KILLER – DIARIO DI UN ASSASSINO

Valutazione
Discutibile, Ambiguità
Tematica
Carcere
Genere
Drammatico
Regia
Tim Metcalfe
Durata
92'
Anno di uscita
1996
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
KILLER: A JOURNAL OF MURDER
Distribuzione
Medusa Film
Soggetto e Sceneggiatura
Tim Metcalfe liberamente tratto dal libro di Thomas E.Gaddis, James O.Long
Musiche
Graeme Revell
Montaggio
Richard Gentner

Sogg.: liberamente tratto dal libro di Thomas E.Gaddis, James O.Long - Scenegg.: Tim Metcalfe - Foto-gr.: (panoramica/ a colori) Ken Kelsch - Mus.: Graeme Revell - Montagg.: Richard Gentner - Dur.: 92'- Produz.: Janet Yang, Mark Levinson

Interpreti e ruoli

James Woods (Carl Panzram), Robert Sean Leonard (Henry Les-ser), Cara Buono (Esther Lesser), John Bedford Lloyd (Karl Menninger), Ellen Greene, Robert John Burke, Steve Forrest, Jeffrey De Munn, Chri-stopher Petrosino, Richard Riehle, Lili Taylor

Soggetto

Sollecitato da nobili ideali e speranze di riforme il giovane ebreo Henry Lesser spera di diventare il secondino di uno dei più malfamati peni-tenziari del paese. Sua moglie Esther si preoccupa, ma lo lascia fare. Questi, forte dell'amore e dell'appoggio della moglie, ottiene un posto nel carcere di Leavenworth e scopre ben presto che la corruzione non è bandita dietro le sbarre, ma si estende alle guardie e anche ai cosiddetti "bravi ragazzi". Di fronte alla immotivata brutalità esercitata da molte guardie nei confronti dei detenuti, le nozioni di giusto e sbagliato, che in precedenza erano così ben definite nella mente di Henry, incominciano ad avere contorni indistinti. Nel-la prigione frattanto Henry fa la conoscenza di Carl Panzram che si trova a Leavenworth con l'accusa di furto con scasso. Carl è l'opposto di Henry: la sua mente è piena di odio; il suo corpo vibra di violenza. Henry scopre che Carl ha un desiderio: scrivere la storia della sua vita, ma non può farlo per-ché non gli è consentito usare carta e penna. Così Henry infrangendo le rego-le di Leavenworth, incomincia a procurare al detenuto dei fogli. Nella spe-ranza che la scrittura aiuti Carl a esorcizzare alcuni dei suoi demoni, Henry, di notte, gli porta della carta e la mattina, alla fine del suo turno, porta via le pagine scritte. A casa, rinchiuso nello studio, Henry legge quei fogli, spinto dalla curiosità. Si tratta della sorprendente testimonianza della forza di un uomo e del male che egli rivendica come proprio. Leggendo dei delitti, delle violenze e dei meschini stratagemmi messi in atto da Carl o da lui subiti, Henry incomincia a dubitare della validità del sistema carcerario che ha giu-rato di servire. L'insolenza di Carl rende questi un facile bersaglio alla bruta-lità delle guardie, che tentano ripetutamente di piegarlo all'obbedienza: si ribella e scegliendo il momento opportuno e nel buio della lavanderia brutal-mente uccide a bastonate la guardia più sadica sotto lo sguardo indifferente degli altri detenuti. Una volta per tutte, Carl ha dimostrato a Henry di essere davvero un assassino. Sapendo che Carl ora subirà un processo per delitto capitale, Henry spedisce al noto psicanalista Karl Menninger le memorie di Panzram sperando che venga dichiarato mentalmente incapace al fine di evi-targli il processo. Tuttavia Carl rifiuta non solo l'infermità mentale ma anche l'aiuto del difensore d'ufficio. Pertanto, la giuria emette un verdetto di colpe-volezza e lo condanna all'impiccagione. Il detenuto accoglie con sollievo la sentenza e invita Henry ad assistere all'esecuzione, che egli considera il pro-prio trionfo finale sul sistema carcerario.

Valutazione Pastorale

Alla documentata e cruda evocazione di un sistema carcerario che non redime ma genera criminali, ed alla cinica quanto assurda significatività sociale della pena di morte, il film contrappone la figura spiri-tualmente ricca e umanamente nobile, del giovane secondino. Calibrati i dia-loghi, ricchi di suggestioni e di messaggi. Amara e dolorosa la presa d'atto che anche i più sinceri e generosi sforzi talora nulla possono di fronte ad una coscienza criminale radicata nella profondità dell'essere umano. Nel film, è doveroso notarlo, hanno peso valutativo le insistite violenze e l'ambiguità di una sentenza che riconosce un evidente disequilibrio mentale, mentre con-danna l'imputato come assassino cosciente e volontario. Anche l'alternanza non sempre correttamente espressiva del bianco e nero e del colore suscita analoghi interrogativi. La presentazione, forzata nei toni e del tutto incon-grua nel contesto della vicenda, di un goffo pastore evangelico, evidenzia antiche e mai sopite animosità anticristiane di certi produttori ebraici.

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