IL SUO NOME E’ TSOTSI

Valutazione
Accettabile, Problematico, dibattiti
Tematica
Delinquenza minorile, Famiglia - genitori figli, Povertà-Emarginazione, Solidarietà-Amore
Genere
Drammatico
Regia
Gavin Hood
Durata
91'
Anno di uscita
2006
Nazionalità
Gran Bretagna, Sud Africa
Titolo Originale
Tsotsi
Distribuzione
Mikado Film
Musiche
Mark Kilian, Paul Hepker
Montaggio
Megan Gill

Orig.: Gran Bretagna/Sud Africa (2005) - Sogg. e scenegg.: Gavin Hood dal romanzo "Tsotsi" di Athol Fugard - Fotogr.(Scope/a colori): Lance Gewer - Mus.: Mark Kilian, Paul Hepker - Montagg.: Megan Gill - Dur.: 91' - Produz.: Peter Fudakowski.

Interpreti e ruoli

Presley Chweneyagae (Tsotsi), Terry Pheto (Miriam), Kenneth Nkosi (Aap), Mothusi Magano (Boston), Zenzo Ngqobe (Butcher), Zola (Fela Ndlovu), Rapulana Seiphemo (John), Nambitha Mpumlwana (Pumla), Jerry Mofokeng (Morris), Ian Roberts (cap. Smit), Percy Matsemela . (isp. Zuma)

Soggetto

Tsotsi (significa 'gangster' nel linguaggio di strada delle comunità di colore e nei ghetti di Johannesburg) é un ragazzo di diciannove anni, rimasto orfano da piccolo e poi costretto a crescere tra gravi privazioni sociali e psicologiche. Tsotsi é già un piccolo capobanda e vive di furti e rapine con il suo gruppo sempre disposto a seguirlo. Una sera ruba una macchina di grossa cilindrata e solo più tardi si accorge che sul sedile posteriore cé un neonato nella culla. Sorpreso e spiazzato, Tsotsi lo porta nel proprio, misero appartamento. Quando il pianto del bambino diventa insopportabile, il ragazzo avvicina una donna che vede a sua volta con un bimbo in fasce, la costringe ad allattare il piccolo, la osserva, si informa e fa domande. I modi da sempre aggressivi di Tsotsi si stemperano di fronte a quell'esserino fragile e indifeso. Fino alla decisione di restuire il piccolo alla madre legittima. Giunto davanti alla casa, Tsostsi lascia la culla al cancello. Nel frattempo arriva la polizia. Tsotsi alza le mani, non protesta, si arrende.

Valutazione Pastorale

Tratto da un romanzo dello scrittore e drammaturgo Athol Fugard, "Tsotsi" é la radiografia, accorata e dolorosa, di un cammino di pentimento e di maturazione originato dalla scintilla della vita nascente. Il ragazzo ripensa alla propria, terribile infanzia, agli sguardi atterriti della mamma malata, a condizioni di vita prive di dignità: e questo capisce che non deve succedere al neonato che lo guarda e, nonostante tutto, sorride. Un futuro di violenza può allora non essere così ineluttabile, come lo é stato per lui. Ben collocato su sfondi ambientali quasi inediti e tuttavia di grande interesse, sostenuto da una regia che diluisce bene il registro drammatico, il copione parte da una precisa collocazione geografica ma riesce ad alzarsi al livello di un messaggio più ampio. Una vita aiuta un'altra vita, la comprensione é il vero punto di partenza per crescere insieme e definirsi veramente esseri umani. Giustamente premiato con l'Oscar 2006 quale miglior titolo in lingua non inglese, il film, dal punto di vista pastorale, é da valutare come accettabile, problematico e adatto per dibattiti. UTILIZZAZIONE: il film é da utilizzare in programmazione ordinaria e da proporre in altre occasioni per avviare riflessioni sui temi sopra indicati: adolescenza violenta, la famiglia, periferia degradate, il Sud Africa, la capacità di riscattarsi.

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