IL SEGRETO DEL BOSCO VECCHIO ***

Valutazione
Raccomandabile, Poetico
Tematica
Anziani, Ecologia
Genere
Apologo
Regia
Ermanno Olmi
Durata
124'
Anno di uscita
1993
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
IL SEGRETO DEL BOSCO VECCHIO
Distribuzione
Penta Distribuzione
Soggetto e Sceneggiatura
Ermanno Olmi Tratto da un racconto di Dino Buzzati
Musiche
Franco Piersanti
Montaggio
Paolo Cottignola, Fabio Olmi

Sogg.: Tratto da un racconto di Dino Buzzati - Scenegg.: Ermanno Olmi - Fotogr.: (panoramica/a colori) Dante Spinotti - Mus.: Franco Piersanti - Montagg.: Paolo Cottignola, Fabio Olmi - Dur.: 124' - Produz.: Aura Film, Penta Film

Interpreti e ruoli

Paolo Villaggio (Sebastiano Procolo), Giulio Brogi (Bernardi), Riccardo Zannantonio (Benvenuto), Luciano Zandonella (Giaco), Lino Pais Marden (fattore), Ernesto De Martin Modolado (archivista), Silvano Cetta (insegnante), Valentino Da Rin D'Iseppo, Antonio Vecellio Mattia, Dario Nicolai, Francesco Macchietto Riade, Geltrude Carli

Soggetto

l'anziano colonnello del Regio Esercito Italiano Sebastiano Procolo, smessa la divisa, intende occuparsi di persona della proprietà appena ereditata di una vasta estensione boschiva, una parte della quale vincolata per volontà del precedente proprietario: è il "bosco vecchio", i cui alberi leggendari non dovranno mai essere abbattuti. Coerede ne è il piccolo pronipote Benvenuto, rimasto orfano, del quale il colonnello assume la tutela. Il bambino è affascinato dalla bellezza e dalle continue novità che va scoprendo nel bosco: parla con naturalezza agli animali che vi incontra, ascolta incantato le musiche da sinfonia del "Vento Matteo". Il bosco è per Benvenuto il paese delle meraviglie e dei giochi; non è così per il colonnello. Per questi è soprattutto occasione di lucro: abbattere alberi, tracciare una strada per trasportarli e metterli in vendita. Fattore, guardia forestale, abitanti, bambino, tutti si dimostrano contrari, ma lui non demorde: anzi, vorrebbe sbarazzarsi del piccolo Benvenuto e rimanere unico proprietario del bosco. Il colonnello continua il suo progetto di disboscamento incurante di quanto obietta la gente che ritiene quel "bosco vecchio" e i suoi alberi secolari abitati da esseri misteriosi. "Tutte favole" ironizza e va avanti senza riguardo, nonostante qualche inspiegabile premonizione che lo lascia perplesso. Arriva al punto di far saltare con una mina un roccione dentro il quale è imprigionato -a quanto si dicelo stesso "Vento Matteo". Immediatamente si scatena una furiosa bufera che schianta rami, abbatte cespugli, mette in subbuglio gli animali. La violazione del bosco è poi seguita da altre calamità: un'invasione di farfalle, che si trasformano in bruchi e divorano i germogli degli alberi; un'invasione d'insetti che divorano i bruchi. Improvvisamente giunge, in pieno inverno, la notizia di una slavina di neve, sotto la quale sarebbe rimasto sepolto il piccolo Benvenuto. Il colonnello accorre, individua la slavina e si mette a spalare per salvare il bambino. Nell'agitazione gli cade la bussola : non la ritrova; si fa notte e lui non sa più orientarsi. Rimane sotto la neve a ridosso di uno di quegli alberi, perdendo gradatamente i sensi sotto la morsa del gelo, mentre nel vaneggiamento che precede la morte vede sfilare i vecchi battaglioni, a passo cadenzato, con in testa le bandiere e rimane irrigidito nel saluto militare.

Valutazione Pastorale

il film, tratto da un racconto di Dino Buzzati, è una leggenda piena di poesia: splendidi scorci di bosco, ripresi da ogni angolazione e in ogni stagione dalla bellissima fotografia di Dante Spinotti; animali con i quali gli uomini parlano in tutta naturalezza; un bambino trasognato che ci vive dentro come in una fiaba meravigliosa e un vecchio colonnello fossilizzato nella sua burbanza militare, sensibile solo all'idea di trasformare tutto in moneta sonante. Vi confluiscono pagine magistrali, da antologia, come quelle delle esplorazioni notturne dell'impavido colonnello, ritratto con benevola ironia, sordo alle fantasie e alla poesia, eppur preso nel gioco misterioso di realtà che gli sfuggono e che non riesce a dominare; quella dello sgomento per gli alberi abbattuti, cui sembrano assistere, allibiti, personaggi indecifrabili del passato; quella del "Vento Matteo" che schianta la foresta e semina il panico fra gli animaletti che l'abitano. E lo anima la recitazione di Paolo Villaggio, finalmente attore e non macchietta, e di Giulio Brogi, forestale di assoluta naturalezza. E' un film adatto a un pubblico raffinato e sensibile, in grado di apprezzarne i pregi, non ultimo quello di un recupero senza affettazioni di umanità e di inusitata spiritualità.

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