LA NONA PORTA

Valutazione
Futile, crudezze
Tematica
Letteratura, Male, Movimenti e sette
Genere
Fanta-Thriller
Regia
Roman Polanski
Durata
135'
Anno di uscita
1999
Nazionalità
Francia, Spagna
Titolo Originale
The ninth gate
Distribuzione
Cecchi Gori Distribuzione
Soggetto e Sceneggiatura
John Brownjohn, Enrique Urbizu, Roman Polanski tratto dal romanzo "Il club Dumas" di Arturo Perez
Musiche
Wojciech Kilar
Montaggio
Hervé de Luze

Orig.: Francia/Spagna (1999) - Sogg.: tratto dal romanzo "Il club Dumas" di Arturo Perez-Reverte - Scenegg.: John Brownjohn, Enrique Urbizu, Roman Polanski - Fotogr.(Scope/a colori): Darius Khondji - Mus.: Wojciech Kilar - Montagg.: Hervé de Luze - Dur.: 135' - Produz.: Roman Polanski, Antonio Cardenal, Inaki Nunez, Alain Vanier.

Interpreti e ruoli

Johnny Deep (Dean Corso), Frank Langella (Boris Balkan), Lena Olin (Liana Talfer), Emmanuelle Seigner (la ragazza), James Russo (Bernie), Jack Taylor (Victor Fargas), Willy Holt (Telfer), Barbara Jefford (baronessa Kessler), José Lopez Rodero . (Pablo e Pedro Ceniza)

Soggetto

Dean Corso, di professione esperto di libri rari, viene convocato da Boris Balkan, ricco collezionista. Costui gli mostra la copia di un libro del 1666 "Le nove porte del regno delle tenebre"; aggiunge che vorrebbe essere sicuro della autenticità del volume. Ne esistono infatti altre due copie e una delle tre potrebbe essere falsa. Balkan aveva acquistato la sua dal collezionista Telfer, impiccatosi dopo avergliela venduta. Liana, la vedova, dice a Corso di non sapere niente, più tardi invece insiste per riavere il volume e allora lo assale e lo lascia stordito. Dopo aver trovato morto un amico libraio al quale aveva affidato la copia, Corso parte per L'Europa. In Spagna si incontra con i fratelli Ceniza, dai quali apprende che tre delle nove incisioni contenute nel libro non portano la sigla prevista "AT" ma "LCF", ossia Lucifero. Vede poi Fargas, proprietario della seconda copia, che gli permette di fare un confronto ma la mattina dopo viene trovato morto nella fontana davanti casa. Corso arriva poi a Parigi e va alla Fondazione Kessler. Qui la baronessa, che ha la terza copia, gli spiega i poteri magici del libro inseguito anche dagli adepti di una setta, l'Ordine del Serpente d'argento. Corso a sua volta le spiega il mistero delle nove figure, ma poi qualcuno si impossessa anche di questa copia, dopo aver eliminato la baronessa. In albergo, Corso si accorge che anche la prima copia é sparita. Balkan è in possesso di tutte le nove figure. Grazie ad una cartolina, Corso raggiunge un castello di campagna, proprio quando Balkan sta celebrando una cerimonia di autoconsacrazione a Satana. La cerimonia non riesce, Balkan ne rimane vittima. Una misteriosa ragazza che aveva sempre affiancato Corso nei suoi viaggi in Europa lo aiuta ad individuare l'incisione falsa e a trovare quella vera. Corso arriva di fronte alla luce abbagliante della nona porta.

Valutazione Pastorale

Sarebbe ingeneroso trattare Roman Polanski come l'ultimo arrivato, o un ingenuo qualunque o uno buono a lavorare su qualunque soggetto. Conoscendolo tutti come regista solido, esperto, preparato, viene voglia di attribuire una motivazione precisa ad ogni suo film: come dire, se ha scelto il tal romanzo, se ha costruito queste atmosfere, se ha organizzato la sceneggiatura secondo le cadenze di un thriller fantastico, qualche motivo ci deve pur essere. Il 'solito' dilemma dello scontro tra bene e male? Il fascino maligno della letteratura, delle combinazioni tra i numeri, la presenza del diavolo (donna) come ispiratore misterioso delle nostre azioni? Si potrebbe proseguire su questa falsariga, elencando tutto il repertorio che accompagna le storie ispirate alla presenza nella società della magia, delle sette, dei corsi e ricorsi, del ripetersi delle maledizioni. Il fatto è che di tutto questo c'è poca traccia. O meglio non c'è in forme convincenti. Impeccabile sul piano professionale, il film però si riduce a puro (anche se alto) mestiere. La trama é contorta, inutilmente aggrovigliata, e, dopo oltre due ore, arriva col fiato cortissimo ad una conclusione posticcia e quasi pacchiana, alla quale si stenta a dare un minimo di credibilità. Per tutto questo, dal punto di vista pastorale, si ritiene che i temi proposti (di per sé importanti) non assumano mai autentica sostanza e che il film rimanga a livello del futile, con attenzione per le crudezze presenti in molti passaggi. UTILIZZAZIONE: nell'ottica di un film di 'genere', il film può essere utilizzato in programmazione ordinaria, con attenzione per la presenza dei minori, e proposto in altre occasioni ad appassionati di questo tipo di storie sul 'mistery'.

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