Judy

Valutazione
Consigliabile, Problematico, Adatto per dibattiti
Tematica
Amore-Sentimenti, Arte, Cinema nel cinema, Donna, Famiglia, Famiglia - genitori figli, Musica, Storia, Teatro
Genere
Biografico - Drammatico
Regia
Ruper Goold
Durata
118'
Anno di uscita
2019
Nazionalità
Regno Unito
Titolo Originale
Id.
Distribuzione
Notorius Pictures
Soggetto e Sceneggiatura
Soggetto: l'opera teatrale di Peter Quilter. Sceneggiatura: Tom Edge
Fotografia
Ole Bratt Birkeland
Musiche
Gabriel Yared
Montaggio
Melanie Oliver
Produzione
BBC Films, Calamity Films, Pathé UK, 20th Century Fox

Presentato alla XIV Festa del Cinema di Roma (2019)

Interpreti e ruoli

Renee Zellweger (Judy Garldand), Michael Gambon (Bernard Delfont), Rufus Sewell (Sidney Luft), Jessie Buckley (Rosalyn Wilder), Finn Wittrock (Mickey Deans), Lewin Lloyd (Joey Luft), Bella Ramsey (Lorna Luft), Gemma-Leah Devereux (Liza Minnelli), Darci Shaw (Judy piccola)

Soggetto

Siamo nel 1968 e Judy Garland, ormai quasi cinquantenne, non ha più il grande seguito di una volta. È una donna segnata da fragilità e da tormenti sentimentali, preoccupata anche per la custodia dei suo due bambini. Sull’orlo della disperazione la Garland decide di accettare la proposta di uno show live a Londra. Siamo negli anni briosi della Swinging London e il film ci propone Judy tra la preparazione dello spettacolo con momenti di brio e umorismo brillante, costellati anche da smarrimenti e stati d’ansia. Tutto sembra però scomparire quando Judy calca le assi del palcoscenico, intonando le sue canzoni, ricambiata da applausi fragorosi....

Valutazione Pastorale

Il progetto del film “Judy” nasce dal teatro, dal dramma “End of the Rainbow” di Peter Quilter, raccontando il viale del tramonto della diva del cinema hollywoodiano classico Judy Garland. Ora l’opera arriva sul grande schermo con la regia di Ruper Goold e la sceneggiatura di Tom Edge, impreziosito dalla potente interpretazione di Renée Zellweger, versatile attrice statunitense apprezzata per “Jerry Maguire” (1996), “Il diario di Bridget Jones” (2001), “Chicago” (2002) e “Ritorno a Cold Mountain” (2003, Oscar come attrice non protagonista). Con “Judy”, dunque, Hollywood rilegge il suo mito e le sue colpe. Da un lato l’opera racconta i fasti e l’ascesa di una giovane ragazzina, al secolo Frances Ethel Gumm e in arte Judy Garland, nell’Olimpo dell’industria cinematografica americana e mondiale, onorata sin da subito dall’Oscar giovanile e poi da altri riconoscimenti. Tra i titoli in primo piano ci sono “Il Mago di Oz” del 1939, seguito da “Incontriamoci a Saint Louis” del 1944 di Vincente Minnelli ed “È nata una stella” (1954) di George Cukor. Andando verso i quarant’anni Hollywood si dimentica frettolosamente della grandezza della Garland, proponendole sempre meno film. Negli anni ’60 si ricordano principalmente “Vincitori e vinti” (1961) di Stanley Kramer, “Gli esclusi” (1963) di John Cassavetes e “Ombre sul palcoscenico” (1963) di Ronald Neame. Accostandosi a un nome fin troppo noto e ingombrante della storia del cinema, il film “Judy” poteva apparire alle prime battute pretenzioso e impalpabile. In verità, l’opera si risolve con un ritratto asciutto e realistico, che mescola bene sguardi duri e poetici. Il copione è ben scritto, abile nel focalizzare l’attenzione sull’epilogo della Garland, morta all’età di soli 47 anni, così come ad allargare l’orizzonte del racconto, grazie a una regia presente e capace: non si tratta semplicemente di un biopic dolente e sofferto, ma è un film che offre squarci di luce e adrenalina da palcoscenico. Va ricordato che Judy Garland era una grande artista poliedrica, che coniugava con disinvoltura recitazione, canto e ballo. In questo Renée Zellweger regala una grande prova d’attrice, mettendosi in gioco in ogni stile. Inoltre, lavora molto a livello introspettivo, facendo trasparire sul proprio volto i segni della sofferenza e i tormenti, il logorio del tempo che toglie smalto al mito; un viso però su cui si illuminano ripetutamente occhi vivaci, accesi di fiducia. Il film è un prodotto ben fatto e godibile, che alterna in maniera equilibrata passaggi drammatici a raccordi di umorismo raffinato. Non un film patinato, bensì uno sguardo attento e complesso sulla donna, sulla diva, Judy Garland. Dal punto di vista pastorale l’opera è da valutare come consigliabile, problematica e adatta per dibattiti.

Utilizzazione

Il può essere utilizzato in programmazione ordinaria e in successive occasioni per opportunità di rileggere la storia del cinema, i suoi miti ma anche le sue fragilità. Dato il tema, è consigliabile sempre la presenza di un educatore o un adulto per moderare il dibattito

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