IL VOLO *

Valutazione
Complesso, Discutibile, Dibattiti
Tematica
Psicologia
Genere
Drammatico
Regia
Thodoros (Theo) Anghelopoulos
Durata
Anno di uscita
1988
Nazionalità
Grecia
Titolo Originale
O'MELISSOKOMOS
Distribuzione
C.I.D.I.F.
Soggetto e Sceneggiatura
Thodoros Anghelopoulos, Dimitris Nollas, Tonino Guerra
Musiche
Eleni Karandrou
Montaggio
Takis Yannopoulos

Sogg. e Scenegg.: Thodoros (Theo) Anghelopoulos, Dimitris Nollas, Tonino Guerra - Fotogr.: (normale/a colon) Ghiorgos Arvanitis - Mus.: Eleni Karandrou - Montagg.: Takis Yannopoulos - Dur. 123' – Co-Produz.: Ght Anghelopoulos, Greek Film Center, Atene - MK 2 Productions, Paris - I.C.C. Roma - Vietato ai minori degli anni diciotto

Interpreti e ruoli

Marcello Mastroianni (Spyros), Nadia Mouranzi, Serge Reggiani, Jenny Rossea, Dinos Iliopoulos, Vassia Panagopoulon, Nikos Kouros, Jannis Zarvadinos

Soggetto

Spyros, un uomo di mezza età di origine contadina, fa il maestro elementare in una cittadina greca dove si è trasferito con la famiglia. Dopo le nozze della figlia avverte l'acuirsi di un forte disorientamento, che lo spinge, senza alcuna apparente spiegazione, ad abbandonare la famiglia e la scuola e a ritornare alla terra per esercitarvi il mestiere di apicultore, come il padre e il nonno. Carica le sue arnie su un furgone e si mette in viaggio, alla ricerca di un terreno fiorito, dove le api possano vivere a proprio agio e produrre abbondante miele. Dopo una breve sosta di rifornimento, risale in macchina e trova una ragazza giovanissima, rannicchiata sul sedile accanto, la quale gli chiede un passaggio. La ragazza scende sull'imbrunire. Trascorsa la notte in un motel, Spyros deve costatare che la ragazza ha passato la notte all'addiaccio, probabilmente in attesa di avere da qualcuno un altro passaggio. Senza una parola, la fa risalire in macchina e riprende il viaggio. In seguito la perde. Se la ritrova accanto all'improvviso, e trascorre con lei la notte in uno squallido alloggio, completamente sordo alle sue disinibite profferte. Va a collocare le arnie. Incontra amici di un tempo, invecchiati e prossimi alla fine. Perde di vista la ragazza una seconda volta, va a riprendersela in maniera perentoria e sbrigativa; cede alla passione in forma teatrate; celebra con lei l'inizio di una simbolica festa di nozze, e subito se la vede fuggire definitivamente. Riprende il viaggio, e, salutati gli amici e la moglie, s'incammina verso le arnie, libera le api e si lascia morire straziato dalle loro punture.

Valutazione Pastorale

il film denso di simbolismi e di metafore è la storia di una crisi esistenziale tutta interiore, senza apparenti motivazioni di rilievo: una normale vita di maestro elementare, con una moglie un pò spenta, una figlia che se n'è andata per insofferenza e che lui incontra nel suo vagabondare dietro le arnie commessa presso un distributore di benzina; un'altra che si è sposata senza entusiasmo, con una festa di nozze funerea e punteggiata da misteriosi segni premonitori. Nulla comunque di veramente clamoroso e irreparabile, che possa indurre alla disperazione, ma una visione di vita all'insegna del "senza perché" e del "senza dove", emblema, forse, di una Grecia disorientata e smemorata delle proprie radici, che vive alla giornata come la giovane autostoppista incontrata da Spyros, che neppure si pone domande di senso, priva di consistenza e di ragioni di vivere. Il viaggio dell'apicuitore si trasfigura così in un viaggio solitario nella memoria della propria vita e nella memoria di una patria perduta: un andare senza meta, tra paesaggi desolati, strade notturne bagnate di pioggia, alloggi squallidi, gente indifferente perduta dietro a fatuità, priva di sorriso e di voglia di vivere. Un viag-gio nel nulla e verso il nulla, da cui Spyros tenta senza risultato di uscire. Tra lentezze esasperanti di immagini e di ritmo, pesanti silenzi e progressiva desolazione, il film procede inquietante e monotono nello stesso tempo, rompendo il paesaggio cupo appena un paio di volte col vivido ricordo di una casa piena di voci, di colori e di allegria, e con quello di arnie sepolte tra vivaci cespugli di ginestre e fiori multicolori, in una gloria di sole e di festosi ronzii. Una visione del mondo e della vita totalmente priva di speranza, affidata a un Mastroianni costretto a rappresentare la maschera compressa e disperata di chi vede solo il non senso della vita e si rifiuta di viverla.

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