LA BANDA BAADER MEINHOF

Valutazione
Discutibile, Problematico, Adatto per dibattiti
Tematica
Carcere, Politica-Società, Storia, Terrorismo
Genere
Drammatico
Regia
Uli Edel
Durata
149'
Anno di uscita
2008
Nazionalità
Germania
Titolo Originale
Der Baader Meinhof Komplex
Distribuzione
Bim Distribuzione
Musiche
Peter Hinderthur, Florian Tessloff
Montaggio
Alexander Berner

Orig.: Germania (2008) - Sogg. e scenegg.: Bernd Eichinger dal libro omonimo di Stefan Aust (1985) - Fotogr.(Panoramica/a colori): Rainer Klausmann - Mus.: Peter Hinderthur, Florian Tessloff - Montagg.: Alexander Berner - Dur.: 149' - Produz.: Bernd Eichinger.

Interpreti e ruoli

Martina Gedeck (Ulrike Meinhof), Moritz Bleibtreu (Andreas Baader), Johanna Wokalek (Gudrun Ensslin), Bruno Ganz (Horst Herold), Nadja Uhl (Brigitte Mohnhaupt), Jan Josef Liefers (Peter), Stipe Erceg (Holger Meins), Niels Bruno Schmidt (Jan Carl Raspe), Vinzenz Kiefer (Peter Jurgen Boock), Simon Licht (Horst Mahler), Alexandra Maria Lara (Petra Schelm), Hannah Herzsprung (Susanne), Heino Ferch (Dietrich Kock)

Soggetto

A Berlino Ovest nel giugno 1967 violente proteste si scatenano in occasione della visita di Stato dello Scia di Persia. Poco dopo, la giornalista Ulrike Meinhof decide di unirsi al movimento studentesco che contesta il supporto dato dal governo tedesco a quello americano impegnato nella guerra in Vietnam. Andreas Baader, leader del movimento, e la Meinhof danno vita alla Rote Armee Fraktion, nota come RAF, una sigla che negli anni successivi mette a segno numerosi delitti che insanguinano la cronaca tedesca. Imprigionati e chiusi in isolamento, la Meinhof viene trovata impiccata in cella nel 1976 e Baader, con altri, muore in prigione l'anno dopo, nel 1977.

Valutazione Pastorale

I fatti, come si sa, sono realmente accaduti, comprese quelle morti/suicidi sui quali non è mai stata fatta pienamente luce. L'occasione é dunque utile per tornare a guardare con occhio meno emotivamente compromesso momenti di una storia europea comunque importanti e dolorosi. Ispiratosi ad un libro scritto nel 1985, il regista Uli Edel dice che : "Dal mio punto di vista, quella della Banda é stata la più grande tragedia nella storia della Germania del dopoguerra. Io ero un rivoluzionario romantico e, come molti altri giovani dell'epoca, ci credevo con tutto me stesso". Lo sguardo è dunque quello di un esame di coscienza personale e collettivo, cercando di evitare ideologismi e sociologismi vari. Così Edel sceglie di costruire la materia come se fosse un racconto di 'genere', di azione, di gangster all'europea ma sulla scia di esempi americani. La cronaca e la Storia però reclamano i loro diritti, e l'inserimento di spezzoni di cinegiornali e servizi televisivi riporta alla realtà delle cose. Tra verità e finzione, il film alla fine si dilunga troppo (159') ma resta una interessante testimonianza tutta dall'interno (i tedeschi parlano di se stessi). Dal punto di vista pastorale, é da valutare come discutibile, certo problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film può essere utilizzato in programmazione ordinaria con attenzione per la presenza di minori. Da proporre per avviare riflessioni su quel periodo, anche europeo, controverso e tormentato. Stessa cura é da tenere anche per i più piccoli in vista di passaggi televisivi o di uso di VHS e DVD.

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