LA BIONDA *

Valutazione
Discutibile, Realistico
Tematica
Genere
Drammatico
Regia
Sergio Rubini
Durata
121'
Anno di uscita
1993
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
LA BIONDA
Distribuzione
Penta Distribuzione
Soggetto e Sceneggiatura
Gian Filippo Ascione, Umberto Marino, Sergio Rubini
Musiche
Jurgen Knieper
Montaggio
Angelo Nicolini

Sogg. e Scenegg.: Gian Filippo Ascione, Umberto Marino, Sergio Rubini - Fotogr.: (panoramica/a colori) Alessio Gelsini - Mus.: Jurgen Knieper - Montagg.: Angelo Nicolini - Dur.: 121' - Produz.: Fandango

Interpreti e ruoli

Nastassja Kinski (Cristina), Sergio Rubini (Tommaso), Ennio Fantastichini (Alberto), Luca Barbareschi (Annibaldi), Umberto Ramo (Giacomini), Antonio Scarano (Antonello)

Soggetto

Tommaso, un giovane orologiaio meridionale, si reca a Milano per alcune settimane, per seguire un corso di specializzazione in orologeria. Metodico, serio, applicatissimo, non ha altro in mente che il suo lavoro, la famiglia, un fratello da aiutare, una fidanzata che lo attende per le nozze, anche se non è bello, anche se è claudicante. Ma una sera con l'automobile investe una giovane donna apparsa improvvisamente. Costei viene ricoverata in ospedale, mentre lui sbriga le formalità del caso. Prima di rincasare, va a cercarla all'ospedale, temendo il peggio: invece la donna pare aver subìto soltanto uno shock passeggero. Appena rientrato, viene raggiunto per le scale dalla bionda giovane, che dice di aver chiesto il recapito di lui alla polizia e lo prega di aiutarla, perché è l'unica persona che conosce, non sapendo più – dopo l'incidente – né chi è, né dove abita. Per sfuggire alla curiosità di una vicina affacciatasi nel corridoio, Tommaso, pur diffidente e di malanismo, fa entrare la sconosciuta nel suo misero alloggio, le offre un bicchier d'acqua, cerca di farle ricordare qualcosa, le consiglia di rivolgersi alla polizia, la riaccompagna alla porta … ma la donna sviene, e lui non può far altro che stenderla sul proprio letto e tentar di rianimarla. Ma poco dopo aver ripreso coscienza, la sconosciuta si addormenta profondamente. È bionda, bella, indifesa: Tommaso ne è preso e non chiama la polizia per non esporla ad altri guai. L'indomani e nei giorni seguenti fa di nuovo il possibile per capire l'identità della bionda: l'accompagna nelle ricerche, l'attende sotto la pioggia, litiga con lei, torna a casa bagnato e febbricitante. Lei si sforza di curarlo, lo copre, lo colma di premure finchè insensibilmente finiscono abbracciati. Ma quando Tommaso si sveglia, la bionda è sparita. Sconvolto, la cerca disperatamente. Lascia il corso, risponde evasivo alle telefonate della fidanzata e dei suoi, si aggira per le strade della grande città come un folle, cercandola febbrilmente. Finchè scopre chi è: si chiama Cristina, convive con Alberto ed è coinvolta in un losco giro d'affari. E questo proprio mentre Cristina sta per togliere l'affare al convivente, decisa a partire per rifarsi una vita. Sull'autostrada deserta dell'aeroporto, nella quale Tommaso si è avventurato per raggiungerla, ignorando che anche il convivente la sta inseguendo, l'orologiaio paga con la vita la propria infatuazione; lo spregiudicato malavitoso viene ucciso da un autotreno sopraggiunto a velocità sostenuta, mentre le banconote dell'affare si sparpagliano sull'asfalto e Cristina, disperata, corre urlando nel buio.

Valutazione Pastorale

Sergio Rubini non sembra aver abbandonato in questo film i temi che l'hanno reso noto in "La stazione": la semplicità, la coscienziosità nell'adempimento del dovere, la metodicità, l'attaccamento alla famiglia, la timidezza, il rispetto, ma anche i soprassalti di coraggio nel difendere chi è nel pericolo, la temerità nell'affrontare situazioni rischiose, l'assenza di venalità. Si potrà cogliere qualche incongruenza narrativa nella sceneggiatura, qualche eccesso nei dettagli e qualche prolissità e insistenza in sequenze non indispensabili all'insieme del racconto filmico; si potrà lamentare lentezza nell'avvìo e concitazione eccessiva nel finale all'americana, tecnicamente notevole, ma scarsamente originale; si potranno ritenere improbabili certe situazioni, e fin troppo accentuate la sprovvedutezza e l'inettitudine dell'orologiaio del sud di fronte a personaggi e fatti troppo lontani dal suo mondo statico e tradizionalista, ma non si può negare al film pulizia morale, riserbo nella descrizione di situazioni scabrose, buona fotografia e recitazione appropriata, sia della Kinski nei panni della "bionda" smemorata – più ancora che in quelli della "vamp" senza scrupoli, menzognera e profittatrice – sia dello stesso Rubini in quelli del giovane del sud, sprovveduto e spaesato, preda di una infatuazione che lo coglie di sorpresa, e fedele al proprio sogno fino alla fine. Forse, più che l'ambigua "bionda", il protagonista è proprio lui, l'onesto, l'omino accogliente e accondiscendente, che non sa credere al male neppure quando lo vede, proprio perché lo ignora; patetico nella sua immotivata fedeltà.

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