IL VIAGGIO DI CAPITAN FRACASSA *

Valutazione
Accettabile-riserve, Brillante
Tematica
Genere
Commedia
Regia
Ettore Scola
Durata
Anno di uscita
1990
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
IL VIAGGIO DI CAPITAN FRACASSA
Distribuzione
Penta Distribuzione
Soggetto e Sceneggiatura
Vincenzo Cerami, Fulvio Ottaviani, Silvia Scola, Ettore Scola, Furio Scarpelli liberamente ispirato al romanzo di Theophile Gautier
Musiche
Armando Trovaioli
Montaggio
Raimondo Crociani, Francesco Malvestito Dur. 130'

Sogg.: liberamente ispirato al romanzo di Theophile Gautier - Scenegg.: Vincenzo Cerami, Fulvio Ottaviani, Silvia Scola, Ettore Scola, Furio Scarpelli - Fotogr.: (panoramica/a colori) Luciano Tovoli - Mus.: Armando Trovaioli - Montagg.: Raimondo Crociani, Francesco Malvestito Dur. 130' - Produz.: Franco Committeri, Mass Film, Luciano Ricceri, Studio EL

Interpreti e ruoli

Massimo Troisi (Pulcinella), Ornella Muti (Serafina), Vincent Perez (Sigognac), Emmanuelle Beart (Isabella), Toni Ucci (Tiranno), Lauretta Masiero (Madama Leonore), Massimo Wertmuller (Leandro), Jean Francois Perrier (Matamoro), Tosca d'Aquino, Marco Messeri, Ciccio Ingrassia

Soggetto

nel seicento, un malconcio gruppo di comici, in viaggio su di un carro dalla Spagna alla Francia, dopo aver sostato nel fatiscente castello del giovane barone Sigognac, riprende il cammino per Parigi accogliendo sul trespolo l'inesperto e squattrinato nobile. Questi, che è stato affidato alle cure di Pulcinella dal vecchio servo, suscita le attenzioni della smorfiosa Serafina e della timida Isabella (nipote e pupilla dello spaccone Matamoro), due attrici che fanno parte della compagnia insieme al capocomico Tiranno, al vanesio Leandro, a madama Leonora e alla giovane Zerbina. Dopo la morte fra i boschi e sulla neve di Matamoro, ecco che il carro sosta presso il marchese di Bruyère, che ha invitato tutti per una recita in una sala del suo castello. È una occasione splendida e allora Sigognac, vincendo la timidezza, si offre di prendere il posto di Matamoro, assumendo il nome di Capitan Fracassa e duellando in scena (ma anche impappinandosi goffamente), per il sollazzo dei nobili amici del marchese e finendo con uno scontro alla spada con il duca di Vallombrosa, che atterra e ferisce il giovanotto. Poi, fra traversie continue prosegue il viaggio. Abbandonato da Isabella che gli preferisce il duca e finalmente guarito dopo una grave ferita, Sigognac, presi i modi spavaldi di Capitan Fracassa e confortato dall'amore di Serafina, giunge con la compagnia a Parigi dove ottiene il successo in recite per il popolo.

Valutazione Pastorale

se si vuole riferirsi al fascino di una scenografia pittoresca e ai fondali su cui nella magia della finzione teatrale campeggia quel carrozzone, che è dimora viaggiante e boccascena ad un tempo, il diletto si deve ammetterlo, Stracci, fame sempiterna, gesti ed abiti di scena di quei guitti innamorati del teatro rispondono allo scopo. C'è del buon gusto e valida è la saporosa commistione fra tragedia rappresentata e realtà quotidiana vissuta. All'opposto stanno, invece, la manipolazione e lo stravolgimento del romanzo di Théophile Gautier e una andatura estenuante appesantita da momenti e chiacchere poco o nulla graffianti. Ad episodi graziosi e trattati con forbita eleganza, altri ne succedono di uggiosi e inutili. Amori, duelli, incidenti e recite si alternano anch'essi così, ma non tutti sono convincenti e riusciti a fini di spettacolo. Sotto il profilo del pittoresco e del valore figurativo, il film in fondo tiene: manca quanto a organicità e potrebbe spesso dirsi concluso, se Serafine e Isabelle, duchi e falsi tiranni non riprendessero a ciarlare, in scena e fra i boschi. Obiettività vuole si dica che anche la interpretazione difetta molto. Non più che disegnati i personaggi minori (tranne solo il Matamoro del sempre bravo Jean-Francois Perrier e la accurata e graziosa Isabella di Emmanuelle Beart). Modesta e scialba la prestazione di Ornella Muti nei panni di Serafina, disastroso per insipienza e banalità il giovane Sigognac (Vincent Perez), la cui maturazione da baronetto timido a Fracassa letterato e spadaccino è palesemente inesistente. Quanto a Pulcinella, sempre presente, sarebbe ormai tempo che MassimoTroisi la smettesse con gli ammiccamenti partenopei, la gestualità, i gargarismi e i farfugli di una recitazione forzata e fastidiosa: il suo è, un genuino talento di scena che deve trovare altri modi espressivi. Aderente il commento musicale di Trovaioli.

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