LA FINESTRA DI FRONTE

Valutazione
Accettabile, problematico*
Tematica
Famiglia, Politica-Società, Solidarietà-Amore, Storia
Genere
Commedia
Regia
Ferzan Ozpetek
Durata
106'
Anno di uscita
2003
Nazionalità
Gran Bretagna, Italia, Portogallo, Turchia
Titolo Originale
/////
Distribuzione
Mikado Film
Musiche
Andrea Guerra
Montaggio
Patrizio Marone

Orig.: Italia/Gran Bretagna/Turchia/Portogallo (2003) - Sogg. e scenegg.: Gianni Romoli e Ferzan Ozpetek - Fotogr.(Scope/a colori): Gianfilippo Corticelli - Mus.: Andrea Guerra - Montagg.: Patrizio Marone - Dur.: 106' - Produz.: Tilde Corsi, Gianni Romoli.

Interpreti e ruoli

Giovanna Mezzogiorno (Giovanna), Massimo Girotti (Davide), Raoul Bova (Lorenzo), Filippo Nigro (Filippo), Serra Yilmaz (Eminé), Maria Grazia Bon (Sara), Rosaria Di Cicco (Irene), Massimo Poggio (Davide giovane), Ivan Bacchi (Simone), Benedetta Gargari (Martina), Carlo Daniele . (Marco)

Soggetto

Una coppia a Roma, oggi. Giovanna e Filippo, ancora giovani, sono sposati da otto anni e hanno due figli piccoli. Mentre lei lavora come contabile in una piccola azienda che confeziona polli, lui non ha un'occupazione fissa ed ora é addetto alla sorveglianza notturna di un magazzino. Un giorno Giovanna e Filippo incontrano per strada un signore anziano ed elegante in grave difficoltà: non sa più chi é né dove abita e chiede aiuto. I due lo portano a casa con l'intenzione di accompagnarlo quanto prima al commissariato. Per vari motivi però non ci riescono, e l'uomo passa alcuni giorni nella loro casa. Ormai decisa a risolvere il caso, Giovanna, mentre é fuori con l'uomo, fa la conoscenza di Lorenzo, il suo dirimpettaio che lei da tempo osservava dalla propria finestra. Tra loro, che in seguito si rivedono, emerge una reciproca attrazione, che per leim procede parallela con il manifestarsi di screzi con il marito. Una sera, sul tardi, l'uomo, che ha detto di chiamarsi Simone, si appoggia piangendo alla saracinesca abbassata di un negozio. Da quel gesto, a poco a poco, Giovanna riesce a ricostruire la vicenda: l'uomo si chiama Davide, é ebreo, e la sua mente è ancora proiettata al 16 ottobre 1943 quando i Nazisti rastrellarono il ghetto romano e lui salvò alcune persone ma non il suo coetaneo Simone, cui lo legava una allora impossibile amicizia. Divenuto famoso come pasticcere, Davide ora accoglie in casa Giovanna e ricorda i particolari di quegli anni lontani ma dolorosi. La ragazza intanto, spinta dall'amica Eminé, ha deciso di andare a casa di Lorenzo. Ma, quando sono soli e lei dalla parte opposta vede la propria finestra, ha un gesto di rifiuto e si allontana. Poco dopo Lorenzo si trasferisce per lavoro ad Ischia. La vita di Giovanna e Filippo continua a Roma.

Valutazione Pastorale

Sia da parte di chi aveva trovato "Le fate ignoranti" vivace e acuto, sia da parte di chi ne aveva sottolineato gli eccessi di stereotipi e di relativismo etico, c'era comunque attesa per il nuovo lavoro di Ferzan Ozpetek. Il regista turco, ormai di casa in Italia, sorprende e convince con una vicenda che trova nella capacità di rendere con misura anche i momenti più drammatici la forza per imporsi e farsi seguire. Il copione poggia su tre elementi fondamentali: la storia piccola, la Storia grande, la memoria. La storia piccola é quella di una famiglia qualunque, anonima nella grande città con i problemi, le difficoltà, le liti, le gioie di tutti i giorni. La Storia grande è quella delle guerre, delle battaglie, degli episodi brutti, delle tragedie collettive. La memoria è la capacità di trasmettere le esperienze passate a chi viene dopo perché lutti e privazioni non debbano più ripetersi. Ozpetek intreccia questi argomenti con sensibilità, avvolgendo personaggi e luoghi con uno sguardo di compassione e di coraggio. La scelta di Giovanna a favore della famiglia, la volontà di Davide di andare ancora avanti sono detti con discrezione, senza enfasi ma con l'obiettivo di recuperare valori giusti e opportuni. La vicenda omosessuale di Davide é raccontata con il pudore della timidezza e con il rimpianto per quello che poteva essere e non è stato. Film delicato, trattenuto, sincero. Autentico e commovente Massimo Girotti/Davide nella sua ultima interpretazione. Dinamico nella narrazione e attraversato da non banali segnali di speranza e di equilibrio, il film, dal punto di vista pastorale, è da valutare come accettabile, e nell'insieme problematico. UTILIZZAZIONE: il film è da utilizzare in programmazione ordinaria, e da recuperare come aderente ritratto italiano all'inizio del terzo millennio.

Le altre valutazioni

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