LA FRONTERA **

Valutazione
Complesso, Discutibile, Dibattiti
Tematica
Politica-Società, Storia
Genere
Drammatico
Regia
Ricardo Larrain
Durata
90'
Anno di uscita
1993
Nazionalità
Cile
Titolo Originale
LA FRONTERA
Distribuzione
I.M.C.
Soggetto e Sceneggiatura
Ricardo Larrain, Jorge Goldemberg
Musiche
Jaime De Aguirre
Montaggio
Claudio Martinez

Sogg. e Scenegg.: Ricardo Larrain, Jorge Goldemberg - Fotogr.: (normale/a colori) Hector Rios - Mus.: Jaime De Aguirre - Montagg.: Claudio Martinez - Dur.: 90' - Produz.: Cine XXI

Interpreti e ruoli

Patricio Contreras (Ramiro Orellana), Gloria Laso (Maite), Alfonso Venegas (Delegato), Hector Moguera (Padre Patrizio), Aldo Bernales (Buzo), Sergio Schmied (Segretario), Patricio Bunster (Don Ignazio), Anibal Reyna, Sergio Hernandez, Elsa Poblete

Soggetto

durante la dittatura di Pinochet in Cile, un inoffensivo professore di matematica, Ramiro Orellana, viene improvvisamente arrestato e tradotto da Santiago al confino. Lo scortano due beffardi agenti della polizia politica, i quali alla sua ferma protesta di non aver commesso alcun crimine, oppongono un trattamento villanamente confidenziale, senza risparmio di epiteti e grossolane irrisioni. La destinazione è un'isola piovosa al largo della Patagonia, situata in una zona detta La Frontera e semi distrutta da un recente maremoto. Vi campano miseramente i pochi superstiti, inebetiti dal terrore che la calamità possa ripetersi. L'isola è praticamente irraggiungibile, perché l'approdo di un unico rudimentale traghetto, che dovrebbe assicurare un periodico collegamento col resto del paese, si trova a distanza, per cui passeggeri e merci vi possono arrivare solo percorrendo a guado l'ultimo tratto di mare. Unici punti d'incontro degli sfortunati isolani sono la chiesa e una squallida osteria, dove il professore è incuriosito da un tipo in assetto da sommozzatore, intento ad ammonire un ubriaco che ha poco prima intravvisto al traino del traghetto. Poi l'ubriaco muore e i pochi clienti si stringono intorno ai due: s'improvvisa una barella e lo si porta nella vicina chiesa, dove, tuttavia, il parroco è assente. Uniche autorità rimaste sono proprio il parroco, padre Patrizio, sempre in giro ad assistere gli sperduti paesani, e un rozzo e ignorante "delegato" di polizia che non riesce a distinguere "confinato" da "terrorista" e, da ottuso burocrate, è unicamente preoccupato di non trasgredire gli ordini. L'aiutante, meno primitivo e forse proclive a un trattamento meno disumano dell'insolito ospite, è continuamente messo in imbarazzo dall'inetto "superiore" e deve subirne le stravaganze. Costretto ad attendere all'aperto, sotto la pioggia, le decisioni del burbanzoso "delegato", il professore viene soccorso da Maite, una giovane donna energica e decisa, che gli fornisce un ombrello e gli consegna le chiavi della sacristìa, dove potrà pernottare. L'inizio del soggiorno obbligato del professore viene in tal modo a coincidere con la veglia funebre del sommozzatore all'amico deceduto e con le esequie, celebrate l'indomani da padre Patrizio, che lo costringe praticamente a fargli da sacrestano. Incombenza subito interrotta dall'aiutante del "delegato", che lo sollecita a recarsi a firmare, cosa che dovrà fare ogni giorno. Sistemato alla peggio su una branda, fra i quadri, le statue e le suppellettili della sacristìa, quando si ammala, il professore viene curato con erbe magiche da un'anziana chiromante. Durante la convalescenza incomincia a conoscere più da vicino alcuni degli strani tipi che compongono quella comunità di sopravvissuti: il giovane sommozzatore che gli confida lo scopo delle sue continue immersioni, l'utopistico proposito cioè di scoprire le origini del mare; padre Patrizio, disponibile e umano, ma ancorato a consuetudini ecclesiastiche autoritarie, superate; don Ignazio, l'anziano semi demente di origine spagnola, che Maite accudisce come padre, e che si reca tutti i giorni al molo, convinto di salpare su un inesistente piroscafo che lo riporterà in patria; e Maite stessa, di cui subisce il fascino. Colta, sensibile, ma enigmatica e sfuggente, ricupera foglio a foglio i libri della biblioteca sommersa; risulta immancabilmente a conoscenza di qualsiasi cosa accada nell'isola; scaccia le vacche dai ruderi di quella che era stata la sua casa, della quale continua a ornare di narcisi la foto di com'era. Caduto nel nulla il tentativo di un incontro al molo col figlio e l'ex moglie, il professore finirà col vivere con Maite un'appassionata parentesi amorosa, finché, annunciato da sinistre premonizioni, un secondo maremoto gli porterà via Maite, inutilmente accorsa per salvare il vecchio don Ignazio. Con loro scompaiono il sognante sommozzatore e altri ancora. I pochi scampati, che padre Patrizio si è sforzato di sospingere verso i

Valutazione Pastorale

primo lungometraggio di Ricardo Larrain, "La Frontera", narrativamente lineare, è però denso di simbolismi al punto da far pensare a un'intensa metafora, attraverso la quale leggere le drammatiche lacerazioni vissute dal Cile nella tormentata storia di anni recenti, e che probabilmente sanguinano ancora. Forse non del tutto esente da qualche menda, il film presenta di sicuro scenografie stupende, ritmo pacato e come meditativo, fotografia accorata e musica suggestiva, il tutto sorretto dalla recitazione intensa di Patricio Contreras (il professore Ramiro Orellana) e di Gloria Laso (Maite). Bravissimo anche Patricio Bunster nel rendere la dolente vecchiaia di don Ignazio, e Alfonso Venegas nell'interpretare la servile ottusità del "delegato". Lo spettatore attento intravvede nell'isola sommersa il Cile di questi ultimi decenni, sconvolto da un maremoto politico che ne ha praticamente cancellato un passato glorioso. Ben interpreta Maite l'emozione e lo strazio di chi vede riportati alla luce dall'ingenuo sommozzatore, col giocattolo del figlio perduto, i segni di una cultura e di una tradizione barbaramente sepolte. Di momenti altrettanto intensamente emotivi, senza mai cadere nel patetico, Ricardo Larrain riesce a disseminare l'intero film.

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