LA TRASGRESSIONE

Valutazione
Inaccettabile, Malsano
Tematica
Genere
Drammatico
Regia
Fabrizio Rampelli
Durata
94'
Anno di uscita
1988
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
LA TRASGRESSIONE
Distribuzione
Film International Company
Soggetto e Sceneggiatura
Pierfrancesco Campanella
Musiche
Gianni Marchetti
Montaggio
Luigi Gorini

Sogg. e Scenegg.: Pierfrancesco Campanella - Fotogr.: (panoramica/a colori) Carlo Poletti - Mus.: Gianni Marchetti - Montagg.: Luigi Gorini - Dur.: 94' - Prod. Freeway Production - Vietato ai minori degli anni diciotto

Soggetto

Angelo, uno studente universitario complessato, dedito alla droga e turbato da fissazioni di morte, si vede respingere la tesi di laurea dall'acida docente che l'ha seguito nel lavoro. Contrariato, si inietta una dose abbondante di "roba" ed è subito preda di pesanti allucinazioni, insistentemente intrecciate di erotismo e di morte, attraverso le quali scatena i suoi latenti istinti di morbosità e distruzione. Le vittime di questa furia perversa di maniaco hanno via via le sembianze dell'odiata professoressa che gli ha respinto la tesi di laurea, della madre che lo esaspera con i suoi continui richiami a comportarsi bene, della sua ragazza e persino di un nipotino di pochi mesi, sadicamente punzecchiato a colpi di spillo nella sua culla, nel vaneggiare malsano della mente sconvolta dalla droga. Il tutto punteggiato da lunghe scene erotiche, spiate dal protagonista nei suoi vaneggiamenti, ora attraverso il buco della chiave, ora in modi analoghi e spesso accompagnato da ciniche sparate verbali.

Valutazione Pastorale

qualche velleità di parodiare frasi convenzionali che capita di ascoltare ai funerali, e di beffare qualche trita espressione di perbenismo, nelle quali si riassume la morale di certa società in disfacimento è tutto il costrutto che è dato cogliere da questo film maniacale, che vorrebbe presentare le cause e le conseguenze esistenziali di una personalità contorta in preda alla droga, non riuscendo mai peraltro a nascondere un certo perverso compiacimento. Sgrammaticato il linguaggio cinematografico, in cui l'irrazionale immaginario si confonde continuamente con quello che vorrebbe essere il vissuto reale del protagonsita.

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