IN LINEA CON L’ASSASSINO

Valutazione
ambiguità, Discutibile, dibattiti
Tematica
Lavoro, Matrimonio - coppia, Metafore del nostro tempo, Psicologia
Genere
Drammatico
Regia
Joel Schumacher
Durata
81'
Anno di uscita
2003
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
Phone booth
Distribuzione
20th Century Fox Italia
Musiche
Harry Gregson Williams
Montaggio
Mark Stevens

Orig.: Stati Uniti (2002) - Sogg. e scenegg.: Larry Cohen - Fotogr.(Scope/a colori): Matthew Libatique - Mus.: Harry Gregson Williams - Montagg.: Mark Stevens - Dur.: 81' - Produz.: David Zucker, Gil Netter - VIETATO AI MINORI DI 14 ANNI.

Interpreti e ruoli

Colin Farrell (Stuart 'Stu' Shepard), Forest Whitaker (capitano Ed Ramey), Radha Mitchell (Kelly Shepard), Katie Holmes (Pamela McFadden), Kiefer Sutherland (l'interlocutore), Paula Jai Parker (Felicia), Tia Texada (Asia), John Enos III (Leon), Arfian Waring Ash (Corky), James MacDonald . (il negoziatore)

Soggetto

A New York Stuart Shepard, agente pubblicitario sempre pronto a raccontare bugie e a creare false aspettative, si ferma nell'unica cabina telefonica rimasta a Times Square. E' da lì che, per sicurezza essendo sposato con Kelly, vuole chiamare Pamela, una ragazza che aspira a fare l'attrice e alla quale lui promette un film in attesa di poterci uscire insieme. Ma il telefono all'improvviso squilla. Stuart risponde e subito, dall'altra parte, una voce comincia a minacciarlo: se prova a riattaccare, lui, piazzato ad una finestra circostante, lo ucciderà subito. Quando capisce che non si tratta di uno scherzo, Stuart si vede costretto a scacciare alcune prostitute che volevano usare il telefono e un loro protettore che si avvicina minaccioso. Quando questi, Leon, resta ucciso, la colpa viene data a Stuart, e così pensa anche la polizia accorsa sul luogo. Il capitano Ramey cerca di parlare con Stuart ma viene tenuto lontano. Ramey lo ritiene uno squilibrato e vorrebbe chiamare uno psicologo. Arrivano invece prima Kelly, poi Pamela, tutte incredule sulla strana situazione. Dalla cornetta lo sconosciuto le tiene sotto minaccia di tiro, fino a quando Stuart non accetta di rivelare pubblicamente alla moglie le sue intenzioni di tradimento. Di seguito Stuart fa ammenda di tutta la sua vita sregolata e improntata all'inganno degli altri. Ora Stuart prende una pistola posta sopra la cabina, trova la forza per uscire, e un poliziotto gli spara. Cade a terra ferito e, poco lontano, nella sparatoria c'è un giovane morto: uno che gli aveva portato una pizza e che viene ritenuto il misterioso cecchino. Caricato sull'ambulanza, Stuart ha la vista appannata: un anonimo inserviente in impermeabile grigio con una custodia lunga sottobraccio passa davanti a lui e si allontana indisturbato.

Valutazione Pastorale

Si tratta di una storia in cui i toni drammatici finiscono per prevalere su quelli da 'thriller' forse di più immediata percezione. Non c'è dubbio che l'idea dell'unità di tempo, di luogo e d'azione calata in una realtà come quella di Manhattan per definizione eccessiva, esagerata e quasi schizofrenica, sia originale e tale da provocare alta tensione dall'inizio alla fine. Il regista Schumacher poi è bravo ad evitare i tempi morti, a non dilatare troppo il racconto (appena 80'), a rendere protagonista un personaggio di cui si ascolta solo la voce. Arrivati alla fine si tratta però di stabilire che cosa si è visto: è la ricostruzione di un episodio di cronaca, con tutto il consueto contorno che arriva in questi casi (il poliziotto con crisi personali; i contrasti tra forze dell'ordine; la voracità delle televisioni in attesa di uno scoop per il TG delle 20), quindi solo efficace suspence? oppure quella cabina telefonica, quel ragazzo e quel cecchino rappresentano i simboli di una vita americana giunta al limite delle proprie illusioni materialistiche e bisognosa di fare un passo indietro per poter ricominciare? e quel fucile puntato pronto a sparare é ancora il killer di John Kennedy, episodio non rimosso della storia americana e appello alla ricostruzione di una coscienza collettiva? Certo il momento, da parte di Stuart, della presa di consapevolezza di una vita di imbrogli da cambiare è interessante e stimolante. Ma all'opposto c'è la sensazione che quel cecchino sia un giustiziere individuale che va in giro a dispensare giustizia sommaria; inoltre quel personaggio che nel finale si allontana non è di univoca lettura: resta vivo e quindi pronto a colpire ancora? Le letture discordanti, come si vede, non mancano. Per cui il film, dal punto di vista pastorale, è da valutare come discutibile, caratterizzato da ambiguità e comunque adatto a dibattiti. UTILIZZAZIONE: per quanto detto sopra il film, più che per la programmazione ordinaria, si indirizza per occasioni mirate, nelle quali sia possibile prendere in esame le varie suggestioni che offre, molto stratificate tra realismo e simbolismo. Attenzione è da tenere per i minori, in vista di eventuali passaggi televisivi.

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