgo, della moglie Anna apprezzata oculista, e dei due figli Kim, 14 anni, e Bob, 12 anni, cambia all'improvviso quando lui comincia a frequentare Martin, ragazzo di 16 anni, dai modi misteriosi e minacciosi...

Valutazione Pastorale

Lanthimos fa parte dei cosiddetti registi 'da festival', ossia quelli che portano un film ad una competizione importante, vincono almeno un premio di richiamo del quale si parlerà al momento dell'uscita in sala, con la curiosità di vedere se anche il pubblico sarà d'accordo con la critica. Dopo i suoi primi due titoli, Lanthimos ha seguito questa strada con "Alps" premio Osella per la migliore sceneggiatura a Venezia 2011, con "The Lobster" premio della Giuria al 68° Festival di Cannes, e ora questo film, premio per la migliore sceneggiatura a Cannes 2017. Lanthimos è nato ad Atene, ed è difficile negare che una forte vena di esasperata drammaturgia non attraversi tutta la sua opera. Fin dall'inizio: "Il sacrificio del cervo sacro" comincia infatti con un'operazione a cuore aperto in primissimo piano. Inizio spiazzante che distoglie attenzione e invita a rivolgersi ad altro. Dopo aver delineato i protagonisti però la narrazione si fa più compatta. Marito e moglie impegnati come medici affermati, due figli adolescenti di belle speranze e, inatteso, un loro coetaneo, che diventa il vero punto destabilizzante. Chi è Martin, che entra a poco a poco sempre più a fondo nel cuore della famiglia Murphy, fino a affondare il coltello nelle parti più deboli e vulnerabili di un nucleo prossimo allo sfacelo? Certo emerge infine un passato dove è successo qualcosa di tragico, qualcosa di cui sembra che Martin debba e voglia vendicarsi. La vendetta però si manifesta nel far deperire lentamente fino alla morte uno dei figli. Atroce vendetta, o eccessiva voglia di farsi giudice? La storia procede lungo un binario di gelida passionalità e di fredda determinazione. Mentre il dramma cresce, avvolto da un crescendo di grovigli psicologici, il regista disegna intorno ai protagonisti una cornice di tetra, quasi indifferente patina di estraneità, di dolore quasi lontano, neutro. La prospettiva geometrica diventa emblematica di una impossibile prosecuzione, il racconto così non racconta più, si limita a guardare, se stesso e la presenza degli altri. L'autore cade in una palude di sentimenti indifferenti e superficiali. Bisognerebbe sfasciare metafore e rinvii, e dichiarare la prevalenza assoluta della forma. Eppure qualcosa induce a tenere aperta la possibilità di uno spiraglio. Lo sguardo accorato di Steven, la perfida espressione di Anna, l'inesorabile declino dei ragazzi, il malefico atteggiarsi di Martin, il senso di una lotta impossibile contro il fato sono tutti momenti che convergono verso un finale ermetico e magnetico. Il sacrificio del cervo sacro basterà a lavare l'onta, a sciacquare lo sporco della colpa? Forse l'intrigo è troppo complicato, enigmatico, macchinoso. Ma il cinema del Terzo Millennio si esprime anche così. E se non provoca, non prende rischi, non fa a pugni con certa logica e predilige toni solo accomodanti, che cinema è ? Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come complesso, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film può essere utilizzato in programmazione ordinaria in occasioni particolari, di cineforum con conseguente ampia riflessione. Da verificare l'impatto sul pubblico di un cinema senz'altro difficile e complicato ma non per questo meno interessante.

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