IL TEMPO DEI GITANI **

Valutazione
Discutibile, Realistico
Tematica
Rapporto tra culture
Genere
Drammatico
Regia
Emir Kusturica
Durata
141'
Anno di uscita
1990
Nazionalità
Jugoslavia
Titolo Originale
DOM ZA VESANTE
Distribuzione
Columbia Tri Star Films Italia
Soggetto e Sceneggiatura
Emir Kusturica, Gordan Mihic
Musiche
Goran Bregovic
Montaggio
Andrija Zafranovic

Sogg. e Scenegg.: Emir Kusturica, Gordan Mihic - Fotogr.: (panoramica/a colori) Vilko Filac - Mus.: Goran Bregovic - Montagg.: Andrija Zafranovic - Dur.: 141' - Produz.: Forum Film, Sarajevo

Interpreti e ruoli

Davor Dujmovic (Perhan), Bora Todorovic, Ljubica Adzovic, Sinolicka Trpkova, Husnija Hasimovic, Zabit Memedov, Suada Karisik, Predrag Lakovic, Mirsad Zulic, Alnur Redzepi

Soggetto

Perhan, un ragazzo nomade molto timido ed ingenuo, vive in Yugoslavia con la vecchia nonna Atiza, guaritrice, che lo tiene con sé dalla nascita e lo ama più di un figlio. Vivono nella misera casetta anche la sorellina del ragazzo, Daza zoppa ad una gamba per una malattia congenita e il figlio della donna, reduce da un viaggio in Germania, con la mania del gioco e un po' spostato. Il giovane Perhan si innamora della giovane Asra ma la madre di lei, Luza, non vuole saperne del ragazzo povero e senza prospettive di lavoro. In seguito ad un intervento quasi miracoloso di Atiza sul figlioletto del ricco Amed, detto "Sceicco", la donna prega l'uomo di prendersi cura di Daza, di farla operare in un ospedale di Lubiana per guarirla. Amed promette di fare tutto il possibile e con lui va pure Perhan: quest'ultimo è convinto dal boss a lasciare la piccola in ospedale e a seguirlo in Italia dove si possono fare affari d'oro. Perhan lo segue ma ben presto si accorge che Amed è un delinquente a capo di un'organizzazione per la compravendita di bambini, di sfruttamento della prostituzione, di avviamento al furto e alla mendicazione. Perhan è sconvolto, non vuole diventare disonesto, ma Amed con mezzi poco ortodossi lo persuade a darsi da fare per il bene della sorellina. Subito Perhan si fa notare per le sue capacità e quando Amed si sente male, è proprio lui a prendere in mano le redini dell'organizzazione criminale. Successivamente per ordine di Amed, torna in Yugoslavia, nel suo paese, dalla nonna, ricco ed importante e trova Asra incinta: è convinto che la ragazza l'abbia tradito. Ciononostante la sposa con la determinazione di vendere quel bambino di dubbia paternità e di continuare a seguire le orme di Amed. Si rende purtroppo conto che questi l'ha ingannato raccontandogli un mucchio di bugie. Comunque ritorna dal boss: Asra dà alla luce un maschietto e poi muore. Passano quattro anni: Amed sparisce con una nuova donna lasciando dietro di sé tanti problemi. Perhan si reca a Roma per cercare la sorellina Daza che Amed aveva fatto uscire dall'ospedale per metterla sulla strada a mendicare. Finalmente la trova e decide quindi di riportare la ragazza ed anche suo figlio, il piccolo Perhan, dalla nonna. Li mette sul treno e lui si avvia all'accampamento dove Amed sta per sposarsi. Lì aiutato da un amico, uccide Amed con le sue capacità telecinetiche, e i suoi fratelli ma viene poi colpito a morte da uno di loro e dalla stessa sposa. Al suo funerale al paese partecipano tutti: la nonna può finalmente averlo tutto per sé lontano da ogni male.

Valutazione Pastorale

al di là delle precisazioni etnico-filologiche circa l'esattezza del termine "gitani" usato da Kusturica per questa sua storia di nomadi, è vero che il "tempo degli zingari" è un tempo del tutto a sé, fuori dalle categorie cronologiche e culturali usuali, e la prima parte del film ha proprio il merito di introdurre lo spettatore in quel mondo così diverso e lontano da quello in cui vive. Scandita dai ritmi della natura e delle stagioni, e curiosamente intrecciata con quella degli animali, la vita dei "rom" si svolge dentro spazi in un certo senso estranei alle coordinate geografiche da cui vengono ritagliati. Alla periferia di Skoplije, o alla periferia di Milano, usi e costumi, tradizioni e pregiudizi, consuetudini familiari e riti magici dei "rom", come pure estremismi cruenti e inaudite violenze si ritrovano pressocchè invariati. Questa gente dà l'impressione di aver in certo senso unificato gli opposti, trovandosi per così dire a proprio agio, con una sorta d'innocente fatalismo del tutto paradossale, fra tenerezze e crudeltà, sincerità e tradimenti, generosità e spregiudicatezza. Il giovane Perhan né è disorientato, e non riesce a individuare un termine di riferimento per il proprio agire, che non siano i sentimenti primordiali dell'affetto e della vendetta, insieme con i discutibili principi tribali assorbiti fin dall'infanzia nel proprio ambiente. Non per nulla nelle immagini di Kusturica un tacchino viene assimilato al pedagogo, la bonaria saggezza della nonna mescolata ai suoi poteri magici, e la nostalgia per la madre intrecciata ai sogni poetici di Perhan, al punto che la presunta infedeltà della ragazza che ama si dissolve nella rievocazione dell'infelice donna che lo ha partorito, abbandonata dal suo uomo alla morte e ora vagante come una stella nell'immensità, sulla scia di un emblematico velo di sposa, fin troppo ricorrente nel film, e che tuttavia non salverà l'amata medesima sorte fatale. Preso dal fascino del mondo suggestivo e misterioso dei "rom", Kusturica indugia forse eccessivamente e piuttosto ripetitivamente su riti, magie, feste, momenti fausti e infausti, ingenuità e crudeltà che ha potuto cogliere nel campo di Sutka, nei mesi trascorsi con loro mentre girava il film. Così, mentre la prima parte dell'opera scorre e affascina - nonostante qualche ridondanza - la seconda si fa macchinosa confusa e talvolta indecifrabile, disperdendo l'aura di poesia iniziale e ingenerando senso di fatica e di disagio. Momenti di violenza e di realismo brutale rappresentati nel film motivano la valutazione.

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