LA GUERRA DI MARIO

Valutazione
Discutibile, ambiguità
Tematica
Bambini, Educazione, Famiglia - genitori figli, Povertà-Emarginazione
Genere
Drammatico
Regia
Antonio Capuano
Durata
100'
Anno di uscita
2006
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
/////
Distribuzione
Medusa Film
Musiche
Pasquale Catalano
Montaggio
Giogiò Franchini

Orig.: Italia (2005) - Sogg. e scenegg.: Antonio Capuano - Fotogr.(Panoramica/a colori): Luca Bigazzi - Mus.: Pasquale Catalano - Montagg.: Giogiò Franchini - Dur.: 100' - Produz.: Domenico Procacci, Nicola Giuliano, Francesca Cima.

Interpreti e ruoli

Valeria Golino (Giulia), Marco Grieco (Mario), Andrea Renzi (Sandro), Anita Caprioli (Adriana Cutolo), Rosaria De Cicco (Nunzia), Antonio Pennarella (Guido), Valeria Sabel (Olga), Lucia Ragni ( madre di Giulia), Imma Villa (giudice), Nunzio Gallo (Mirella), Emanuele Annunziata . ( tutrice di Mario), (nonno), (Luciano)

Soggetto

A Napoli il piccolo Mario, nove anni, viene sottratto dal Tribunale dei Minori alla famiglia naturale e affidato a Giulia e Sandro, coppia di quarantenni non sposati, benestanti e intenzionati a provare l'esperienza dell'affido. Per Mario il passaggio dall'ambiente degradato dell'infanzia fatto di violenze e crimini a quello in apparenza pulito e ordinato della nuova casa risulta subito traumatico. Giulia é però piena di entusiasmo e si mostra pronta a soddisfare qualunque richiesta o capriccio del piccolo. Il richiamo degli amichetti di una volta induce Mario a frequenti assenze non preventivate. Dopo qualche periodo, Sandro capisce di non essere preparato ad affrontare un compito troppo difficile e lascia la casa per andare dai genitori. Giulia prova a proseguire da sola. Quando capisce di essere a sua volta incinta, confida alla mamma di non sentirsi preparata ad evere un figlio. A Sandro non lo dice, e continua a dedicarsi a Mario.Ma a questo punto interviene di nuovo il Tribunale. Mario viene sottratto a Giulia e affidato ad una nuova famiglia. Giulia lascia il tribunale in solitudine.

Valutazione Pastorale

Nelle 'note di regia' Antonio Capuano dice: "Ho cercato un film frugale, disadorno ma, nello stesso tempo, volevo che questi caratteri non diventassero cifra e stile. Niente belle inquadrature, quindi. Niente 'bella fotografia'. Niente carrelli. Nessun virtuosismo di ripresa. Fondamentale é 'cosa' ho inquadrato, non 'come'". Si può partire da qui, perché il 'cosa' in effetti é importantissimo. Si parla di bambini che non nascono difficili ma possono diventarlo quando sono inseriti in contesti familiari disgregati dove i genitori trasmettono ai figli disvalori dai quali poi diventa ostico liberarsi. Nessuno é cattivo, nessuno é da respingere, e Mario é un bambino intelligente cpme gli altri. Per oltre la metà del racconto, il 'cosa' del regista mette avanti forti motivazioni, costringe a confrontarsi con ciò che si vede. Nell'ultima parte Capuano diventa schematico (Giulia incapace e sconfitta da una parte; il bambino che non migliora dall'altra), affiora un certo didascalismo, il tono si fa un po' saccente, un po' rassegnato al peggio, all'imposibilità di qualche miglioramento. Nel tenere però il film vitale e ispido, il 'come' ha la sua importanza. La regia é asciutta, diretta, cromaticamente ben composta, aggressiva sulle banalità del quotidiano. Il film dunque procede a corrente alternata e, dal punto di vista pastorale, é da valutare come discutibile, e segnato da qualche ambiguità. UTILIZZAZIONE: il film é da utilizzare in programmazione ordinaria e da proporre in successive circostanze per affrontare il tema centrale dell'affido dei bambini. Qualche attenzione é da tenere per i più piccoli in vista di passaggi televisivi o di uso di VHS e DVD.

Le altre valutazioni

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