LA LOCANDA DELLA FELICITA’

Valutazione
Accettabile, poetico***
Tematica
Amicizia, Avidità, Denaro, Handicap, Psicologia
Genere
Commedia
Regia
Zhang Yimou
Durata
106'
Anno di uscita
2002
Nazionalità
Cina
Titolo Originale
Happy times
Distribuzione
20th Century Fox Italia
Soggetto e Sceneggiatura
Gui Zi tratto da un racconto di Mo Yan
Musiche
San Bao
Montaggio
Zhai Ru

Orig.: Cina (2001) - Sogg.: tratto da un racconto di Mo Yan - Scenegg.: Gui Zi - Fotogr.(Panoramica/a colori): Hou Yong - Mus.: San Bao - Montagg.: Zhai Ru - Dur.: 106' - Produz.: Zhao Yu.

Interpreti e ruoli

Zhao Benshan (Zhao), Dong Jie (Wu Ying), Dong Lihua (la matrigna), Fu Biao (Fu), Li Xuejian (Li), Niu Ben (Niu)

Soggetto

Nullafacente e desideroso di trovare moglie, il cinquantenne Zhao crede di averla individuata in una donna molto decisa, che ha già un figlio (un ragazzino grasso) e una figliastra (Wu, una ragazza cieca). Per accettare il matrimonio, la donna pretende la somma di 50mila yuen. Zhao dice di averli, e subito si mette in giro per raccogliere la somma. Nessuno degli amici é in grado di aiutarlo, ma uno gli consiglia di rimettere in piedi un vecchio autobus inutilizzato e di affittarlo a coppie in cerca di intimità. La cosa sembra andare bene, e a Wu, Zhao fa credere di essere propritario di un albergo. Quando l'autobus viene sequestrato, la donna gli dice che non ha più intenzione di sposarsi, e inoltre gli affida Wu, che lei non può più mantenere. Zhao allora dice a Wu che può continuare a lavorare nel suo albergo, dove gli amici di lui si prestano per finta a farsi fare dei massaggi, pagando finchè possono. Anche questa finzione finisce. Per curare la cecità, Wu ha bisogno di 180mila yuan. Incapace di trovare soluzioni, Zhao é investito da un camion e finisce all'ospedale in rianimazione. A casa gli amici ascoltano la registrazione del messaggio che Wu ha voluto lasciare a lui: aveva capito tutto ma la prova d'affetto dimostrata le servirà per andare avanti nella vita e, forse, guarire.

Valutazione Pastorale

Negli ultimi tempi Zhang Yimou, consapevole della propria bravura e soprattutto del credito acquisito presso il pubblico e la critica occidentali, si è adagiato su titoli non sempre riuscitissimi, talvolta ripetendo in parte racconti precedenti. Possiede tuttavia un'ispirazione che gli permette di costruire quasi sul niente operine ispirate e commoventi, fatte di piccoli tocchi, di avvenimenti minimi, di sentimenti insieme piccoli e universali. L'incontro tra due 'bisognosi' (lo stordito adulto e la ragazzina cieca) avviene e va avanti all'insegna di un reciproco arricchimento mai detto e mai esplicitato, concretizzato da gesti che restano nascosti, da parole dette sottotono. L'uomo come 'padre', la ragazza come 'figlia': la fotografia di una famiglia per caso in una Cina nel pieno dell'esplosione demografica, uno spicchio di Cina candido e delicato, un mondo che si muove tra realtà e finzione, dove si è costretti a non vedere o a far finta di essere ciechi. Un sonetto di delicatissima semplicità, un desiderio infantile di amore e di carità, una favola che è anche bugia e falsità. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come accettabile, e senz'altro poetico. UTILIZZAZIONE: il film é da utilizzare in programmazione ordinaria, e da recuperare come ulteriore, piccola finestra aperta sull'immenso continente "Cina".

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